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The Racing Car: Mille Miglia e O.M. in mostra

SIRMIONE – A Palazzo Callas Exhibitions l’8 aprile si inaugura “La Macchina da Corsa – The Racing Car”, mostra fotografica dedicata ai 90 anni di Mille Miglia e ai 100 anni di O.M. a Brescia. In esposizione foto dall’archivio Negri.

La corsa più bella del mondo compie 90 anni; era il 27  marzo 1927 quando la O.M. 665 Superba guidata da Nando Minoja e navigata da Giuseppe Morandi, tagliava il traguardo della gara di velocità che diventerà, col tempo, la gara di regolarità più amata e celebrata del globo.

90 anni di emozioni, di sconfitte, di traguardi superati sul filo del cronometro; la Mille Miglia da 90 anni attraversa i luoghi più suggestivi dello stivale, calpestando, col le sue ruote fumanti, le  piazze più significative, i borghi più caratteristici e le città simbolo della bellezza tricolore. Sirmione da anni accompagna la Freccia Rossa e, anche quest’anno, i partecipanti alla Mille Miglia sfrecceranno in piazza del Porto sotto lo sguardo del maestoso Castello Scaligero. Ma se per godere nuovamente del passaggio della Mille Miglia dovremo attendere giovedì 18 maggio 2017, per ripercorrere il diario dei ricordi non bisogna aspettare.

A Palazzo Callas Exhibitions l’8 aprile si inaugura “La Macchina da Corsa – The Racing Car”, una mostra fotografica dedicata ai 90 anni di Mille Miglia e ai 100 anni di O.M. a Brescia. Le immagini, tratte dall’archivio Fotografico Negri (www.negri.it), saranno un percorso attraverso la celebrazione di queste due intramontabili eccellenze, che hanno fatto sognare tutto il mondo, con le loro sfide epiche, fatte di tecnologia e velocità.

L’apertura della mostra avverrà sabato 8 aprile 2017 alle ore 17:30 alla presenza degli esponenti dell’Amministrazione Comunale e dei curatori. In questa occasione vi sarà l’opportunità di approfondire i diversi aspetti legati al mondo O.M e 1000 Miglia. Inoltre ricordiamo la visita guidata a cura della Biblioteca Comunale organizzata per Venerdì 21 aprile 2017 ore 20.45: la mostra verrà raccontata da due voci narranti d’eccezione, Attilio Facconi, giornalista e storico dell’automobile e Mauro Negri, curatore della Fondazione Negri Onlus.

Nei restanti giorni il pubblico potrà visitare la mostra dal martedì alla domenica dalle 10:30 alle 12:30 e dalle 16:30 alle 19:00, con chiusura posticipata alle 22:00 nei giorni di venerdì e sabato, (la mostra resterà chiusa i lunedì non festivi). La mostra chiuderà il 2 luglio 2017.

L’evento, organizzato in collaborazione con CARS (consorzio albergatori e ristoratori sirmionesi), è patrocinato da Regione Lombardia, Provincia di Brescia, Mille Miglia, Comunità del Garda, Consorzio Lago di Garda Lombardia, Garda Musei e Associazione Industriale Bresciana.

La storia di O.M. alle Mille Miglia

Le Officine Meccaniche hanno brillato più volte nel firmamento della Mille Miglia, guadagnando prestigiosissimi podi.

Nel 1927 O.M. conquista bronzo argento e oro, con il primo posto dalla O.M. 665 Superba guidata alla coppia Minoja – Morandi, che percorre la distanza di 1000 miglia appunto in 21 ore 4 minuti e 48 secondi, con una media di 77,238 km/h; Nel 1928 è ancora podio per O.M., con il secondo posto conquistato da Archimede Rosa e Franco Mazzotti Biancinelli, sempre su O.M. 665 Superba.

