La Regia Guardia di Finanza sul fronte altogardesano della Grande Guerra

MADERNO – Oggi la presentazione del diario storico del III Battaglione di frontiera della Regia Guardia di Finanza, circa 700 uomini tra ufficiali e truppa che tra il 1915 e il 1918 operarono tra Tremosine, Limone e Ledro.

L’Associazione Storico-Archeologica della Riviera del Garda (ASAR, www.asar-garda.org) e Il Sommolago di Arco (www.ilsommolago.it) portano all’attenzione degli appassionati e degli studiosi un nuovo diario storico-militare. È un altro tassello che si aggiunge al grande mosaico che disegna le vicende della Grande Guerra sul fronte dell’Alto Garda e della Valle di Ledro. Scritture forse aride, ma indispensabili per apprendere da fonti ufficiali quanto accaduto sul fronte altogardesano.

Asar e Il Sommolago sono impegnati dal 2008 nella pubblicazione di documenti della Grande Guerra nell’Alto Garda, in particolare dei Diari storici militari di Comandi, Reggimenti e Battaglioni che vi operarono. Oggetto di studio è stata ed è la serie degli avvenimenti bellici che si svolsero nell’area montana compresa tra Gargnano, la Valle di Vestino, Tignale, Tremosine, Limone, Riva e la Valle di Ledro e, sulla sponda orientale del Garda, il Monte Altissimo.

I Diari storici contengono importanti informazioni ufficiali su avvenimenti, ordini, spostamenti di truppa, stato dei lavori di costruzione di strade, trincee e postazioni, scontri, morti, dispersi, feriti, condizioni del tempo: migliaia di annotazioni che fanno capire, giorno per giorno, quello che avvenne sul nostro territorio.

Dopo i Diari storici militari dei Battaglioni Vestone (2008) e Val Chiese (2010) e del Comando di Settore del Monte Altissimo (2010), sono stati pubblicati gli Atti del Convegno di Toscolano Maderno (2014) e il Diario storico del 7° Reggimento bersaglieri (2015).

È stata completata ora anche la trascrizione integrale del Diario storico militare del III Battaglione di frontiera della Regia Guardia di Finanza (circa 700 uomini tra ufficiali e truppa), con le Compagnie 8ª, 9ª e 10ª che, muovendo da Milano il 20 maggio 1915, fu a Brescia e, dopo una sosta a Caino e Odolo, il 28 maggio fu trasferito tra Salò e Limone. Il 30 maggio il Comando del battaglione si spostò a Pregasio di Tremosine, insieme all’8ª Compagnia; la 10ª Compagnia, con la Sezione mitragliatrici, si concentrò a Limone, da dove proseguì con l’ordine di controllare i passi di confine verso la Valle di Ledro, dal Monte Carone al lago. Cominciò così la lunga permanenza del Battaglione sui monti di Ledro che si protrasse fino al novembre 1918. Il Diario del III Battaglione va dal 20 maggio 1915 al 21 agosto 1916; ci sono poi i Diari dell’8ª Compagnia dall’11 giugno al 31 luglio 1915 e dal 4 agosto 1916 all’11 novembre 1918 e della 9ª Compagnia dal 29 maggio al 17 giugno 1915 e dal 4 agosto 1916 al 30 novembre 1918.

Oltre ai vari rendiconti sono proposti più di duecento tra documenti, fotografie e schizzi inediti della zona altogardesana. I materiali provengono dall’Archivio del Museo Storico della Guardia di Finanza di Roma, dall’Archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito di Roma, dall’Archivio dell’Istituto di Storia e Cultura dell’Arma del Genio di Roma e dalla Biblioteca Nazionale Austriaca – Österreichische Nationalbibliothek di Vienna.

Si tratta perciò di una documentazione particolarmente utile a comprendere quello che avvenne. Le pagine del volume, arricchito da un indice dei nomi, sono 526.

Il libro – curato da Domenico Fava, Antonio Foglio, Mauro Grazioli e Gianfranco Ligasacchi – sarà presentato oggi, venerdì 9, alle 17.30 nell’ex municipio di Toscolano Maderno.

Seguirà una presentazione anche al Museo del Turismo di Limone sul Garda venerdì 16 febbraio alle 2030.

Riportiamo, di seguito, la presentazione a cura del Magg. Gerardo Severino, Direttore del Museo Storico della Guardia di Finanza.

«Molto spesso, il “colpo d’occhio” che può fornire la copertina di un libro può rappresentare esso stesso quel valore aggiunto che ogni lettore – in questo caso auspico siano tanti – può cogliere, nella speranza di aver speso bene i propri quattrini. Quanto ho appena asserito può apparire come un’eresia, soprattutto se riferita ad un libro di storia militare, categoria alla quale appartiene questa pregevole pubblicazione che ho il graditissimo piacere di presentare.

