La vela che cura: con il progetto Hyak sul lago per ritrovare sé stessi
LAGO DI GARDA - Continua il progetto Hyak, l’esperienza di vela terapia per i pazienti dei Centri Psico Sociali del Garda promossa da Asst Garda.
Unire la potenza terapeutica della natura al rigore educativo dello sport. È questa la rotta tracciata da HYAK, il progetto di vela terapeutica promosso da ASST Garda e rivolto ai pazienti dei Centri Psico Sociali (CPS) del territorio gardesano e che è stato fortemente sostenuto dal Direttore Generale dell’ASST Garda dr.ssa Roberta Chiesa.
Il progetto ha preso le mosse nel 2018 sulle acque del Basso Garda, in collaborazione con Fraglia Vela e con il supporto dei “Gnari di Capolaterra” e per favorire l’inclusione dei pazienti del CPS di Salò l’iniziativa è stata successivamente estesa anche all’Alto Garda, con il coinvolgimento della Polispostiva San Felice del Benaco, del Circolo Vela di Portese presieduto da Francesco Tirelli e da due anni con l’Associazione Hyak APS presiduta da Massimo Goffi.
Il progetto ha l’obiettivo di rafforzare la fiducia in sé stessi, di promuovere la socializzazione e la crescita personale attraverso la pratica della vela. Il percorso include lezioni teoriche e pratiche che vanno dalla conoscenza dei venti e delle andature alle tecniche di governo, ormeggio, alaggio e rimessaggio. È un apprendimento tecnico che si intreccia a un lavoro più profondo, umano, emotivo.
“Strumento importante nella riabilitazione psichiatrica”
“Questa attività è uno strumento importante nella riabilitazione psichiatrica. Agisce, infatti, su capitoli importanti come la promozione del benessere e la cura del corpo, la gestione dello stress e dell’emotività, l’implementazione delle autonomie e responsabilità, il lavorare insieme come interazione sociale e rispetto delle regole. La costanza nella partecipazione ha portato benefici visibili: maggiore autonomia, legami sociali più solidi, capacità di auto-organizzazione», racconta Fabio Teti, Direttore di Struttura Complessa di Psichiatria Garda Valle Sabbia -. Alcuni pazienti si sono conosciuti meglio e si frequentano anche al di fuori delle attività, segno che il progetto ha attivato dinamiche relazionali autentiche e durature”.
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Un ruolo sempre più importante lo stanno giocando anche familiari e caregiver, coinvolti attivamente nell’ultimo anno. La loro partecipazione ha rafforzato la rete educativa e riabilitativa, trasformando HYAK in un modello di intervento integrato che mette al centro la persona, la comunità e il territorio.
Questo è uno dei tanti esempi di una attività svolta dal nostro team del Dipartimento di Salute Mentale e delle Dipendenze che traduce in gesti il concetto di integrazione.
“Ho creduto molto in questo progetto, per la sua concretezza nei contenuti. Come ASST crediamo nel valore di ogni persona e nel potere di un sostegno autentico – commenta Roberta Chiesa, Direttore Generale di ASST Garda -. La nostra azienda, insieme a tutti coloro che ci lavorano, si dedica con cuore e passione a creare un’accoglienza sincera e un supporto concreto ai progetti che rispondono ai bisogni più autentici di ciascuno individuo. Il progetto Hyak va oltre la semplice componente tecnica: è un percorso di rinascita, di valorizzazione della persona e di reinserimento nel suo contesto di vita. È un motore di motivazione e speranza, alimentato dall’impegno di risorse che credono nel potere trasformativo di un gesto di cura e di fiducia”. Navigare per ritrovarsi, su una barca che non è solo un mezzo, ma un percorso: verso l’equilibrio, verso l’altro, verso una nuova consapevolezza.

Perchè Hyak?
Diventa obbligatoria una piccola digressione sul nome del progetto. Infatti viene naturale chiedersi cosa significhi. In realtà il nome ha un precedente illustre, cioè è il nome della barca con cui Jack Nicholson nel film “Qualcuno volò sul nido del cuculo” porta i pazienti di un reparto psichiatrico a fare una gita in mare.
Un altro obiettivo è legato alla lotta allo stigma del malato psichiatrico. “La discriminazione complica il tentativo delle persone con schizofrenia di riguadagnarsi le abilità di funzionamento sociale”.
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