Pesca dell’anguilla, prorogato il divieto

LAGO DI GARDA – Regione Lombardia ha prorogato il divieto di pesca all’anguilla nelle acque del Garda. La specie contaminata da Pcb e diossine. Stesso divieto previsto anche in Veneto e in Trentino.

La Regione Lombardia, con decreto n. 8862 del 19 giugno 2019 (lo puoi scaricare qui), ha prorogato il divieto di pesca dell’anguilla sia professionale che sportivo-dilettantistica, sul lago di Garda nel territorio di competenza di Regione Lombardia fino al 22 giugno 2020.

Con lo stesso atto, Regione Lombardia, ha stabilito: il divieto di trattenimento e detenzione sul luogo di pesca (inclusa l’imbarcazione e il relativo sito di approdo) di esemplari di anguilla; l’obbligo dell’immediata liberazione in loco dei capi eventualmente catturati.

“Con ordinanza del Ministero della Salute del 17 maggio 2011  Misure urgenti di gestione del rischio per la salute umana connesso al consumo di anguille contaminate provenienti dal lago di Garda – ricorda il decreto regionale – è stato stabilito il divieto, per un anno, di immissione sul mercato e di commercializzazione di anguille contaminate provenienti dal lago di Garda destinate all’alimentazione umana per la presenza di PCB diossina-simili oltre i limiti previsti dal regolamento (CE) 1881/2006“.

Niente di nuovo sotto il sole. Il divieto è in vigore ormai dal 2011 e viene prorogato di anno in anno. Ma quando si potrà tornare a pescare e mangiare anguille gardesane?

Qualcuno ipotizza che la pesca all’anguilla sarà vietata per sempre, come l’ambientalista bresciano Marino Ruzzenenti ha dichiarato in un’intervista pubblicata tempo fa sul quotidiano trentino L’Adige.

«Il lago ormai è contaminato – ha detto -,  il Pcb e le diossine sono “inquinanti indistruttibili, rimangono per sempre”.

Le cause di tutto ciò? Per Ruzzenenti tutto cominciò con le centrali idroelettriche a monte del lago, che hanno utilizzato “olio al Pcb” per quasi 50 anni, dagli anni ’30 al 1984, l’anno in cui il Pcb fu vietato.
Ma anche con l’industria pesante e siderurgica, le acciaierie delle valli, le industrie chimiche.

«Non possiamo nemmeno immaginare – ha dichiarato Ruzzenenti – quante tonnellate di Pcb e diossine siano finite in fondo sul Garda».

Niente più anguille gardesane in tavola, dunque.

 

 

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