Nel Sahara per la ricerca: Rudi Amati alla Marathon des Sables per i bambini SCN8A

TOSCOLANO MADERNO - Dal 3 al 13 aprile l’ultrarunner 55enne di Toscolano Maderno correrà 270 chilometri nel deserto in autosufficienza totale, trasformando ogni tappa in un messaggio di speranza a sostegno di SCN8A Italia ODV.

Di corsa per 270 chilometri nel Sahara per dare voce alla ricerca: ecco la nuova sfida solidale di Rudi Amati alla Marathon des Sables.

Dal 3 al 13 aprile l’ultrarunner 55enne di Toscolano Maderno affronterà la leggendaria ultramaratona a tappe nel deserto del Sahara.

Sei frazioni, 270 chilometri complessivi, temperature che possono superare i 50 gradi di giorno e scendere fino a 10 gradi di notte, autosufficienza totale. Rudi non è nuovo alle prove al limite (come l’Everesting 8.848 portato a termine il maggio scorso con l’amico Mauro Lazzarini, salendo 8 volte sul Pizzoccolo in 27 ore), ma questa volta la sfida va ben oltre lo sport.

Amati correrà al fianco dell’associazione SCN8A Italia, con l’obiettivo di dare visibilità e sostegno alle famiglie che convivono con la rara mutazione genetica SCN8A, trasformando la propria fatica in un messaggio di speranza.

Rudi Amati, cosa ti ha spinto a iscriverti alla Marathon des Sables?
«Cercavo una gara importante dopo il Tor des Géants del 2023. L’idea mi è venuta circa sei mesi dopo, ma ci è voluto tempo per maturarla davvero. Dopo un anno e mezzo ho deciso: volevo una grande avventura, sì, ma con una motivazione più profonda».

Un incontro ha fatto la differenza.
«Ho conosciuto Laura, triatleta del GS Montegargnano. Suo fratello ha una figlia affetta da una malattia degenerativa dovuta alla mutazione del gene SCN8A. Da lì è nata la proposta di correre dando visibilità all’associazione. L’hanno accettata subito. Sapere di correre per qualcosa di più grande mi darà forza nei momenti difficili, che sicuramente non mancheranno».

Non è la prima esperienza nel deserto per Amati.
«Ho già corso due volte nel Sahara tunisino una 100 km no stop: la prima mi sono dovuto fermare per disidratazione, la seconda l’ho portata a termine. Ora ho voluto alzare l’asticella, affrontando una delle gare più dure al mondo».

La Marathon des Sables è una prova estrema anche dal punto di vista logistico.
«La preparazione riguarda sia il fisico sia la mente. Le condizioni del deserto non sono replicabili qui. Mi seguono un coach e un nutrizionista, perché l’alimentazione è fondamentale: è una gara in autosufficienza totale, l’organizzazione fornisce solo l’acqua. Nello zaino avrò cibo per sei giorni, sacco a pelo, materassino e tutto il necessario per la sopravvivenza. Alla partenza peserà circa 13 chili».

Un peso che diminuirà tappa dopo tappa, man mano che le scorte verranno consumate.
«Ma il meteo resta una grande incognita. Anche lì il clima è cambiato: nel 2023 si sono registrati picchi di 61 gradi, con molti ritiri. Normalmente si corre tra i 47 e i 50 gradi, con sbalzi termici importanti».

L’edizione 2026 sarà ancora più impegnativa.
«È il 40° anniversario della gara: la distanza totale passa da 250 a 270 chilometri. Le tappe saranno sei: 32 km, 40, 30, una tappa lunga da 100 km, poi maratona e mezza maratona. Un vero regalo… si fa per dire».

Al centro, però, resta l’obiettivo solidale.
SCN8A Italia ODV è un’associazione no profit fondata nell’estate del 2020 dalle famiglie di bambini e ragazzi affetti dalla mutazione del gene SCN8A. Una realtà che sostiene la ricerca scientifica, offre supporto concreto alle famiglie e lavora per diffondere consapevolezza su una patologia ancora poco conosciuta.

«Voglio trasformare la mia fatica in energia positiva, in sostegno concreto e in ricerca. Ogni chilometro sarà dedicato ai bambini e alle famiglie SCN8A».

Attraverso questa sfida sportiva è attiva una raccolta fondi su GoFundMe a favore di SCN8A Italia ODV, destinata a finanziare la ricerca, supportare le famiglie e promuovere informazione sulla mutazione genetica SCN8A.

👉 Campagna attiva: https://gofund.me/fff5dd197

Ogni donazione, ogni condivisione, ogni messaggio di incoraggiamento può fare la differenza. Perché, nel deserto come nella vita, ogni passo conta.

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