Il fagiolo di Valvestino nell’Anagrafe nazionale della biodiversità
VAL VESTINO - Il fagiolo della Val Vestino diventa varietà protetta e valorizzata dallo Stato. L'azione di tutela e valorizzazione del Consorzio forestale Terra tra i due Laghi.
Salgono a 36 i prodotti lombardi nell’anagrafe
Otto specie vegetali lombarde entrano a far parte dell’Anagrafe nazionale della biodiversità di interesse agricolo e alimentare, il registro istituito dal Ministero dell’Agricoltura per riconoscere il valore di varietà locali a rischio di estinzione o erosione genetica.
E salgono così a 36 le risorse lombarde vegetali e animali oggi tutelate a livello nazionale. Lo comunica l’assessore regionale all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, Alessandro Beduschi.
Questi gli otto vegetali recentemente iscritti:
- in provincia di Brescia il Fagiolo della Valvestino e il Carciofo di Malegno,
- nel Mantovano viene riconosciuto il Mais di Suzzara,
- nel Pavese il Pisello Precoce di Miradolo Terme e il Mais di Torre d’Isola,
- in provincia di Bergamo il Mais Rostrato Rosso di Rovetta e il Castagno di Balestrera,
- in provincia di Sondrio completa il quadro la Patata Bianca di Starleggia.
Con l’Anagrafe varietà protette e valorizzate
“Iscrivere una varietà a questa Anagrafe – dichiara Beduschi – significa non solo delimitarne l’origine territoriale e le caratteristiche distintive ma, di fatto, certificarne l’esistenza. Non è un elenco simbolico: è un atto formale dello Stato. L’Anagrafe serve a trasformare varietà che rischiavano di scomparire in patrimonio protetto e potenzialmente valorizzabile, con un ruolo che unisce tutela ambientale, identità culturale e prospettiva economica”.
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Selezionate per te da Garda Outdoors“Si tratta – prosegue Beduschi – di varietà legate alla tradizione e spesso conservate nel tempo grazie all’impegno di aziende agricole e famiglie che ne hanno custodito sementi e metodi di coltivazione. Un patrimonio genetico che rappresenta non solo memoria storica, ma anche una possibile risorsa strategica di qualità per filiere e le economie locali”.
L’elenco delle varietà e delle razze presenti nell’Anagrafe può essere consultato su:
https://rica.crea.gov.it/APP/anb/anagrafe-nazionale-35.php. (LNews)Il
Il fagiolo di Val Vestino
Una star della cucina come lo chef Riccardo Camanini lo ha reso protagonista della sua pasta, fagioli e uova di trota.
È grosso tre volte un comune borlotto, ha un contenuto proteico più elevato, mille colori – è roseo o violaceo con macchie brune, talvolta bianco o nero – è burroso e sa di castagna. È un fagiolo speciale, e non solo per gusto e aspetto. In passato veniva chiamato «Fagiolo del Papa», perché finiva sulle tavole vaticane.
Fu importato alla fine del Cinquecento dal Centro America e per secoli ha garantito alla dieta povera dei montanari il necessario apporto proteico. A causa – o meglio, grazie – all’isolamento della Val Vestino, non è mai stato ibridato con altre varietà, dando vita a una tipologia unica e peculiare dal punto di vista genetico, che cresce solo qui ed è quindi simbolo di una biodiversità da tutelare.
L’azione di tutela e valorizzazione del Consorzio Terra tra i due Laghi
«La gente del posto lo coltivava senza essere consapevole della sua rarità», dice l’agronoma Maria Elena Massarini, direttrice del Consorzio Forestale Terra tra i due Laghi, che, assieme all’Ecomuseo, ha messo il fagiolo della Val Vestino al centro di un progetto scientifico di salvaguardia e valorizzazione, culminato nel riconoscimento regionale.
Questo fagiolo stava andando incontro al destino di molte colture di montagna: il progressivo abbandono. Grazie alle azioni del Consorzio, «ora è di nuovo coltivato in una decina di orti – spiega Massarini – compreso quello del Consorzio, che ne custodisce la semente assieme all’Università Cattolica di Piacenza e alla Banca del Germoplasma Vegetale dell’Università di Pavia. Nel 2025 ne sono stati commercializzati 2,5 quintali. Il Consorzio acquista il prodotto secco da chi lo ha coltivato partendo dalle nostre sementi. È una produzione identitaria, che ha una significativa ricaduta economica come integrazione del reddito».
La richiesta è in crescita. Lo si può acquistare alla bottega di Turano e all’Infopoint di Bollone, oppure online sullo shop di visitvalvestino.it (clicca qui), in formati da 250 e 500 grammi.
«Era una scommessa – conclude Massarini – ed è diventato un brand del territorio, il souvenir che ogni turista che passa da qui si porta a casa».

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