Domenica sera in tv, il consiglio di Camilla Lavazza

Domenica 14 marzo alle 21.10 su RaiMovie c'è «Captain Fantastic», commedia indie che affronta con intelligenza il tema dell'educazione degli adulti di domani. Ce ne parla Camilla Lavazza.

Trama: Ben alleva i suoi sei figli in modo autosufficiente nel cuore di una foresta del Nord America. Le loro giornate sono scandite dalla caccia, da durissimi e pericolosi allenamenti, letture impegnate e canti serali intorno al falò, rifiutando la società dei consumi.

Alla morte della madre dei ragazzi, da tempo in ospedale, il gruppo intraprende il viaggio per recarsi al funerale, venendo per la prima volta in contatto con il mondo esterno.

 

Critica: “Captain Fantastic” si iscrive nel filone dei film che raccontano famiglie numerose e chiuse in se stesse, guidate da un genitore con personali ed estreme idee educative, che va dal zuccheroso “Tutti insieme appassionatamente” al disturbante “Dogtooth” di Yorgos Lanthimos. L’atmosfera qui però non è del tutto rassicurante come nel primo ma nemmeno esasperata e psicotica come nel secondo; la trama è ricca di spunti di riflessione e va in profondità a toccare quesiti fondamentali su cosa significa essere genitori, su come gestire la responsabilità di formare delle persone, su quanto la libertà può essere spinta fino a diventare una trappola e su quanto sia giusto rimanere ancorati alle proprie idee, quasi tutto fosse solo un gioco di livello crescente, anche quando rischiano di mettere a repentaglio la vita dei propri cari.

In parte ispirato ad esperienze vissute in adolescenza dal regista, l’attore Matt Ross, qui al suo secondo lungometraggio, che ha vissuto da bambino nelle Comuni della California del Nord e nell’Oregon, il film si avvale di un cast, anche tecnico (con il francese Stephane Fontaine alla fotografia) di rilievo, a partire da Viggo Mortensen nella parte del padre Ben, che per questa sua interpretazione ha avuto importanti nomination e premi, a Frank Langella che impersona il nonno con gran classe, all’ottima caratterista Ann Dowd, resa celebre dalla serie “Il racconto dell’ancella”, e naturalmente i sei bravi giovani attori, su cui spicca George Mackay (il figlio maggiore), ciascuno con una personalità particolare come i loro nomi unici al mondo. A tratti i ragazzi paiono delle favolose bestioline colte, chiuse in un universo parallelo in cui non si celebra il Natale ma la nascita di Noam Chomsky e dove la Nike è solo quella di Samotracia e non una marca di scarpe, e si resta ammirati – e un po’ invidiosi – dalla loro educazione coraggiosa.

Immersa in una natura lussureggiante, la famiglia guidata dal solitario Ben ci appare per la prima volta con i volti anneriti dal trucco mimetico, intenta in un rito iniziatico di caccia, in un Eden selvaggio ma in fondo dominabile da chi è allenato per farlo, o almeno così credono. Lo si intuisce subito dall’ordine, dalla cura e dalle “comodità” che li rendono economicamente autosufficienti (la serra, gli ordinati vasi di conserva, la cisterna dell’acqua, il tutto filmato in una luce calda e piena che ne fa risaltare i colori sgargianti).

I ragazzi sono felici e intelligenti (a differenza, come si vedrà, dei loro cugini integrati nella società dei consumi) ma intuiamo che qualcosa in questo paradiso terrestre non ha funzionato, un baco nascosto: la madre non è più con loro, il padre è solo, anche se talvolta lei gli appare in sogno, rassicurandolo.

È nei brillanti dialoghi che il film dispiega la sua parte migliore, come nella scena sulla casa-pullman in cui il Ben, scoperto che la figlia adolescente legge “Lolita”, la invita darne un’opinione critica mentre tutti i fratellini le ricordano che “interessante” è una “non parola” e che deve essere più specifica, cosicché l’occasione diventa una dimostrazione pratica su cosa significa veramente fare una riflessione, una valutazione che vada al di là della semplice esposizione della trama ma ci coinvolga in prima persona divenendo fonte di insegnamento e di crescita, spingendoci a porci delle domande.

Ed è quello che fa questa storia, ci pone delle domande: se il fine giustifica i mezzi, se questo padre è il migliore del mondo o il peggiore, se ha reso i suoi figli più forti e più preparati, più liberi o più indifesi perché ignoranti del mondo esterno e dei suoi abitanti.

Il “Captain Fantastic” Ben non è un supereroe ma un uomo che crede fermamente nei suoi valori e che ha rinunciato a tutto per crescere i suoi figli, che non ha altro scopo nella vita che renderli esseri umani eccezionali (capace anche però di ammettere che “in alcune battaglie non si può vincere”); viene in mente quel “O Captain! My Captain!” di Walt Whitman pronunciato dal professor Keating ne “L’attimo fuggente”, quello struggente grido che esprime lo sgomento per il sacrificio di chi li ha guidati nel superare “il viaggio tremendo”. È per l’appunto attraverso il viaggio che i protagonisti dovranno confrontarsi concretamente con diversi stili di vita, fino a quel momento appresi solo dai libri, mettere in discussione il proprio e forse riscoprire le ragioni del loro essere diversi.

Camilla Lavazza

CAPTAIN FANTASTIC: LA SCHEDA

Regia e sceneggiatura MATT ROSS

Personaggi ed interpreti

Ben VIGGO MORTENSEN

Bodevan GEORGE MACKAY

Kielyr SAMANTHA ISLER

Vespyr ANNALISE BASSO

Rellian NICHOLAS HAMILTON

Zaja SHREE CROOKS

Nai CHARLIE SHOTWELL

Leslie TRIN MILLER

Harper KATHRYN HAHN

Dave STEVE ZAHN

Justin ELIJAH STEVENSON

Jackson TEDDY VAN EE

Claire ERIN MORIARTY

Ellen MISSI PYLE

Jack FRANK LANGELLA

Abigail ANN DOWD

Direttore della Fotografia STEPHANE FONTAINE, AFC

Scenografie RUSSELL BARNES

Montaggio JOSEPH KRINGS

Casting JEANNE MCCARTHY, CSA

Costumi COURTNEY HOFFMAN

Musiche ALEX SOMERS

Supervisore Musicale CHRIS DOURIDAS

Prodotto da LYNETTE HOWELL TAYLOR, p.g.a. JAMIE PATRICOF, p.g.a.

Prodotto da SHIVANI RAWAT, MONICA LEVINSON

Produttori Esecutivi NIMITT MANKAD, DECLAN BALDWIN

Co-Produttori SAMANTHA HOUSMAN, CRYSTAL POWELL LOUISE RUNGE Durata 120 min

 

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