Gardone Kriegslazarett, gli alberghi diventano ospedali di guerra
LAGO DI GARDA - Per celebrare gli 80 anni dalla Liberazione, pubblichiamo venti articoli di Bruno Festa che ripercorrono le vicende gardesane della Rsi, dall'arrivo di Mussolini a Gargnano alla Liberazione.
Gardone Riviera e Arco sono ritenute le pioniere del turismo gardesano, fama consolidata anche grazie alle deliziose descrizioni di alcuni personaggi della cultura europea.
Un primo scoglio per Gardone Riviera fu costituito dalla Grande Guerra quando le splendide dimore di proprietà di cittadini stranieri, i cui Stati erano in conflitto con l’Italia vennero requisite.
La storia si ripetè –in termini diversi, però- tra il 1943 e il 1945. In questo caso Arco visse una esperienza analoga a Gardone Riviera.
Le due cittadine vennero riconvertite in ospedale di guerra, Kriegslazarett, dopo essere state individuate dai germanici quali siti ideali da adattare a luoghi di cura dei militari feriti, per interventi medici, cura e convalescenza. Il Trentino (ed Arco) ora apparteneva al Reich, dopo il 10 settembre 1943 con l’Operazione Alpenvorland. Ad Arco vennero decise le requisizioni da parte dei tedeschi di locande e trattorie: Alla Lega, Al Leone, Al Sole, Stazione, Italia, Olivo, Tavernini, Villa Flora, Villa Roma, oltre che l’oratorio parrocchiale, la Cooperativa Contadina Basso Sarca e Arco e ad alcuni privati e affittacamere.
Gli occhi germanici caddero presto su Gardone Riviera, al punto che i decreti di requisizione di residenze e alberghi erano datati alla seconda decade di settembre 1943, chiaro indizio che l’accertamento della disponibilità dei locali che sarebbero stati requisiti era avvenuto prima dell’8 settembre, data in cui fu reso noto l’armistizio tra Italia e Alleati.
Il 10 del mese il podestà di Gardone Riviera comunicò verbalmente le decisioni prese dai tedeschi ad alcune strutture. Erano: Grande Albergo di Gardone, Grande Albergo Fasano, Grande Albergo Savoia, Albergo Roma, e le Pensioni Monte Baldo e Bella Vista. Le strutture erano state requisite per “scopi d’ospedali militari” per ordine del Comando supremo dell’esercito germanico e gli alberghi andavano subito sgomberati. Stessa sorte per altri alberghi, pensioni, locande, dimore dopo questi.
A lasciare stupiti, nel caso di Gardone Riviera, era l’elevato indennizzo riconosciuto ai proprietari visto che in nessun altro Comune comparvero somme così considerevoli. Forse per il fatto che le requisizioni seguivano una trattativa decollata prima dell’armistizio e subordinata alla consueta legge di domanda e offerta. I militari necessitavano degli spazi e i proprietari facevano i loro conti.
Qualche aspetto apparve subito chiaro nella conversione dei principali alberghi “in ospedali o convalescenziari e gli adattamenti relativi per tali trasformazioni hanno imposto la esecuzione di opere che hanno totalmente modificata la sistemazione interna dei locali il cui ripristino per la ripresa dell’attività alberghiera imporrà [dopo la guerra] ai proprietari degli stabili la esecuzione di non indifferenti opere di rifacimento. Le capacità ricettive degli alberghi stessi, date le nuove esigenze che sono chiamati ora ad assolvere, è stata notevolmente aumentata con la trasformazione di saloni, corridoi, verande, atri, sale di attesa e locali di soggiorno in genere in camerate di degenza ammalati. Per tali motivi anche nelle camere da letto sono stati immessi letti o brande supplementari allo scopo di aumentarne la relativa capacità”.
In pratica: se è vero che il risarcimento è elevato, lo saranno anche le spese di ripristino della situazione precedente, a guerra terminata. Infatti anche parchi e giardini sarebbero stati manomessi per predisporre trincee antischeggia.

L’elenco degli edifici requisiti a Gardone Riviera con la finalità di Kriegslazarett è molto nutrito.
Ci si limita qui ad indicare le realtà più rilevanti.
– Grande Albergo di Gardone Riviera, gestito da Castiglioni e Kuttel. Indennizzo di lire 4.235.000 annue per l’albergo completo dal 14 settembre 1943, ma i gestori sostenevano che la requisizione fosse scattata il 12. Comprendeva 210 camere ammobiliate con 320 posti letto (179 letti in camere senza bagno e 141 letti in camere con bagno), otto saloni, 90 gabinetti da bagno, uffici, etc.
– Grande Albergo Savoia, di Soave Besana. Lire 3.123.400 annue per la requisizione dell’albergo completo dal 12 settembre 1943 per due dipendenze di prima categoria B, venti camere con 35 letti. L’albergo di prima categoria A aveva 110 camere con 154 letti ed arredi; sei sale e saloni, cucina con attrezzi ed impianti, trenta gabinetti da bagno e lavanderia. La nuova denominazione, con la Rsi, era Grande Albergo “Palazzo” in luogo di “Savoia” togliendo di mezzo il riferimento alla Casa Reale.