In verità, almeno in questo caso, la stupenda fotografia che gli autori del testo hanno voluto scegliere per la copertina è essa stessa, in linea generale, un “pezzo di storia” della “Grande Guerra”, volendola analizzare anche da un punto di vista uniformologico, mentre, nello specifico, essa ha immortalato alcuni fra i più gloriosi caduti che la Regia Guardia di Finanza offrì alla Patria nel corso della Prima Guerra Mondiale. Mi riferisco, in particolare, a figure leggendarie – almeno per la storia delle Fiamme Gialle – quali i Tenenti Francesco Arcioni e Alfonso Lo Sasso, il primo decorato con Medaglia d’argento, il secondo con Medaglia di bronzo al Valor Militare, uomini valorosissimi che combatterono in Val di Ledro, nei ranghi dell’indomito III Battaglione mobilitato della Regia Guardia di Finanza.

Per gli storici militari, naturalmente mi riferisco solo a quelli di un certo livello e non ai “prezzolati giornalisti” che si occupano anche di storia militare – purtroppo sempre più numerosi nel nostro Paese – non è una novità il ricordo o la narrazione del ruolo che anche la Guardia di Finanza ebbe nel corso della guerra 1915-1918. Oltre all’editoria specializzata, generalmente di produzione interna al Corpo stesso (mi riferisco ai memorabili testi del Generale Sante Laria e del Colonnello Domenico Olivo), varie sono state, nel tempo, le pubblicazioni che hanno trattato l’argomento, sebbene con minore approfondimento rispetto ai libri prodotti dalla stessa Guardia di Finanza.

Come è facile intuire, un buon libro di storia militare deve necessariamente basarsi sulle fonti d’archivio, soprattutto se si vuole raccontare uno o più fatti storici con dovizia di particolari, con ricostruzioni fedeli alla realtà d’allora, con dati e statistiche ufficiali, ricostruendo insomma quelle verità storiche che non sempre la cosiddetta “memorialistica” ha saputo sapientemente riportare. Ed è proprio questo l’incredibile lavoro che gli amici Domenico Fava, Mauro Grazioli, Antonio Foglio e Gianfranco Ligasacchi hanno compiuto, sacrificando il proprio tempo libero, ma soprattutto facendo visita al Museo Storico che ho l’onore di dirigere, e non certo per visitarlo solamente. Presso il Museo è, infatti, custodito tutto il carteggio che riguarda la partecipazione della Guardia di Finanza alla “Grande Guerra”, carteggio di inestimabile valore storico, spesso utilizzato dagli storici militari di professione, ma anche da tanti giovani studenti o semplici appassionati, i quali decidono di cimentarsi con la storia militare del nostro Paese.

Debbo, quindi, rivolgere un doveroso e sentito ringraziamento agli autori per aver scelto l’argomento, vale a dire quello di tracciare – peraltro in maniera così analitica e rispettosa delle verità storiche – le vicende che videro protagoniste centinaia e centinaia di Fiamme Gialle in Val di Ledro, ma soprattutto di averlo fatto utilizzando al pieno gli elementi contenuti nei preziosi documenti che loro stessi hanno consultato nel citato archivio storico. Anche per tale ragione, credo che il libro che vi accingete a leggere, miei cari lettori, possa emergere nell’ambito delle centinaia di pubblicazioni “sfornate” in occasione del centenario della Prima Guerra, avendo così il diritto di essere considerato fra i più importanti contributi editoriali finalizzati ad una maggiore e migliore conoscenza di ciò che è stata la quarta Guerra per l’Indipendenza italiana.

La storia d’Italia è come un antichissimo mosaico che abili archeologi scoprono giorno per giorno, liberando dal terriccio i piccoli tasselli che lo compongono. Ebbene, il parallelo può essere esteso anche alla storia della Prima Guerra Mondiale: un conflitto che vide combattere intere generazioni di italiani, per lo più soldati del Regio Esercito, che certamente fu la Forza Armata che più di altre dovette sostenere lo sforzo organico nei quattro lunghi anni di lotta. Qualche piccolo tassello – senza il quale, aggiungo, il mosaico sarebbe incompleto – appartiene anche alla Regia Guardia di Finanza e allo stesso III Battaglione, ovvero alle gloriose 8a e 9a Compagnie autonome delle quali si tratta nel presente libro.

La conoscenza di quanto questi reparti fecero in Val di Ledro rappresenta, quindi, quel valore aggiunto che fa delle pagine che seguono un’ottima pubblicazione. In essa si ricordano sia i fatti militari così come si svolsero effettivamente, ma soprattutto si ricordano gli uomini: dagli ufficiali che si alternarono alla guida del battaglione e delle varie compagnie ai singoli gregari, i più umili Finanzieri che con il loro contributo di sangue fecero grande l’Italia. Anche per tale ragione sono grato agli autori, i quali, nell’impreziosire la parte finale del libro, hanno voluto ricordare tutti, veramente tutti i protagonisti di quelle epiche, valorose ma soprattutto sanguinose giornate nelle quali italiani in Fiamme Gialle provenienti dagli angoli più sperduti del Paese “pugnarono” contro il nemico per il solo bene della Patria, la stessa della quale erano stati ed erano in quel momento strenui difensori dei “Sacri Confini”».

Ufficiali del III Battaglione della Regia Guardia di Finanza a Passo Guil.

Nella foto in alto: I finanzieri della 10° Compagnia della Guardia di Finanza a Passo Guil dopo aver abbattuto il palo di confine tra Italia e Austria, 1 giugno 1915.

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