Segantini e Arco: una giornata di studio

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ARCO – Dopo la recente riapertura della galleria civica «Segantini», il progetto «Segantini e Arco» propone sabato 18 aprile una giornata di studio dedicata alla fortuna critica di Segantini nei Paesi di lingua tedesca.

Relazionano studiosi e ricercatori del settore. Nel corso del convegno sarà presentata la traduzione italiana del volume di Franz Servaes «Giovanni Segantini. Sein Leben und sein Werk» (una è disponibile nella biblioteca civica «Emmert» di Arco). L’iniziativa è strutturata in due parti: nella sessione del mattino (dalle 10 alle 12) le brevi esposizioni aperte liberamente al pubblico e agli studenti; in quella del pomeriggio (dalle 12 alle 13.30) la condivisione a porte chiuse da parte dei relatori di alcuni approfondimenti, intesi come spunti di ricerca. Dalle 9.30 alle 10 l’arrivo dei partecipanti, l’apertura dei lavori e il benvenuto, presente Gioconda Segantini, nipote di Giovanni. In collaborazione con il MART, il Museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto.

Dalle 10 alle 10.15 Alessandra Tiddia, curatrice del progetto «Segantini e Arco» per il MART, parla di «Arco come luogo segantiniano»; dalle 10.15 10.30 Andrea Pinotti, docente di Estetica all’Università degli Studi di Milano, su «Servaes, Segantini e il “taglio del quadro”»; dalle 10.30 alle 10.45 Alexander Klee, curatore delle collezioni del XIX-XX secolo alla Galerie Belvedere di Vienna, tratta di «Segantini e la Secessione viennese»; dalle 10.45 alle 11 Maria Flora Giubilei, direttrice dei Civici Musei di Nervi (Galleria d’Arte Moderna, Raccolte Frugone e Museo Luxoro del Comune di Genova) propone le sue riflessioni su «Tre opere di Segantini per due imprenditori liguri: storie di collezionisti e di mercanti alle Raccolte Frugone di Genova»; dalle 11 alle 11.15 Giovanna Ginex, storica dell’arte, curatrice indipendente e saggista, propone un intervento dal titolo «La scultura di suggestione segantiniana». Dalle 11.15 alle 11.30 la pausa per il caffè, dalle 11.30 alle 11.45 lo storico dell’arte Alessandro Botta parla di «Intorno a Segantini illustratore»; dalle 11.45 alle 12 Francesca Benini, storica dell’arte e curatrice del museo Mecrì di Minusio, tratta di «Segantini, Illica e i quadri del “Nirvana”».

Franz Servaes: «Giovanni Segantini. La sua vita e le sue opere», traduzione di Andrea Pinotti, a cura di Alessandra Tiddia, ed. MAG e MART, 2015

«Il volume di Franz Servaes, oggi tradotto per la prima volta in italiano, è sicuramente l’edizione più prestigiosa fra le varie monografie di Segantini. Quando apparve, a Vienna, nel 1902, fu definito come uno degli apici conquistati dall’editoria artistica di quegli anni, sia dal punto di vista tecnico che dei contenuti. Il libro era stato commissionato a Franz Servaes dall’Imperial Regio Ministero per il Culto e l’Istruzione, in seguito alla formazione di uno specifico comitato voluto dallo stesso Ministero al fine di celebrare uno dei figli più geniali della terra austriaca, dopo il grande successo dei quadri del maestro alla mostra della Secessione viennese del 1901. Il testo di Franz Servaes si apre e si chiude con l’immagine di Arco, località che l’autore conosceva bene per averla visitata in più occasioni, come molti dei cittadini dell’Impero asburgico fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento che ad Arco si rinfrancavano grazie alla salubrità dell’aria e al clima mite. L’incipit quasi manzoniano rivela da subito, oltre ad un’affezione particolare verso questo luogo descritto da un’estrema dovizia di particolari, il metodo di lavoro di Servaes condotto attraverso le perlustrazioni personali dei luoghi segantiniani, Arco come Pusiano, come Savognino, come Maloja. Visitare e conoscere di persona i luoghi vissuti da Segantini raccogliendo informazioni visive, interviste e materiale documentario è il metodo di ricerca che consente a Servaes di articolare successivamente la sua scrittura su tre livelli: sullo sfondo del racconto sta la vicenda biografica di Segantini, documentata dalle varie fonti interrogate da Servaes (da Bice Bugatti alla bibliografia precedente), spesso narrata in prima persona dallo stesso artista attraverso dei brani tratti dalla Autobiografia, nota dalle pagine de “Il Focolare” o attraverso le parole che la scrittrice Neera aveva pubblicato su “Emporium”. Su questa trama si innestano i pensieri di Segantini a proposito dell’arte e della pittura dichiarati nei suoi scritti o nelle lettere a Vittore Grubicy, a Domenico Tumiati, a Ugo Ojetti che offrono a Servaes lo spunto per commentare le opere segantiniane. Lo scritto di Servaes comprende un testo biografico e critico che si dipana attraverso quattordici capitoli, per concludersi con una rassegna bibliografica, commentata in ogni sua singola voce e un catalogo delle opere, che l’autore spera possa “approssimarsi alla completezza e risultare affidabile nelle precisazioni cronologiche” anche se egli è consapevole che “un regesto delle opere di Segantini che sia completo e pienamente affidabile sotto il profilo cronologico risulta impossibile”. Raramente Segantini datava le opere e la monografia di Servaes costituisce il primo tentativo di sistematizzazione cronologica della produzione segantiniana.»

(Estratto dal testo critico introduttivo «Vienna, la Secessione e Segantini. Un libro viennese per un artista europeo» di Alessandra Tiddia).

Segantini natura morta
“Natura morta con cacciagione” di Giovanni Segantini (1880-1881).

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