– Albergo Roma, di Soave Besana, gestito da Teresa Besana Boschetti. Indennizzo di lire 805.100 annue a partire dal 14 settembre 1943 ma il proprietario sosteneva che, pure in questo caso, l’occupazione fosse avvenuta il 12 settembre. La struttura, di seconda categoria, includeva 42 camere con 67 letti ed arredi, tre grandi sale, cucina con attrezzi ed impianti, e così via.
– Albergo Villa del Sogno, di Giovanni Breda. La requisizione, avvenuta il 16 settembre 1943, fu indennizzata con lire 404.080 annue, compresa la darsena. Lo stabile conteneva 39 posti letto, tre sale, 10 gabinetti da bagno, cucina con servizi annessi e quant’altro.
– Villa Pensione Paolina (o Paulina) requisita dal 26 settembre 1943 per utilizzo ospedaliero per un risarcimento di lire 80.000 annue.
– Albergo Pensione Garda, di Elisabetta Bernard. Riconosciuto un indennizzo di lire 12.903,75. Nello stesso albergo operava l’Ufficio 152 del Comando Militare Germanico.
– Albergo Spiaggia d’Oro, di Giuseppina Cobelli, a Barbarano di Salò. Indennizzo di lire 222.476 annue per l’intero edificio, occupato da “Enti Militari o Civili germanici o italiani” dall’11 settembre 1943. In un documento risultava l’indirizzo: Ministero degli Affari Esteri, O.N.D.
– Albergo Al Lago, di Marino Colato, indennizzo di lire 206.520 annue per 16 camere con 25 posti letto e arredi, una sala ristorante, una sala bar, un gabinetto da bagno, cantina, impianto termosifoni;
– Pensione Monte Baldo, di Emma Hohl, con corresponsione di lire 327.600 annue. Aveva 27 camere con 48 letti, sale, cucina e tutto il resto.
– Albergo Bella Riva di Fasano, di Remo Giorgetti. Nel dicembre 1943 l’albergo risultava “Sede dell’Ambasciata Germanica” ma più probabilmente ci vivevano i funzionari dell’Ambasciata. Numerose carte confermano la presenza del Colonnello Von Veltheim.
– Grande Albergo Fasano, gestito da Giuseppe Mayr, venne requisito per lire 1.676.784. Comprendeva 72 camere con 122 letti e arredi, 6 saloni, cucina con attrezzi e impianti, 22 gabinetti da bagno, uffici, frigoriferi, magazzeni, garage, lavanderia, laboratori.
– Albergo Bellavista di proprietà Casati e gestione di Ida Negri in Pizzi. Requisizione a favore del Ministero degli Esteri della Rsi (20 dicembre 1943) per lire 178.582 annue, seppure un documento comprovi la presenza Der Höchste SS – und Polizei Führer in Italien, Kommandant Stabsquartier. includeva 17 camere con 31 letti, e un piano ad abitazione, con 8 camere e 14 letti e arredi.
– Pensione Hohl, di Ermanno Panzer, con 20 camere per 34 letti, due sale, cucina, magazzino, cantine, stanze per il personale, armadio refrigerante. L’indennizzo era fissato in lire 193.700.
– Pensione Maria Elisabetta, della Società Charitastiff, requisita per lire 352.995. Comprendeva 31 camere con 40 posti letto, sale, cucina, magazzini, lavanderia, impianti.
– Casa di Cura Villa Gemma a Fasano, di Gemma Ricci, requisita per lire 260.000 annue. Comprendeva 34 letti oltre a giardino e garage. Requisita anche tutta l’attrezzatura.
– Villa Alba, della Società Anonima Fabbrica di Fiammiferi e Affini (S.A.F.F.A.) di Milano. Requisita dai tedeschi e destinata a ospedale per un risarcimento di lire 480.000 annue. Disponeva di 47 letti. Una tesi sostiene che all’interno dell’edificio fosse stata ricavata una stazione radio.
– Casa di Cura Villa delle Rose, riconducibile a Giovanni Bonardi. Si fregiava del titolo di prima Pensione Sanitaria del Garda. Importo di requisizione di lire 850.000 annue per oltre 17.000 metri cubi per un totale di 143 vani, con 130 posti per gli ospiti e 30 per il personale. Era attrezzata di reparto radiologico, farmacia, sala operatoria, camere medicazioni, camere per visite mediche, camere per apparecchi gessati, apparecchi ortopedici: una clinica modernamente attrezzata in pieno e continuo sviluppo ed efficienza, si sosteneva.
L’elenco è lunghissimo e l’utilizzo degli edifici requisiti era solitamente ad ospedale, seppure qualche eccezione non manchi e la destinazione fosse civile o militare.
Qualche nome: Villa La Torricella, in via del Vittoriale, Villa Galassini a Morgnaga, Villa Pensione Sperrle, in Via Roma, l’Albergo Vittoria, l’Albergo Brescia, l’Albergo Centrale, l’Albergo Paradiso, in Corso Zanardelli, Villa Paradiso, il Collegio Tumminelli, la Trattoria degli Angeli, l’Albergo Maria, Villa Itolanda, la Trattoria Pasini, a Fasano Sotto, Villa Luisa, Villa Evelina, in corso Zanardelli per il Gabinetto del Ministero dell’Interno della Rsi.
Bruno Festa (b[email protected])

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