La coppia Morandi – Rosa conquista un combattuto secondo posto nel 1929 per sferrare infine l’ultima zampata nel 1931, quando i due mantovani si posizionano terzi, ancora grazie alle strepitose performance della loro O.M. Appese le scarpe (da pilota) al chiodo, Morandi diventerà collaudatore della celeberrima fabbrica di veicoli.

La storia di O.M. a Brescia

Il cancello dell’entrata nella fabbrica di autoveicoli di Brescia del primo dopoguerra era sovrastato dall’insegna che recava la scritta “Officine Meccaniche, già Miani Silvestri & C., A. Grondona Comi & C.”: il nome rievoca una storia complessa di fusioni e assorbimenti e si ricollega alla prima industrializzazione di Milano, in particolare al settore metalmeccanico. I progenitori delle Officine Meccaniche avevano infatti cominciato ad operare già nell’800, quando il sellaio milanese Benedetto Grondona aveva iniziato a costruire carrozze.  Da una costola delle attività dei Grondona, quella riguardante la costruzione di materiale rotabile tramviario e ferroviario, era nata più tardi, nel 1870, la Miani Silvestri & C. divenuta poi Officine Meccaniche. Alla fine del 1917 le Officine Meccaniche acquisirono la fabbrica di automobili Züst di Brescia, fabbrica che discendeva da un antico lignaggio di imprenditori svizzeri che avevano trovato sulle sponde del Lago Maggiore la possibilità di prosperare nel settore meccanico legato alla navigazione lacustre per poi intraprendere la produzione di automobili, prima a Milano e poi a Brescia.

L’accordo di vendita della Fabbrica Automobili Züst Brescia-Milano alla S.A. Officine Meccaniche, già Miani Silvestri & C., fu concluso il 1° ottobre 1917 per il prezzo di 3 milioni di lire e le Officine Meccaniche si trovarono nella possibilità di portare avanti, con discreto successo, la produzione di automobili già programmata dalla precedente proprietà.

La crisi italiana del 1926/27, e quindi quella mondiale del 1929, evidenziò le difficoltà dell’Azienda, in particolar modo per la Filiale di Brescia che divenne di fatto proprietà del Credito Italiano. Nel 1928, con la costituzione della “Società Anonima OM – Fabbrica Bresciana di Automobili”, lo stabilimento di Brescia fu reso autonomo e la produzione di autovetture venne posta in subordine a quella dei veicoli industriali fino ad arrestarsi del tutto tra il 1932 e il 1934.

L’Azienda, con la scoperta della nuova vocazione verso i veicoli industriale, riuscì a mantenersi sufficientemente autonoma rispetto il nuovo padrone, la Fiat, fino agli anni Settanta per poi confluire nell’Iveco e cedere il marchio alla tedesca STILL appartenente a una multinazionale impegnata nella costruzione di carrelli elevatori.

La ripresa della produzione di automobili negli anni successivi la prima guerra mondiale seguì generalmente due strade: una parte di costruttori, la maggioranza, scelse di presentare numerosi e nuovi modelli in rapida successione ed un’altra parte, molto più esigua, scelse di tenere sul mercato per diversi anni un’unica vettura, già “pronta”, apportando pochi sviluppi fino a quando gli standard di progettazione ed i gusti del pubblico ne avrebbero decretato la fine.

E’ questo il caso della Casa automobilistica O.M. la cui produzione, nel quindicennio 1919-1934, fu basata essenzialmente su un modello 4 cilindri e un modello 6 cilindri, il cui progetto modulare, dovuto a Ottavio Fuscaldo, può far dire che si tratta di due modelli di un unico tipo. Presentato nel 1923 e messo in vendita l’anno successivo, il 6 cilindri “Superba” è da sempre considerato una delle migliori autovetture italiane del periodo.

Il catalogo delle automobili O.M. del 1919 prevedeva, oltre ad una grossa vettura di diretta derivazione Züst, il nuovo modello 12/15 HP a 4 cilindri di circa 1.3 litri di cilindrata, disponibile per la vendita al pubblico verso la metà del 1921.

