Relitto sulla condotta fognaria, allarme rientrato

GARDONE RIVIERA – Rientra l’allarme ambientale. La Prefettura ha chiuso il centro di coordinamento delle operazioni. E’ bastato rimuovere le catene che vincolavano la tubazione.

Ecco, di seguito, il comunicato diffuso dal Nucleo nautico e subacqueo dei Volontari del Garda, che di fatto ha risolto la situazione che teneva col fiato sospesa il lago di Garda da due settimane.

«Grazie ad un intenso lavoro di squadra la minaccia di una rottura della tubazione sublacuale di Garda Uno a Gardone Riviera si può dire ragionevolmente superata. Non è stato facile dare il nostro contributo. La paura di molti di prendersi la propria parte di responsabilità per evitare un vero e proprio disastro ambientale ci ha condizionato parecchio. Quello che ci ha fatto andare a fondo della questione è stato il pensiero che fosse più giusto sporcarsi le mani per dare un aiuto piuttosto che rimanerne comodamente fuori e lasciare che qualcun altro ci pensasse.
Grazie ad alcune intuizioni di Sergio (l’ingegnere incaricato dalla ditta che aveva perso la bettolina) e del nostro Mauro (Fusato, ndr), poi messe in atto dal bravissimo sub Stefano dell’Athos Diving, si è riusciti a capire che il mortale pericolo di rottura della tubazione derivante dai calcoli fortunatamente sbagliatissimi poteva essere del tutto inesistente. E’ bastato saper vedere nei rilievi e filmati subacquei quello che era giusto vedere per giungere alla soluzione.

Infatti liberato il tubo da alcuni vincoli di pochissimo conto posti a qualche decina di metri dalla bettolina il tubo è semplicemente caduto ai piedi della stessa, spostandosi a valle di qualche metro. Il che ha confermato quello che il ragionamento ci aveva fatto dedurre, ovvero che il tubo non era in tensione ma solo “appoggiato” e che poteva essere liberato con qualche minuto di immersione. Certe volte l’esperienza ed una dose di testardaggine possono aver ragione di dottissimi e complicati calcoli e formule matematiche con nomi altisonanti. Il Garda ringrazia».

Nell’immagine sopra: il tubo a terra a valle della bettolina ed alcuni dei vincoli rimossi per liberare il tubo.

La prua della bettolina che premeva contro la condotta fognaria (foto di Francesco Chiaf).

Luca Turrini, responsabile del nucleo sommozzatori dei Volontari del Garda spiega nel dettaglio cosa è successo: «Affonda una bettolina (una chiatta carica di pietrame) che pesa circa 50 tonnellate e finisce su un tubo che trasporta ogni giorno circa 4mila metricubi di reflui fognari e che non può essere fermato.

Allarme ambientale: se il tubo cede sotto il peso della bettolina il Garda meridionale rimane non balneabile per tutta la prossima estate e forse oltre dato che riceverebbe direttamente nel Golfo di Salò qualche tonnellata di fognatura al giorno per almeno due mesi. I turisti fanno ciao ciao e vanno a Jesolo per i prossimi dieci anni.

Viene interpellato uno degli ingegneri che ha partecipato al recupero della Concordia che dice che secondo i suoi calcoli il tubo è al collasso, che sta spingendo per almeno 26 tonnellate contro lo scafo e che il mondo così come lo conosciamo potrebbe cambiare per sempre. La Prefettura convoca un comitato di crisi con le maggiori cariche istituzionali della provincia per risolvere il problema, ma lascia comunque tutta la responsabilità delle scelte e delle operazioni da svolgere sulle spalle della ditta che aveva in uso la bettolina.

La ditta incarica un suo ingegnere ed il Comune di Gardone ci chiama come esperti di problemi subacquei al tavolo tecnico. Dopo qualche giorno, quando riusciamo ad avere filmati e disegni della situazione prima e dopo l’incidente, Fusato capisce che il tubo non sta premendo contro lo scafo ma che è solo appoggiato a questo per causa di alcune catene e cordini che ha trascinato durante la sua discesa. Basterà rimuoverli per dimostrare che il pericolo di apocalisse è scongiurato.

