Turismo: i tedeschi confermano le prenotazioni per luglio e agosto

Partiamo, per una volta, dal dato positivo. I tedeschi, nonostante gli inviti del loro governo a trascorrere le vacanze entro i confini nazionali, hanno nostalgia dell’amato Gardasee.

L’affezionata clientela germanica, però, dovrà aspettare ancora un altro po’ prima di fare le valige. Almeno fino al 14 giugno la Germania continuerà a mantenere in vigore la “Reisewarnung”, il più alto grado di raccomandazione a non viaggiare.

La proposta del responsabile degli Esteri, Heiko Maas, di spostare lo stop ai viaggi da inizio maggio a metà giugno è stata approvata nei giorni scorsi dal consiglio dei ministri. Chi, sul lago, sperava di accogliere i clienti bavaresi già in maggio è rimasto deluso.

«Di positivo – dice Mauro Maccarini, presidente del Carg, l’associazione albergatori di Salò e Gardone  – c’è che i tedeschi stanno confermando le prenotazioni per luglio e agosto. E chi aveva prenotato per maggio e giugno, sta posticipando il periodo della vacanza a settembre e ottobre. Ma ancora non si sa con precisione quando potranno tornare a viaggiare. Insomma, è presto per dire cosa potremo fare questa estate. Aspettiamo di vedere che decisioni saranno prese nelle prossime settimane».

 

L’incognita del “turismo nostrano”

Al turismo “nostrano”, nazionale e lombardo credono tutti poco. Ricordiamo che (dati 2018 della Provincia di Brescia) il turismo lungo la riviera bresciana del Garda vede il 67,55% delle presenze garantite da stranieri e il 32,45% da italiani.

I tedeschi fanno registrare il 44,30% delle presenze, seguiti da turisti di Paesi Bassi (7,52%), Regno Unito (5,50%) e Austria (2,79%).

«Innanzi tutto – dice Marco Girardi, direttore del Consorzio Garda Lombardia – bisogna vedere quanti saranno gli italiani che potranno permettersi di andare in vacanza. Poi, diciamocelo, per noi  il lago viene dopo il mare e la montagna, è la terza scelta».

 

Riapriranno gli alberghi?

Inevitabile, in questa situazione, che qualche albergatore scelga di non aprire neppure. E chi lo farà, dovrà fare i conti con una drastica rimodulazione e un ridimensionamento del servizio. Anche se per il momento in pochi hanno già deciso cosa faranno. si naviga a vista e si aspetta di vedere cosa accadrà nelle prossime settimane.

Di certo le piccole strutture, magari quelle a conduzione familiare, avranno meno difficoltà a riaprire. Sarà più complicato per i grandi alberghi, magari di categoria superiore, che hanno costi più elevati per accendere e fare funzionare la macchina.

«Per gli hotel che apriranno, comunque – conclude Marco Girardi – il problema sarà riuscire a riempiere almeno il 50% delle camere, perché sotto quella soglia una struttura media comincia a perdere soldi».

Quali prescrizioni per la sicurezza di ospiti e operatori?

«Il punto, comunque, non è tanto se o quando riaprire, ma come». Mauro Maccarini, e come lui tanti albergatori e operatori turistici, si sente abbandonato: «Tutti che parlano del turismo come uno dei settori più colpiti e da sostenere in quanto traino dell’economia col suo 13% del Pil – dice Maccarini – ma ancora non sappiamo se potremo contare su qualche forma di sostegno, non sappiamo come dovremo organizzarci, non sappiamo che prescrizioni di sicurezza bisognerà seguire. Abbiamo bisogno di notizie certe. Prima potremo partire e prima potremo essere d’aiuto per i dipendenti, le imprese dell’indotto, l’economia».

Tante le domande che restano ancora senza risposta. Quando si potrà di nuovo circolare per scopi turistici? Quando riapriranno le frontiere? Come si dovranno organizzare le strutture turistiche per operare in sicurezza?

Desenzano del Garda.

 

 

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Published by
Simone Bottura