Fuori dall’ombra, gli studenti fanno luce sulle artiste “dimenticate”
SALO’ – Al liceo Fermi (e a Roma) fino al 20 marzo possiamo visitare la mostra “Fuori dall’ombra”, progetto teso a colmare il gender gap che affligge anche il sistema dell’arte.
“Fuori dall’ombra”, un progetto di Artivismo del Liceo “Enrico Fermi” di Salò, sarà esposto a Roma, nel Corridoio degli Atti Parlamentari di Palazzo San Macuto, sede delle Commissioni Parlamentari d’Inchiesta, come esempio di progetto scolastico contro la discriminazione di genere.
a Roma e Salò due mostre in contemporanea
La mostra è stata inaugurata venerdì 7 marzo alle 14, nell’ambito delle celebrazioni per la Giornata Internazionale per i Diritti delle Donne, e resterà aperta al pubblico dell’Urbe fino al 20 marzo 2025.
Una mostra gemella è stata inaugurata sabato 8 anche a Salò, negli spazi del liceo Fermi, presenti l’Assessore Regionale Simona Tironi, il Consigliere Provinciale Agostino Damiolini, il Sindaco di Salò Francesco Cagnini, l’Assessore alle Pari Opportunità del Comune di Salò Marcella Merigo. Anche qui l’esposizione sarà accessibile da tutti fino al 20 marzo.
Due mostre in contemporanea per “tirare fuori dall’ombra” le straordinarie figure delle artiste che hanno contribuito alla storia dell’arte nonostante le grandi limitazioni imposte loro dalla società.
L’inaugurazione a Roma è stata presieduta dall’onorevole Martina Semenzato, Presidente della Commissione Parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, e ha visto la partecipazione del vicepresidente della Camera dei Deputati Giorgio Mulè, del Prof. Marco Tarolli, Dirigente Scolastico del Fermi, della Prof.ssa Silvia Carminati e di una delegazione di ragazze e ragazzi.

Fuori dall’ombra: il progetto
Il primo progetto è stato realizzato per l’8 marzo 2023 dagli studenti del Liceo. L’idea è nata in seguito a una riflessione svolta negli anni dalla prof.ssa Silvia Carminati con i suoi studenti in merito al fatto che la presenza delle artiste sui testi di storia dell’arte è assolutamente irrilevante se non nulla.
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Selezionate per te da Garda OutdoorsEppure, la storia dell’arte è ricca di figure femminili importanti e interessanti, che hanno lottato per poter essere artiste, battendosi contro pregiudizi e limitazioni notevoli, e che hanno prodotto capolavori stimati e apprezzati da colleghi del calibro di Caravaggio, Vasari, van Dyck, Monet (per non citarne che alcuni), e ricercati dai più influenti mecenati, quali papi, imperatori, collezionisti.

Nonostante a partire dagli anni Settanta del Novecento alcune storiche dell’arte abbiano cominciato il complesso lavoro di recupero (biografico e artistico), e nonostante alcuni musei abbiano dedicato e stiano dedicando delle mostre (pochissime!) ad artiste del passato e del presente, ancora oggi sui testi scolastici di storia dell’arte i nomi delle donne si contano sulle dita di una mano e le pubblicazioni scientifiche sul tema sono ancora difficili da reperire.
Del resto, le opere d’arte delle artiste esposte nei musei rappresentano solo il 3% del totale delle opere esposte, ma molte di esse si trovano nei depositi…