L’ingegnere della Concordia però insiste che non è così, che il tubo sta cedendo e che le nostre teorie non possono andare contro i suoi calcoli. Il Comitato Coordinamento Soccorsi comandato dal Prefetto dice che però un tentativo di liberare il tubo da questi cordini lo possiamo anche fare, al massimo non succede nulla. Il giorno dopo scendiamo con i nostri sub per ispezionare il tubo ma ci viene detto che come Protezione Civile non possiamo intervenire, che tutto spetta alla ditta della bettolina.

Allora la ditta chiama diversi sub professionisti, ma nessuno si vuole prendere la responsabilità di toccare il tubo, tranne Stefano della Athos Diving che il giorno dopo è li con noi a fare il tentativo. Taglia i cordini e libera dalle catene il tubo che, ignorante com’è, non capisce che dovrebbe essere teso come un enorme elastico da 26 tonnellate di spinta e cade semplicemente sul fondo mentre la bettolina (anche lei ignara del fatto che dovrebbe spingere qualche migliaio di chili verso valle) rimane nella sua posizione e non si sposta di un millimetro.

A questo punto tutti capiscono che avevamo ragione noi, che non c’era alcun pericolo di catastrofe e che da adesso si può prendere il problema con un filino più di tranquillità e far tornare i turisti sul Garda».

Il primo tentativo di recupero del relitto.

Pubblichiamo anche una nota diffusa sabato dai tecnici della ditta proprietaria della bettolina affondata.

«Da ieri (venerdì 8) alle 12:00 il Garda non è più in pericolo grazie all’intervento dei tecnici incaricati dalla ditta che gestiva la bettolina affondata. Con la cooperazione dei Volontari del Garda, dei sommozzatori OTS della Athos e dell’ingegnere che, venuto appositamente da Malta, ha fin qui gestito l’emergenza per conto della ditta edile, l’emergenza è stata risolta con una sola immersione mirata, durata appena 20 minuti. Il sommozzatore della Athos, dopo un lungo briefing con i tecnici,  ha reciso alcuni vincoli che mantenevano la tubazione appoggiata sulla prua della bettolina, consentendo alla condotta di distendersi dolcemente sul fondo marino e dimostrando che non vi era nessuna pressione tra la condotta e l’imbarcazione.

Solo oggi (sabato 9), durante l’ennesima assemblea del CCS nominato dal Prefetto di Brescia, la notizia è stata ufficializzata alla presenza di tutti gli enti intervenuti e dei rappresentanti di Garda Uno. La ditta di Palermo, che nei giorni scorsi si è più volte trovata in disaccordo con i ben più titolati tecnici a supporto di Garda Uno, alla fine è riuscita a mettere in pratica il giusto intervento, rimuovendo le cime ed alcune catene che vincolavano la tubazione sublacuale. L’ingegnere Sergio Ferrante ed i Volontari del Garda ci avevano visto giusto quando solo pochi giorni fa, nel corso della scorsa riunione del CCS, avevano proposto di mettere in pratica la soluzione attuata ieri!

Ed infatti, come previsto dal loro ingegnere, non appena sono stati rimossi tali vincoli di modesta entità, la tubazione si è rilassata adagiandosi sul fondale ed allontanandosi definitivamente dalla prua della bettolina. Dunque la “bomba” ecologica è stata disinnescata proprio tagliando il giusto “filo”, in un vero e proprio colpo di scena!

Tra i commenti degli intervenuti alla riunione odierna e gli applausi spontanei di tutta la commissione, la situazione è adesso ufficialmente tornata alla normalità, benché il mezzo affondato dovrà essere comunque rimosso. Va registrato che durante la riunione del CCS, Garda Uno non ha voluto esprimere alcun parere tecnico, probabilmente condizionata dall’assenza del proprio altisonante tecnico di fiducia, che, malgrado fosse a conoscenza dell’esistenza dei vincoli oggi rimossi, non aveva nascosto le proprie perplessità sulle attività proposte dalla ditta palermitana. Oltre alla principale notizia del giorno, si apprende che i danni alla condotta potrebbero essere addirittura minimi. A tal proposito Garda Uno ha comunicato che intenderà effettuare ulteriori e più approfondite indagini, impegnandosi a verificare la più economica e celere attività di riparazione della condotta».

Nella foto, i bidoni a cui erano fissati i cordini e le catene, poi recisi, che di fatto tenevano la condotta contro la chiatta.

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