Indubbiamente ricco di pregi, il modello 4 cilindri (12/15 HP modello 465) ebbe un buon successo e permise alla fabbrica bresciana, tra le ultime arrivate tra le case automobilistiche, di entrare da protagonista in un quadro complessivamente favorevole all’industria automobilistica italiana e che avrebbe quadruplicato la produzione tra il 1919 e il 1926.

Nel 1923 venne presentato al Salone dell’Automobile alla Fiera di Milano il nuovo modello 469: le caratteristiche generali della vettura erano le stesse del modello 465 ma il rapido progresso della tecnica aveva permesso alcune sostituzioni di accessori che, insieme al notevole incremento di potenza, ne miglioravano le prestazioni e l’affidabilità. Il modello 469 sarebbe rimasto in catalogo, con un ulteriore aumento di cilindrata a 1600 cc verso la fine degli anni ‘20, sino alla fine delle produzione di automobili O.M.

La reginetta dell’esposizione milanese fu però la nuova 6 cilindri modello 665: se il pubblico affluiva in massa allo stand per ammirare le belle vetture e la signorilità dell’arredo, l’automobilista provetto ed il tecnico erano attratti dal nuovissimo chassis, modello 665 con motore a 6 cilindri battezzato, non a torto, ‘Superba’, gioiello di meccanica. Fuscaldo aveva mantenuto l’architettura generale del motore e dello chassis della 4 cilindri con l’apparentemente semplice accorgimento di aggiungere due cilindri allo stampo del blocco e di ridisegnare l’albero motore secondo gli stessi principi costruttivi di quello del 4 cilindri.

Era una vettura eccellente ma non priva di alcune imperfezioni che trovarono soluzione nel 1926 a seguito di costose modifiche alla lavorazione. Appare chiaro che in quegli anni le energie dei migliori uomini del reparto collaudo, diretto dal grande pilota milanese Nando Minoia, vennero destinate quasi esclusivamente all’attività sportiva con un non trascurabile impiego di risorse. Gli ottimi risultati sportivi d’altra parte contribuirono grandemente all’immagine della marca, sostenuta da una comunicazione pubblicitaria a dir poco flamboyante.

Le 665 Superba, dominatrici della prima Mille Miglia del 1927, avevano l’aspetto di torpedo molto compatte, assai simili a quello delle vetture presenti alle 24 ore di Le Mans del 1926, modello modificato nel 1928 in spider biposto dall’aspetto molto gradevole, con telaio di passo accorciato e presentato al Salone dell’Automobile con il nome di S Mille Miglia (SMM).

Il 1929 vide un ulteriore sviluppo con un aumento di potenza e aumento della cilindrata a 2220cc e con l’eventuale adozione di un compressore nel motore MM. Questi modelli furono commercializzati rispettivamente come SSM 2.2L o SSMM 2.2L, con passo ulteriormente accorciato e balestre montate sotto il ponte posteriore.

Le O.M. tipo SMM e SSMM, con carrozzeria spider, riscossero un notevole successo tra i clienti sportivi tanto che alle Mille Miglia del 1930 si registrarono alla partenza ben 25 O.M. 665 SMM e SSMM di varia cilindrata. I motori SS furono anche montati a richiesta sulle ultime serie della 665 da turismo, rimaste in produzione fino alla cessazione dell’attività automobilistica.

Non è certa la data dell’ultima autovettura O.M. prodotta nello stabilimento di Brescia. Si hanno notizie di consegne all’inizio del 1934 ma è possibile si trattasse di vetture in giacenza. La produzione totale del quindicennio 1919-1934 si aggira sulle 7500 autovetture tra cui circa 4300 a 4 cilindri e 3150 a 6 cilindri. Preme infine ricordare la versione 8C G.P.: una monoposto che giunse seconda al Gran Premio d’Italia del 1927.

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GardaPost