Più turisti significa necessariamente più benessere e più felicità per tutti?

LAGO DI GARDA - Le considerazioni di un lettore sulle politiche neoliberiste dello sviluppo turistico: "Non imprenditori, ma predatori". Più turisti significa necessariamente più benessere e più felicità per tutti?

Scrive il lettore: «Se il compito del governo è quello di far fatturare le aziende, come sostenne il 3 luglio del 2021 l’allora ministro del turismo Massimo Garavaglia, la ciclovia del Garda sembra essere la ciliegina sulla torta dei «compiti ministeriali» mirati ad incantare le associazioni e le categorie economiche perennemente predisposte al servilismo e alla fede nel dio denaro, e sempre pronte a rispondere solo ai propri interessi a discapito di tutto il resto. Coerentemente, Confcommercio ha «benedetto» la ciclopista del Garda, titola il 17 settembre la stampa Trentina che registra anche il favore non solo dei commercianti e albergatori trentini («l’opera andrà a costruire un nuovo straordinario richiamo per i turisti») ma persino di Legambiente («anche Legambiente aveva dato il via libera all’opera»).

In effetti, molti politici nelle nostre realtà Gardesane sono convinti che l’unica strada per il benessere dei propri cittadini sia l’espansione sul proprio territorio di nuove strutture turistiche. Agendo nella totale ignoranza della complessità del compito che sono stati chiamati ad assolvere, promettono un futuro di efficienza e prosperità, pensando che basti subordinare l’economia locale al mercato. La strada per raggiungere tale scopo passa dai capitali privati di potenti uomini di affari e dai loro profitti, glorificati dai nostri primi cittadini come eroi, unici e indispensabili agenti del progresso economico.

In questo modo il nostro territorio sta diventando terra di conquista per gli interessi di veri e propri predatori finanziari, attratti dal terreno fertile preparato dalla nostra classe dirigente, incapace di disegnare un futuro per i suoi residenti e per le sue imprese. Nasceranno così in molti comuni Gardesani i «supermercati del turismo del lusso» sponsorizzati da multinazionali provenienti dall’Alto Adige.

Questi, troveranno da noi quegli spazi «liberi» che sono a loro negati a «casa loro», a causa delle forti limitazioni protettive nei confronti dell’ambiente e di politiche turistiche che si richiamano alla salvaguardia del patrimonio naturale e culturale in opposizione alla massiccia pressione urbanistica. Gli imprenditori altoatesini risolveranno quindi i problemi causati dai cambiamenti climatici (nevicherà sempre meno, gli inverni saranno sempre più brevi e i costi per innevare artificialmente le piste sempre più insostenibili) espandendosi sul Garda, incuranti dell’analoga fragilità di questo ambiente. Il percorso è già stato spianato, pronto per la conquista del nuovo territorio da sfruttare, con i ringraziamenti della candida incompetenza dei nostri amministratori. Arriveranno più soldi sul territorio? Certo! Cambierà il paese in cui viviamo? Certamente! Anzi, completamente!

A Gargnano, sorgeranno 140 suite per un totale di 71.425 mq2, e proprio nella frazione di Formaga, indiscutibilmente il paese che ha saputo mantenere una bellezza strepitosa fino a ieri grazie a Enrico Lievi, l’unico sindaco capace di guardare al futuro e tenere lontane le sirene della speculazione, regalando ai propri cittadini un paese coeso, economicamente e culturalmente vivo (basti pensare ai dibattiti sul giornale locale, En piasa, pubblicato fino a qualche anno fa). Un gigante del pensiero politico e della buona amministrazione, se paragonato ai nani che stanno minando le fondamenta di una realtà che non sarà più la stessa, contrabbandando come necessità naturali e di pubblica utilità l’avvento di uno di questi «supermercati» del turismo.

Arriverà probabilmente qualche spicciolo in più, ma l’aumento degli affitti e la saturazione del mercato immobiliare condannerà i residenti a migrare verso destinazioni meno onerose. Subirà lo stesso effetto l’aumento significativo dei costi dei servizi che verranno scaricati sull’intera collettività.

Avremo anche più occupazione, ma di lavoratori sottopagati rispetto alla professionalità che esprimono e alle ore di lavoro loro richieste. Una pacchia, cioè, per le multinazionali del turismo e per la loro competizione al ribasso sui prezzi dei loro servizi, compresi quelli relativi al costo del lavoro. Ma la vera peste che si abbatterà su Gargnano, che ha già infettato tutto l’Alto Garda e non solo, sarà la distruzione della coesione sociale, forse fra gli obbiettivi principali del nuovo ordine economico, un contagio che gli ignari sindaci non sanno di alimentare. Saranno distrutti quei legami comuni che fanno sentire orgogliosi di appartenere e vivere in una realtà geografica, fatti di amore per il proprio territorio, reti sociali e interpersonali sostenute da fini collettivi.

