Miglio Olimpico, parata di stelle a Gargnano

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GARGNANO – Oggi, sabato 21, alle 14.30 a Gargnano il Miglio Olimpico. Si corra fianco a fianco con le leggende dell’atletica, da Juantorena e Cova, da Damilano a Poli.

Un miglio, 1.609 metri, da correre fianco a fianco con le leggende dell’atletica. Un’opportunità eccezionale per gli appassionati, che oggi a Gargnano, nella prima edizione del «Miglio Olimpico», potranno sentirsi nell’Olimpo dell’atletica, partecipando ad una sgambata che sarà, davvero, una parata di stelle.

A tirare il gruppo ci saranno i «magnifici sette»: il cubano Alberto Juantorena, vicepresidente Iaaf, unico atleta ad aver vinto l’oro di 800 e 400 metri nella stessa Olimpiade, Montreal 1976; Alberto Cova, oro olimpico nei 10mila a Los Angeles 1984, mondiale a Helsinki (1983) ed europeo ad Atene (1982); il marciatore Maurizio Damilano, oro olimpico sui 20 km a Mosca 1980 e due volte mondiale sulla stessa distanza; Franco Arese, campione europeo sui 1500 nel ’71 a Helsinki; il lumezzanese Gianni Poli, trionfatore alla Maratona di New York (1986) e argento agli Europei di Spalato (1990); Franco Fava, fondista di razza; Dario Badinelli, bresciano, triplista di valore e vincitore di tanti titoli tricolore.

Tutti ospiti della Biblioteca internazionale dell’atletica di Ottavio Castellini, che ha ideato l’iniziativa. Chi si è iscritto (il termine è scaduto ieri a mezzanotte) si troverà oggi alle 14 in piazza Feltrinelli. Alle 14.30 la partenza.

Niente agonismo, tantomeno classifiche. Solo una sgambata in compagnia per il gusto di correre, lungo quei 1.609 metri disegnati e misurati da Aurelio Forti del GS Montegnargnano e Cesare Bernardini del GSA Gargnano. Partenza ed arrivo in piazza Feltrinelli e in mezzo un Miglio Olimpico che si snoda per le viuzze del borgo vecchio di Gargnano, la chiesa di San Francesco, con punto estremo a nord alle Fontanelle.

«Sarà un appuntamento fisso – promette Castellini -. Sopra, a Navazzo, c’è l’appuntamento con la Diemiglia, sotto, a Gargnano, abbiamo portato il Miglio». Che è anche l’unità di misura della più celebre delle regate del Garda, la Centomiglia del Circolo Vela Gargnano, che non poteva non essere coinvolto nell’evento e che già pensa, per il 2016, anno olimpico, a una propagazione a lago dell’iniziativa. Se ne parlerà poi, oggi è tempo di correre. Tra le stelle.

ottavio castellini
Ottavio Castellini, uomo della Iaaf, ex cronista sportivo, ideatore della Biblioteca Internazionale dell’Atletica

“El Caballo”, l’intervista

Era il 25 luglio 1976. All’Olympic Stadium di Montréal, un atleta cubano neanche ventiseienne (è nato il 21 novembre 1950: buon compleanno, dunque!) ha appena vinto gli 800 metri piani dei XXI Giochi Olimpici. Per Cuba si tratta della prima medaglia d’oro in una gara d’atletica. Poi arriverà anche l’oro nei 400. Juantorena è l’unico atleta nella storia delle 30 edizioni dei Giochi a vincere nella stessa edizione 400 e 800 metri. Nasce il mito di Alberto Juantorena. Un giornalista gli dice che ha segnato una nuova data storica. Lui risponde: «No. Non è una data storica. Domani è l’anniversario dell’assalto alla Moncada di Santiago di Cuba, la mia città. Il sangue che Fidel e i suoi hanno versato quel giorno: quello sì che è storico!», afferma alludendo al 26 luglio 1953 in cui il fallito attacco alla caserma segnò l’inizio morale della Revolución Cubana.

