La ragazza dei tulipani. Arte, passione e tragedia ad Amsterdam

Trama: Un agiato ed anziano commerciante olandese (Christoph Waltz) sposa una bella e giovane orfana (Alicia Vikander) ma il figlio da lui tanto desiderato tarda ad arrivare.

Quando commissionerà al talentuoso pittore Jan Van Loos il doppio ritratto di lui e della moglie porterà in casa, senza saperlo, lo scompiglio della passione, sconvolgendo anche le vite della cameriera Maria e del suo innamorato Willem. Ma un’altra “febbre”, altrettanto forte, anima la città di Amsterdam tra la fine del 1636 e l’inizio del 1637 ed è la speculazione sui bulbi di tulipano…

Critica: Il titolo originale del film, tratto dall’omonimo romanzo, Tulip fever, coglie sicuramente meglio di quello italiano (che crea invece una facile associazione con “La ragazza con l’orecchino di perla”, anche qui di pittura olandese si tratta) il tema della storia: la febbre, la passione folle, trascinante, distruttiva, sia amorosa che speculativa.

La follia economica che si impadronì dell’Olanda nel XVII secolo pareva un facile mezzo per liberarsi dalla propria condizione inferiore, una scorciatoia per la prosperità, simile all’illusione odierna di chi insegue le criptovalute (a cui manca, tuttavia, la bellezza del fiore). Tra sotterfugi e colpi di scena, stratagemmi e cospirazioni da commedia degli errori, romanticismo e, com’è giusto che ci si aspetti, magnifici costumi, ci viene mostrata una città operosa, la cui linfa vitale è il commercio, sia esso d’arte, di beni alimentari o la speculazione di bulbi, attività che non viene disdegnata nemmeno dalle suore del convento, dove la Badessa (Judi Dench, una certezza) coltiva i preziosissimi tuberi che solo nel segreto del chiostro paiono poter fiorire.

Ma non ci interessano i tanti, indistinti, che si rovinarono per un tulipano, la storia sfiora solo le conseguenze di quello che è considerato il primo grande crack finanziario nato dalla speranza diffusa di facili guadagni. Siamo nell’anno di maggior espansione del mercato, il 1636.

Veniamo introdotti tra le mura di una casa borghese, riservata, protetta, dove vive il già agiato mercante di spezie Sandvoort (cui la maestria di Christoph Waltz riesce a conferire un mix di ironia triste, egoismo e superficiale amabilità che lo rende umano e mai odioso) ricostruita ispirandosi alla pittura ombreggiata di Pieter de Hooch e Gabriel Metsu, più che a quella luminosa di Vermeer.

La sua giovane e bellissima moglie (Alicia Vikander, vitale e palpitante) non ha ancora conosciuto la passione e l’amore, si accontenta della sua vita rinchiusa tra le confortevoli mura domestiche, è riconoscente verso il marito, di cui sopporta gli amplessi con un filo di rassegnato disgusto e sincero rammarico per non riuscire a procreare il figlio tanto atteso. È d’animo umile, tanto da trattare come una sorella anche la domestica Maria, la cui voce narrante è il filo conduttore della vicenda e che si rivelerà essere un personaggio più complesso di quello che poteva sembrare all’inizio.

Anche il pittore (il giovane Dane DeHaan che con il suo sguardo limpido ed il pennello in mano ricorda molto il DiCaprio di Titanic mentre dipingeva la sua Rose) pur dotato di talento non ha ancora provato l’autentica passione, non per l’arte comunque, che considera più che altro un mestiere per vivere.

Tutti sono spinti da un destino a cui non riescono e non vogliono opporsi, agiscono, mossi dal desiderio fisico che si trasforma in amore, provato per la prima volta e quindi impossibile da controllare e gestire, o dalla brama di arricchirsi in fretta, nobilitata tuttavia dall’essere il mezzo per poter conquistare la libertà.

Siamo portati quindi a giustificarli, forse come si giustificherebbe un malato nel delirio della febbre o forse perché sono così profondamente umani e privi di ipocrisia, anche quando cercano goffamente di nascondere i loro segreti, e li giustifichiamo perché, in fondo, tutti sono innocenti nei loro legittimi desideri: il vecchio mercante che desidera un figlio, per lasciare qualcosa di sé che viva, al di là dell’accumulo di denaro, e per questo stesso motivo commissionerà anche il fatale ritratto, i giovani (la doppia coppia Maria-Willem e Sophia-Jan,) che si abbandonano all’amore, i primi con ingenua esuberanza, i secondi con tormentato stupore; chi paga senza colpa avrà poi la sua ricompensa, chi si è spinto troppo in là, avrà un’occasione per ricominciare.

(Camilla Lavazza)

LA RAGAZZA DEI TULIPANI

Titolo originale: Tulip Fever

Regia Justin Chadwich

Sceneggiatura Deborah Moggach e Tom Stoppard

tratto dal romanzo Tulip Fever di Deborah Moggach

Personaggi e interpreti

Sophia Sandvoort Alicia Vikander

Cornelis Sandvoort Christoph Waltz

Jan Van Loos Dane DeHaan

Willem Brok Jack O’ Connell

Maria Holliday Grainger

La Badessa Judi Dench

Annetje Cara Delevingne

Dr. Sorgh Tom Hollander

Mattheus Matthew Morrison

Johan De Bye Kevin McKidd Nicholas Steen Douglas Hodge

Mrs Overvalt Joanna Scanlan Gerrit Zach Galifianakis

Musiche Danny Elfman Direttore della fotografia Eigil Bryld Montaggio Rick Russell

Costumi Michael O’Connor Trucco e acconciature Daniel Phillips

Scenografie Simon Elliot Casting Shaheen Baig

Prodotto da Alison Owen, p.g.a.Co-produttori Richard Hewitt, Faye Ward

Produttori esecutivi Paul Trijbits, Bob Weinstein, David C. Glasser, Justin Chadwick, Christopher Woodrow, Molly Conners, Maria Cestone, Sarah E. Johnson, Patrick Thompson, Laurie Mac Donald, Walter Parkes

Durata 107 min

 

 

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GardaPost