Le vie ferrate – parte 2

Per la rubrica dedicata alla montagna, a cura della Guida Alpina Stefano Michelazzi, pubblichiamo la seconda di tre parti di un approfondimento dedicato alle vie ferrate.

Leggi qui la prima parte.

Perché è necessario distinguere tra “Via ferrata” e “Sentiero attrezzato”

Questo dovuto al fatto che, da l’agevolazione alla salita di vie alpinistiche, definite gergalmente “normali” ovvero la salita più facile per raggiungere la vetta, sviluppatosi ampiamente sulle montagne dolomitiche, concetto seguito anche per gli scopi bellici già menzionati, si è passati all’attrezzatura di itinerari sempre più difficili, anche in alcuni casi, attrezzando alcune vie preesistenti e rendendole fruibili anche in autonomia, grazie alle moderne attrezzature alpinistiche dedicate.

Questa concezione moderna di via ferrata nasce perlopiù in territorio francese, tra gli anni ’80 e ’90, con l’attrezzatura di decine di itinerari in ambienti anche completamente diversi da quelli montani classici, come ad esempio le costiere rocciose delle Calanques, a picco sul mare.

La differente denominazione non determina quindi una diversa collocazione ambientale né di fruibilità delle vie ferrate, che rimangono comunque nell’ambito dell’alpinismo ma rende possibile una pre-valutazione riguardo a fattori quali l’intensità dello sforzo fisico necessario e di conseguenza l’allenamento preventivo.

A fianco di queste valutazioni, vista la grande varietà di itinerari ferrati, si deve considerare anche l’andamento preminente dell’itinerario stesso ovvero il suo andamento prevalentemente verticale o prevalentemente orizzontale.

In questi due casi non esistono valutazioni pre-definite ma ne va assolutamente tenuto conto per tutto ciò che riguarda soccorso ed auto-soccorso in caso di incidente e/o necessità di rientro ad esempio, a seguito di repentino cambiamento atmosferico.

Prendendo a modello le più famose ferrate di tipo orizzontale, rappresentate dalle vie “delle Bocchette” nel dolomitico gruppo di Brenta, si può facilmente comprendere quanto un azione di soccorso o auto-soccorso sia reso estremamente difficile e complesso a causa dell’andamento pressoché orizzontale degli itinerari, dai quali scendere direttamente pareti alte centinaia di metri e non attrezzate allo scopo, risulta impossibile se non con l’utilizzo di tecniche complesse di soccorso organizzato.

Si può quindi constatare, dopo una prima valutazione generale delle caratteristiche morfologiche degli itinerari che, mentre nel caso del “Sentiero attrezzato” le strutture artificiali fungono da corrimano atto ad attenuare lo sforzo fisico del percorritore ma non sono identificati come ancoraggi di sicurezza, nel caso della via ferrata le stesse attrezzature assumono un valore completamente diverso e molto più complesso, risultando in questo caso necessarie non solo quali agevolatori ma a garantire la sicurezza dell’alpinista.

Diverso, il concetto di posa e utilizzo delle attrezzature su di una via ferrata anche per ciò che riguarda percorsi attrezzati in parchi avventura e/o cantieri di lavoro, poiché le vie ferrate sono inserite in un terreno d’avventura e non in terreni controllati e sorvegliati.

Non a caso le attrezzature dedicate a parchi avventura e cantieri vengono definite D.P.I. ed elencate in normative precise stabilite anche da leggi dedicate (es.: T.U. 81/08) che ne determinano codice identificativo esclusivo e obbligo di utilizzo, mentre le attrezzature individuali per l’alpinismo non sono obbligatorie malgrado la G.U. Europea ne identifichi le qualità definendole “attrezzature alpinistiche” e catalogandole con codice identificativo apposito.

Allo stesso modo come si vedrà in seguito, le tecniche alpinistiche di percorrenza delle vie ferrate possono essere di vario tipo, senza che l’esercizio di una di queste ne escluda l’altra, mentre su terreni controllati le tecniche da utilizzare sono ben definite dai testi normativi.

Davanti ad una classificazione così variegata già in ambito generale, come si identificano perciò le vie ferrate, differenziandole dal “Sentiero attrezzato” e dagli altri tipi di percorsi alpinistici?

Non esiste una classificazione universale per questo tipo di itinerari e quindi vi sono diverse scale di valutazione, solitamente di tipo nazionale.

 

Le diverse classificazioni

In Italia si è adottata da parte del C.A.I. la classificazione con la sigla E.E.A.: Escursionisti Esperti con Attrezzatura alpinistica.

La stessa classificazione è stata adottata anche dalle Guide Alpine italiane e ricompresa anche nel R.E.L. di Regione Lombardia: “E.E.A.: Itinerari che ricomprendono tratti attrezzati per i quali è necessario ricorrere all’uso di tecniche e di attrezzature alpinistiche.”.

 

Normativa

Come già specificato, le normative attualmente in vigore per ciò che riguarda la lista delle attrezzature individuali atte alla percorrenza di una via ferrata sono inserite nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea e rinnovate periodicamente.

Ciò non ne comporta l’obbligatorietà  d’utilizzo ma ne garantisce la qualità per ciò che concerne i prodotti sul mercato, i quali per essere omologati debbono rispettare i parametri predisposti dalle norme dedicate e riportare il numero identificativo della norma stessa con sigla iniziale EN oppure possono in alcuni casi riportare la sigla: U.I.A.A.

Infatti l’Unione Internazionale delle Associazioni di Alpinismo, prima che l’Europa se ne facesse carico, testava ed omologava alcuni materiali alpinistici e le sue norme risultano ancora valide.

Image by Mario from Pixabay

 

 

I commenti sono chiusi.