Padenghe, «7 uomini a mollo» per Cinema sotto le stelle

PADENGHE - Venerdì 9 agosto alle 21 per “Cinema sotto le stelle 2019” a Padenghe sul Garda si proietta «7 uomini a mollo». La recensione di Camilla Lavazza.

Trama: Bertrand, sposato con figli, è frustrato e depresso quando decide di entrare a far parte di una sgangherata squadra di nuoto sincronizzato maschile.

Anche gli altri componenti della squadra e l’allenatrice hanno trovato nel gruppo un sostegno psicologico per i propri numerosi problemi esistenziali. Sarà con la crisi della donna e l’entrata in scena di una nuova allenatrice che decideranno di mirare più in alto…

Critica: Il titolo italiano, “7 uomini a mollo”, punta tutto sul lato della commedia ed effettivamente in molte scene si ride di gusto, ma forse l’originale “Le Gran Bain” era più adatto a descrivere una storia che riesce anche a commuovere, mischiando a volte risate e lacrime nella stessa scena, grazie ad un gruppo di attori che non fanno rimpiangere la squadra di “Full Monty”, pietra di paragone per ogni film in cui ci sia un gruppo di signori che si cimenta in discipline considerate poco maschili.

Laddove, però, i proletari di Ken Loach erano spinti da ragioni economiche, qui i nostri nuotatori sincronizzati, alle soglie dei cinquant’anni e non proprio perfetta in forma fisica, sono più che altro alla ricerca di un gruppo di auto-supporto (il regista ha dichiarato di aver ricevuto l’ispirazione frequentando gli alcolisti anonimi per la preparazione di un altro film, rimanendo colpito dall’affetto e dal calore umano ricevuti nelle sedute).

Tutti i personaggi dell’eterogeneo gruppo vivono infatti dei pesanti problemi, narrati a turno negli spogliatoi, che ci fanno consolare dei nostri: c’è chi è sull’orlo del fallimento (Benoît Poelvoorde, simpatica carogna), chi è un chitarrista rock fallito che si esibisce nelle sale Bingo (lo impersona con autoironia Jean-Hugues Anglade, ex bello-e-maledetto del cinema francese, qui in versione rockettaro della porta accanto), chi soffre la solitudine, sia sul lavoro che nella vita, chi ha il figlio balbuziente e la madre affetta da demenza senile, chi, straniero, parla solo la sua lingua (ma le sue sentenze vengono sempre accolte con grande approvazione dal gruppo) e, naturalmente, il depresso (Mathieu Amalric che interpreta con delicatezza le metamorfosi del suo mite personaggio) attraverso il quale siamo anche noi introdotti nella squadra.

A far da contrappeso a questo insieme di buffi uomini che non si preoccupano di mostrare la pancetta ed orgogliosamente si dedicano ad uno sport che fino a pochi anni fa era riservato alle donne, ci sono delle figure femminili, apparentemente più coriacee ma ciascuna con la sua intima fragilità: la moglie che sostiene da sola la famiglia, la figlia del musicista, molto più matura del padre ma pur sempre adolescente, la bionda allenatrice che, con la sigaretta in bocca, legge poesie di Rilke e Verlaine per scandire l’allenamento e dietro al dolce sorriso nasconde dei drammatici segreti, la sua ex compagna di gare, costretta sulla sedia a rotelle da un incidente, che per non essere compianta cela la sua debolezza dietro a modi da sergente dei Marines.

Non poteva mancare un omaggio al nuoto sincronizzato Hollywoodiano e alla sua indimenticabile star, Esther Williams, nella scena in cui uno dei personaggi ammira alla TV delle sequenze di Bathing Beauty(1944) e Million Dollar Mermaid (1952) che diventa anch’esso momento tenero e buffo nel paragone tra la grazia sfavillante di quelle sirene e la goffaggine della squadra dei nostri anti-eroi.

Una sceneggiatura che attraverso la comicità e la leggerezza riesce ad arrivare al cuore, a tratti un po’ sgangherata come i suoi personaggi ma capace di lasciare un messaggio positivo, di ricordare che ciò che da soli pare impossibile non lo è se affrontato insieme (perfino diventare la squadra nazionale francese ai Campionati del mondo!), che nel momento in cui si trova qualcuno con cui aprirsi senza essere giudicati si diventa veramente se stessi e che l’amicizia, superando i pregiudizi, può far diventare possibile perfino che un cerchio entri in un quadrato…

(Camilla Lavazza)

 

La scheda

Titolo originale: Le Grand Bain

Regia Gilles Lellouche

Sceneggiatura Gilles Lellouche, Ahmed Hamidi, Julien Lambroschini

Personaggi e interpreti

Bertrand Mathieu Amalric

Laurent Guillaume Canet

Marcus Benoît Poelvoorde

Simon Jean-Hugues Anglade

Delphine Virginie Efira

Amanda Leïla Bekhti

Claire Marina Foïs

Thierry Philippe Katerine

John Félix Moati

Basile Alban lvanov

Avanish Balasingham Thamilchelvan

Thibault Jonathan Zaccaï Clem Mélanie Doutey Lola Noée Abita

La mere de Laurent Claire Nadeau

Direttore della fotografia Laurent Tangy

Montaggio Simon Jacquet Musiche Jon Brion Suono Cédric Deloche, Gwennolé Le Borgne, Marc Doisne Scenografie Florian Sanson Produttori Alain Attal, Hugo Selignac Produttore associato Vincent Mazel

Durata 122 min

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