Le multinazionali non sono imprenditori del turismo, ma predatori dell’identità culturale e del benessere di un territorio. Competono fra loro per depredare tutto ciò che si può trasformare in denaro in una lotta al primato a discapito delle future generazioni. Così come i predatori hanno bisogno, per vivere, di isolare i più deboli dal resto del gruppo, queste politiche neoliberiste, disarmanti nella loro antica semplicità, stanno facendo altrettanto: alimentano competizione e individualismo, convincono che ognuno deve pensare solo a sé stesso, alla propria famiglia, «deve farcela da solo», con i suoi mezzi, in modo isolato dalla collettività. Se non ha i soldi per comprare casa a Gargnano, sono affari suoi o, meglio, è colpa sua: sicuramente non è l’effetto di decisioni ingiuste e, tantomeno, un problema sociale.

Queste politiche, oltre ad allargare costantemente la forbice fra i sempre meno numerosi e sempre più ricchi e i sempre più numerosi e poveri, se ne fregano della sofferenza della maggioranza dei loro stessi ignavi sostenitori. Sono la celebrazione dell’ignoranza e dell’egoismo (come sosteneva un noto filosofo). Si fondano su richieste di meno tasse o, spesso, niente tasse per i privilegiati dall’evasione fiscale, e, di conseguenza, su meno stato sociale, meno servizi pubblici, meno educazione pubblica ma, soprattutto e in forma più evidente, meno sanità pubblica.

Le conseguenze di una sanità trasferita al mondo degli affari privati le conosciamo tutti perché le viviamo sulla nostra pelle, indipendentemente dalle idee che ognuno di noi professa. Producono un’ingiusta differenziazione di trattamento tra pazienti. I pazienti di serie A, i ricchi come i politici e i relativi seguiti famigliari e clientelari, non hanno nessun tipo di problema per qualsiasi prestazione medica. I pazienti di serie B, invece, devono aspettare serenamente, in alcuni casi anche qualche anno, per una visita specialistica o un intervento. Non vale forse la pena riflettere insieme se, pur con le dovute differenze, la consegna del territorio nelle mani delle multinazionali del turismo possa produrre effetti sociali ed economici dirompenti, analoghi a quelli prodotti nella sanità pubblica? Siamo ancora persuasi che tutto si possa risolvere con la formula magica della crescita senza limiti? Più turisti significa necessariamente più benessere e più felicità per tutti?

Nessun dubbio? Non vale forse la pena studiare le esperienze di altre realtà turistiche oggi sul lastrico, proprio per la perdita di attrattività dovuta al sovraffollamento turistico? Non è forse il caso di interrogare il sistema produttivo e il sistema sociale su come affrontare i gravi problemi contemporanei, innanzitutto il riscaldamento della terra dovuto all’attività umana e alla manomissione della natura per fini economici speculativi, e, insieme, la distruzione di quel paesaggio che è la materia prima per garantire ricchezza? Dove sono le responsabilità per quella perdita di una biodiversità unica al mondo che dovrebbe farci vergognare di fronte ai nostri nipoti e al mondo intero? Non vi sono errori di prospettiva da parte dei cultori di ideologie fallimentari, incapaci di agire all’interno dei propri confini in base alle volontà e alle necessità di chi abita il territorio? Forse dovremmo discutere più approfonditamente dell’inquinamento del bacino lacustre più grande del paese che già oggi rischia di esplodere sommergendo di batteri coli fecali turismo, commercio e noi semplici residenti? Siamo sicuri di avere chiaro in mente l’effetto delle pisciatine domenicali dei turisti delle due ruote che verranno numerosissimi, rispondendo al richiamo consumistico della «bellissima» ciclovia?

Sembrano dubbi ragionevoli dettati da nobili ideali. Eppure pare che invece abbiano lo stesso effetto sulla società reale degli altarini sacri messi a testimonianza di una fede che sta a ricordare gli «immortali principi»: addobbati di fiori che simboleggiano la speranza e la vita e da qualche cero per tenere sempre accesa la luce nelle tenebre, ma che appartengono ad un mondo a parte. Nella realtà, la contrapposizione fra la fede nel dio denaro per cui tutto deve essere mercificato e tradotto in profitti e la fede nella salvaguardia dell’ambiente per salvare l’umanità dall’estinzione, costituisce un vero e proprio scontro di civiltà. In democrazia i fiori di plastica e i lumi non spostano i rapporti di potere. Per farlo serve molta forza».

Fiorenzo Andreoli

 

 

 

 

 

 

 

 

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