Lettere al direttore
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Il peso delle parole. Non chiamateli uliveti sociali

Il peso delle parole. Non chiamateli uliveti sociali

SAN FELICE DEL BENACO – Lettera a Gardapost di Simone Zuin, consigliere della civica “Idee In Comune” di San Felice. Il tema sono gli “uliveti sociali” messi a bando dal Comune. Ma sono davvero “sociali”?

“Viviamo in un’epoca – scrive Zuin – in cui chiunque può appropriarsi di una parola, utilizzarla e deformarla fino a modificarne completamente il significato originario. Interessi più o meno legittimi spingono all’uso di parole che abbiano un certo appeal verso il pubblico e grazie al marketing e alle tecniche comunicative si usano, si sfruttano e si plasmano per farle diventare una foglia di fico utile a rendere appetibili prodotti spesso poco attraenti.

È stato così ad esempio per la parola “green”. Inizialmente sinonimo di rispetto dell’ambiente e oggi prefisso quasi onnipresente anche per prodotti e iniziative che sovente hanno poco a che fare con la tutela del pianeta, a partire dal sistema produttivo.
Lo stesso sta avvenendo per altre parole e mi vengono in mente ad esempio “eco”, “bio”, ma anche concetti più complessi come “sviluppo sostenibile”, “riconversione ecologica” ed “ecologia circolare”.

La cosa che più dispiace è vedere come la politica usi e distorca il significato delle parole, così come è successo, ad esempio, per gli “uliveti sociali” a San Felice del Benaco, di cui ha parlato anche la sua testata.

Sia chiaro, non è mia intenzione polemizzare con l’amministrazione per questa iniziativa, ma vorrei provare ad avviare una seria riflessione sull’uso improprio e fuorviante delle parole a cui spesso dobbiamo assistere.

Gli “uliveti sociali” sono altra cosa rispetto a quanto voluto dal Sindaco Paolo Rosa. Ciò che il Comune di San Felice ha messo in campo è la semplice cessione gratuita e temporanea di un bene pubblico. E non sono di certo 19 ulivi, su 453, che (forse) saranno utilizzati dalle scuole ad autorizzare l’uso dell’aggettivo “sociale” per questa iniziativa.

Istituire un “uliveto sociale” (e io aggiungerei il termine “diffuso”) significa incentivarne l’assegnazione a quelle figure che più stanno soffrendo la crisi, come gli esodati e i disoccupati, ma anche a figure diverse con una grande valenza sociale come studenti e pensionati.

Significa attuare politiche con cui sia possibile rimescolare esperienze diverse, permettendo di creare luoghi di socialità e comunità, ma anche, così com’era previsto nel programma elettorale del gruppo politico di cui faccio parte, promuovere forme cooperative per la gestione, promuovendo quindi occasioni di lavoro. Ma andrebbe anche ricordata l’esperienza di alcuni comuni che producono direttamente “l’olio del Sindaco”, reinvestendo il ricavato nel sociale e nel territorio.

Bisogna aver cura delle parole, specialmente quando si fa politica. Bisogna averne cura, proteggerle e rispettarle, perché altrimenti – conclude la lettera di Zuin – si fa solo una grande confusione, spesso a discapito dei cittadini”.

Il Consigliere della Lista Civica “Idee In Comune”
Simone Zuin

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Scritto da: redazione GardaPost