Stereotipi e damnatio memoriae
Questa tendenza è il retaggio dell’atteggiamento di fine Ottocento-inizio Novecento che ha decretato, nella stesura dei primi veri testi di storia dell’arte, l’esclusione sistematica delle donne artiste: infatti, fino al XIX secolo negli scritti vittoriani sono ricordate moltissime artiste (centinaia!) e venivano dati alle stampe testi specifici sulle donne, come Women Artists in All Ages and Countries (1859) di Elisabeth Ellet o Women Artists in Europe and America (1903), Women in the fine arts, from the Seventh Century B.C. to the Twentieth Century A.D. (1904) e Women in the Fine Arts (1906) di Clara Clements.
La damnatio memoriae delle donne si deve alla costruzione di alcuni stereotipi, quali ad esempio: il concetto di genio = uomo (inteso come maschio) ribelle e incompreso, la convinzione che esistano arti maschili (pittura, scultura, architettura) e arti femminili (ritenute minori, come il ricamo o la miniatura ad esempio), la distinzione dei generi artistici con l’idea che le donne che dipingono lo facciano solo per diletto, a livello amatoriale, e a loro siano riservati soltanto i generi del ritratto e della natura morta, cioè i generi da cavalletto (non certo i cicli di affreschi che sono pubblici e portano all’artista molta visibilità, fama e soldi).
Non solo, nell’Ottocento l’accesso delle donne nelle Accademie è sempre più precluso, negando di fatto la formazione delle artiste, e, come se non bastasse, scende in campo la Medicina classificando patologie (isterismo, agorafobia, nevrastenia) dovute all’emancipazione o al tentativo di emancipazione femminile. Essere artiste è dunque ‘pericoloso’ e una vera e propria catastrofe per le famiglie.
Tali tendenze si sono radicate profondamente fin oltre la metà del secolo scorso portando all’attuale situazione.

557 locandine grafiche
Oggi sappiamo che le donne nell’arte non sono state solo muse, al contrario sono state e sono grandi artiste deliberatamente tenute nell’ombra: l’esiguità del numero di donne sulla scena artistica internazionale, anche in una prospettiva storica, non è dovuta alla grandezza o meno delle artiste, ma riguarda in modo molto più ampio la storia sociale delle donne, che venivano costantemente rimosse dalle attività intellettuali ed artistiche.
Oggi abbiamo il compito di chiederci se le artiste contemporanee saranno ricordate come i loro colleghi o se, in qualche modo, ancora oggi si stia creando disparità sulla produzione della memoria.
Il progetto “Fuori dall’ombra” intende riportare alla luce alcune artiste, intende cioè restituire loro quel ‘diritto alla memoria’ che è stato negato e vuole stimolare una riflessione sulla discriminazione di genere: per questo motivo gli studenti hanno adottato simbolicamente alcune artiste e si sono presi la responsabilità di farle conoscere attraverso la realizzazione di locandine grafiche.
Sono 557 le locandine realizzate in due anni, dedicata alle donne dimenticate dell’arte, da Christine de Pizan (1365-1430), prima donna scrittrice di professione riconosciuta in Europa eppure dimenticata dalle antologie, a Properzia de’ Rossi (1490-1530), scultrice che destò l’ammirazione del Vasari, dalla pittrice Berthe Morisot (1841-1895), tra i fondatori dell’Impressionismo al pari di Monet e Renoir, sul cui certificato di morte venne indicato «Professione: nessuna», a Hilma af Klint (1862-1944), pioniera dell’astrattismo, che sviluppò anni prima di Kandinsky…

Un work in progress…
Il criterio espositivo delle locandine è stato cronologico, così da cogliere non solo la qualità artistica delle opere prodotte dalle donne, ma anche la quantità di artiste che hanno operato nei secoli. Si sottolinea, tuttavia, che il progetto non è concluso: benché ad ora siano state realizzate poco più di 500 locandine, almeno altrettanti nomi attendono un’adozione simbolica da parte degli studenti. Quindi, si tratta di un work in progress…
È inevitabile che alcune delle donne proposte siano note agli adulti, ai quali non sembreranno da “tirare fuori dall’ombra”, ma lo scopo del progetto è che gli studenti conoscano queste straordinarie figure e prendano consapevolezza che la storia dell’arte che finora hanno studiato è mancante di una delle due metà, quella femminile.

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