Sono passati quasi quarant’anni. I riccioli sono meno folti, ma l’uomo chiamato cavallo («El caballo è un soprannome che mi piace molto, il cavallo è un animale nobile ed elegante») non ha cambiato di una virgola il suo pensiero.

Oggi Juantorena da Santiago di Cuba è presidente della Federazione cubana di atletica leggera. Lo incontriamo a Gargnano, dove è giunto per rispondere alla chiamata del suo «amico fraterno» Ottavio Castellini e per partecipare al Miglio Olimpico.

Di nuovo in Italia. Che legame ha con questo paese?

«Amo l’Italia. È stata il mio trampolino di lancio. Qui, nel 1976, a Formia, ho capito di poter diventare un grande ottocentista e nel 1984 ho chiuso la carriera con un 400 sulla pista di Rieti. L’Italia mi ha portato fortuna».

Doping russo: cosa ne pensa?

«Nessuno di noi si aspettava una cosa del genere. È stata una notizia devastante. Da questa situazione si esce solo con una rivoluzione. Sul doping serve tolleranza zero».

Come se ne esce?

«I controlli a sorpresa, anche fuori dalle competizioni, sono molto utili. Ma serve un’azione culturale. Il segreto è educare i giovani. Lo sport è una parte limitata della vita: l’obiettivo non deve essere la vittoria a tutti i costi. L’obiettivo è formare uomini, persone».

Che eco hanno avuto a Ciba i fatti di Parigi?

«Cuba ha espresso una condanna totale. Queste sono cose irrazionali, inconcepibili. Quando muoiono persone innocenti non ci sono giustificazioni».

L’atletica cubana non riesce più ad esprimersi come un tempo. Perché?

«Colpa nostra. Colpa della Federazione, del Ministero, di un lavoro fatto male…». Juantorena si assume la responsabilità di questa crisi di risultati, cosa peraltro non frequente.

È possibile che Cuba prossimamente ospiti una manifestazione atletica internazionale?

«No. Non siamo ancora pronti, non ci sono ancora le condizioni».

In campo sportivo, come sono i rapporti con il resto del mondo e con gli USA?

«A livello sportivo abbiamo sempre avuto relazioni con gli Stati Uniti. All’ultima Maratona dell’Avana hanno corso 1.600 atleti e ben 556 americani».

Cosa pensa della “tratta degli atleti”?

«No me gusta! Se il trasferimento di un atleta in un altro paese è un fatto naturale, nessun problema. Quello che non va sono quei paesi che praticano il “commercio di muscoli”».

L’atletica italiana soffre. Cosa bisogna fare?

«L’Italia ha tanti giovani talenti e le infrastrutture. Serve molto lavoro da parte della Federazione. Quello che manca è l’educazione. Bisogna portare l’atletica nelle scuole, creare un sistema che produce atleti, partendo dal lavoro dei professori di educazione fisica. Tenendo sempre presente una cosa: il fine dello sport non è la vittoria ma la formazione della persona».

Oggi Juantorena taglia il traguardo delle 65 primavere. Continua ad allenarsi («Corro tre volte a settimana per 5-8 chilometri, gli altri due giorni vado in palestra»), ha sette figli avuti da 5 mogli («Il primo figlio ha 40 anni, l’ultimo è nato nel 2014. I quattro maschi li ho chiamati tutti Alberto») ed è ancora in forma smagliante.

Conclusa la sua fantastica carriera sportiva, Alberto Juantorena ha ricoperto e ricopre molti incarichi: viceministro dello Sport a Cuba, presidente della Federazione cubana di atletica. Ultima in ordine di tempo, la nomina alla vicepresidenza della Iaaf, la Federazione mondiale di atletica, per effetto dell’elezione al Congresso che si è tenuto a Pechino, in agosto. Dello Iaaf Council, lui era del resto già membro da molti anni.

Un campione vero, in pista e fuori. Uno destinato a tirare il gruppo. Quando correva un giornalista gli chiese: «Perché in pista ti volti continuamente a guardare indietro?». Risposta: «Perché non ho nessuno davanti!».

Juantorena Alberto
Alberto Juantorena fotografato ieri a Gargnano.

 

Alberto Juantorena
Alberto Juantorena in pista.

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