No other choice, il film di Park Chan-Wook al cineforum del Cristal di Salò

SALO ' - Martedì 3 febbraio alle 21.15 al Cinema Teatro Cristal Salò l'acclamato film di Park Chan-Wook sulla condizione di iper-capitalismo che vive la società sud-coreana. La recensione di Camilla Lavazza.

Il film del regista sudcoreano Park Chan-wook, considerato tra i maestri del cinema contemporaneo, è un programmazione mercoledì sera a Salò, al Crista (https://www.cinemacristal.it/lagodigarda/cineforum.html).

Trama

Una famiglia felice, padre, madre e due figli, con una bella casa, due cani, una vita serena, improvvisamente si trova ad affrontare la perdita del lavoro del padre, Man-soo, in una società ultracompetitiva che ha istituzionalizzato i licenziamenti con procedure standard e in cui è difficilissimo riposizionarsi.

Man-soo però non vuole rinunciare a tutto quello che ha ottenuto fino ad allora, non vuole che la sua famiglia debba fare il benché minimo sacrificio e, dopo alcuni fallimentari tentativi di ottenere di nuovo una posizione lavorativa in linea con le sue competenze, escogita un sistema geniale per eliminare – letteralmente – la concorrenza.

 

Critica

Cosa siamo disposti a fare in circostanze estreme? Il cinema di Park Chan-wook ruota sempre un po’ intorno a questa domanda. In “No other choice” però non è la vendetta il motore dell’azione ma il timore di una perdita: di posizione sociale ed economica, di ricordi, di quello che è sempre stato dato per scontato ma che in un attimo può scomparire sconvolgendo le nostre vite.

Il regista ci mostra un ritratto impietoso della società contemporanea, non solo coreana, in cui una brava persona, come è di fatto Man-soo all’inizio, padre amorevole, marito fedele, lavoratore integerrimo ed amante del proprio lavoro, che svolge con passione ed orgoglio, capo squadra solidale con gli operai, dopo essere stato licenziato e dopo una serie di umiliazioni, pensa di non avere “altra scelta” che soccombere ed entrare (e la sua famiglia con lui) nella schiera indistinta di chi arriva a mala pena a fine mese, oppure concepire un piano criminale dopo il quale non ci sarà davvero più un’alternativa.

È la “classe disagiata” che difende con unghie e denti la posizione acquisita, una guerra tra poveri grottesca e feroce, in un crescendo di situazioni talora drammatiche, il più delle volte bizzarre, a volte decisamente tragicomiche (come quando viene deciso in famiglia a cosa si dovrà rinunciare), in cui la violenza è allo stesso tempo estrema e impacciata, goffa e, per questo, molto realistica, capace di scatenare una serie di conseguenze imprevedibili, a cascata, un po’ come succedeva in “Fargo” dei fratelli Coen, anche se qui la situazione è completamente ribaltata ed il simpatico padre di famiglia è molto più intelligente dei due ottusi poliziotti che seguono maldestramente le sue tracce.

Lee Byung-hun, che i più hanno conosciuto come protagonista della serie Squid Game, ed è uno degli attori coreani più noti internazionalmente, interpreta Man-soo donandogli la giusta dose di furbizia ed ironia, ma anche l’insicurezza, nei momenti cruciali, che ne fa un personaggio in cui è facile identificarsi.

Accanto a lui la leggiadra ma determinata Mi-ri, interpretata da un’altra star coreana, la brava Son Ye-jin. L’alchimia tra loro è evidente, e il personaggio di Mi-ri, da semplice “spalla” diviene via via più decisivo e spiazzante.

Come la bella locandina del film, che richiede di essere osservata da vicino per coglierne tutti i particolari, anche la trama è ricca di spunti e dettagli da osservare attentamente e tutto è collegato, legato da un filo invisibile, mentre la casa appare subito centrale all’interno della storia, un po’ come in Parasite di Bong Joon-ho, ma con uno spirito differente. Qui la grande villa con giardino non è solo spettacolare ma è calda, vissuta, è un nido, un rifugio, sinonimo di famiglia, tradizione, investimento affettivo (e non solo), identità. Non è solo un luogo che definisce la nostra posizione sociale ma l’unico posto dove essere se stessi.

Centrale è anche la musica (non dimentichiamo che la figlia minore suona il violoncello), e la colonna sonora, proprio come in Parasite, interviene in alcuni momenti a conferire quell’aria di commedia grottesca sottolineando alcuni momenti di grande concitazione, in un mix straniante di ironia e violenza, come il brano “Redpepper Dragonfly” di Cho Yong-pil, suonato a tutto volume sullo stereo a dare il ritmo ad un dialogo surreale e a una lotta imbranata. In altri invece l’accompagnamento si fa struggente, con il brano Let’s Walk On di Kim Chang-Wan utilizzato per collegare un montaggio parallelo sotto una pioggia battente.

Anche il lavoro perduto non è un lavoro qualunque, Man-soo è un tecnico specializzato nella produzione di carte speciali, con tutti i riferimenti all’importanza che la carta ha sempre rivestito nelle culture orientali. Il suo licenziamento è quindi vissuto più che mai come una perdita di identità e dignità (e non aiutano certo a superare il trauma le ipocrite sedute di gruppo o gli colloqui umilianti) e, allo stesso tempo, apre a mille riflessioni sul destino dei lavoratori in generale, in un mondo in cui le “intelligenze” artificiali e l’automazione rendono sempre più superfluo e inadeguato l’apporto umano alla produzione, anche specialistica e intellettuale. Alla fine resta una domanda, esistenziale, forse senza risposta, come accade con i capolavori che ci interrogano a lungo, restandoci dentro per giorni: davvero non c’era, almeno all’inizio, per Man-soo e per la sua famiglia, “altra scelta”? Oppure, meglio, non c’è “altra scelta” per noi? E soprattutto, ne valeva la pena per loro, ne vale la pena per noi?

Camilla Lavazza

 

La scheda del film

Titolo originale: Eojjeolsuga Eobsda

Regia Park Chan-wook

Soggetto dal romanzo The Ax di Donald E. Westlake

Sceneggiatura Park Chan-wook, Don McKellar,

Lee Kyoung-mi, Lee Ja-hye

Interpreti e personaggi

  • Lee Byung-hun: Man-soo
  • Son Ye-jin: Mi-ri
  • Park Hee-soon: Choi Seon-chul
  • Lee Sung-min: Koo Beom-mo
  • Yeom Hye-ran: A-ra
  • Cha Seung-won: Go Si-jo
  • Yoo Yeon-seok: Oh Jin-ho
  • Fotografia Kim Woo-hyung

Montaggio Kim Sang-bum Musica Jo Yeong-wook

Produttori Park Chan-wook, Bak Ji-sun, Michèle Ray-Gavras, Alexandre Gavras

Produttore esecutivo Miky Lee

Durata 139 minuti

 

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