Palazzo Bettoni a Bogliaco, Presidenza del Consiglio dei Ministri della Rsi
LAGO DI GARDA - Per celebrare gli 80 anni dalla Liberazione, pubblichiamo venti articoli di Bruno Festa che ripercorrono le vicende gardesane della Rsi, dall'arrivo di Mussolini a Gargnano alla Liberazione.
Palazzo Bettoni a Bogliaco fu, sotto l’aspetto istituzionale, il più importante degli edifici della Repubblica sociale italiana. La sua funzione era legata all’operatività del Consiglio dei Ministri, che vi si tenne ben 15 volte sulle 17 totali.
La requisizione completa, inclusi giardini e parchi, fu quantificata in lire 4.500 mensili.
Gli uffici erano distribuiti nelle stanze del palazzo. Di particolare rilievo sono quelle riservate alle riunioni di Presidenza (al primo piano, dove attualmente c’è la biblioteca) e quelle non identificate dove lavorava Francesco Maria Barracu, sottosegretario alla Presidenza e Medaglia d’Oro al Valore militare. Barracu finì i suoi giorni a Dongo.
Al termine della guerra il personale della Presidenza fu il più lesto ad abbandonare le posizioni, al contrario dei due ministeri che si trovavano a Salò (Esteri e Cultura Popolare) il cui personale restò in parte al proprio posto per proteggere soprattutto gli archivi.
C’è da aggiungere qualche particolare.
Mussolini e i collaboratori più stretti, oltre a funzionari vari, abbandonò Gargnano il 18 aprile 1945. Per alcuni giorni imperversarono nel palazzo i tedeschi, ma negli ultimi giorni, quelli dal 24 al 28, fu la volta di militari fascisti, avvezzi a trattare con le carte e che sapevano come orizzontarsi tra faldoni e fascicoli. Infine, tra il 28 aprile e l’arrivo degli Alleati, il giorno dopo, è assai probabile che anche partigiani o semplici residenti del posto abbiano potuto …dare un’occhiata.
Risultato?
Quando giunsero gli uomini della Quinta Armata trovarono stufe e caminetti colmi di carte bruciate. Non si sa bene da parte di chi. Ed è molto probabile che altre carte siano state prelevate visto che le opportunità di piazzarle nelle mani di qualcuno che era interessato a utilizzarle non mancavano. Ad ogni buon conto il Generale Vendler richiamò anche i militari USA: abbiamo criticato i tedeschi per avere danneggiato il patrimonio artistico e quello culturale o archivistico, quindi vediamo di non fare come loro ed evitiamo che il nostro arrivo si trasformi in una caccia al souvenir. Testuale: “caccia al souvenir”, queste le parole utilizzate dal Generale USA.
Molte altre casse di documenti erano però ancora al loro posto e furono proprio gli americani a prelevarle da qui.
In quei giorni di fine conflitto scomparvero anche pezzi artistici, inclusi quadri e arazzi del Seicento.
L‘opera più pregiata che era arrivata a Bogliaco dal Palazzo del Viminale di Roma (che all’epoca ospitava la Presidenza del Consiglio e non il Ministero dell’Interno come adesso) era un dipinto di Jusepe de Ribera, lo “Spagnoletto”, massimo pittore iberico del Seicento, che lavorò a Napoli per metà della sua esistenza.
Una copia di quest’opera, “Giobbe nel letamaio”, venne battuta all’asta a Venezia nel 2005, 60 anni dopo il trafugamento da Bogliaco. Nel catalogo di quell’asta non risulta chi fosse il proprietario che aveva messo in vendita il quadro e, dopo l’asta, non si seppe mai chi era stato l’acquirente. Ciliegina sulla torta: la Casa d’Aste veneziana che aveva battuto il quadro fallì.
A dimostrazione di ripetuti ammanchi all’interno del Palazzo stanno due inventari, uno del 24 aprile e l’altro del 10 giugno. Nonostante il breve spazio temporale tra la stesura del primo e del secondo inventario non c’è corrispondenza: qualcosa aveva fatto in tempo a sparire.
Si rilevò che molte casse presentavano segni di apertura forzata e che fra i documenti esistenti ve ne erano alcuni (varie casse al piano terreno) di grande importanza storica e amministrativa: si trattava di atti e documenti dell’ufficio della Consulta Araldica oltre a fascicoli personali di alti funzionari del Consiglio di Stato e dell’Avvocatura di Stato.
La situazione amministrativa e di governo in provincia di Brescia era nel frattempo mutata e quando ancora a Bogliaco si incontravano i militari tedeschi per strada, a Brescia (città già liberata) erano stati nominati un nuovo Prefetto e un nuovo Questore.
Prefetto era l’avvocato Pietro Bulloni, che assunse la carica il 27 aprile.
Dopodiché, il 2 maggio 1945, quando le armi in Italia cessarono di gracchiare, uscì un proclama ufficiale indirizzato ai patrioti italiani emanato dal Maggiore Generale George P. Hays, comandante della Decima Mountain Division americana.
Il Generale spendeva parole di elogio per l’attività partigiana e ne accreditava l’importanza, ma richiamava tutti all’ordine e alla disciplina: “La buona notizia della capitolazione del nostro nemico è giunta così presto anche per il vostro coraggio, per la vostra volontà di resistere e per la vostra capacità di soldati durante il lungo periodo della dominazione nazi-fascista. Per il vostro aiuto nella causa dell’umanità io vi ringrazio in nome dei miei soldati e degli alleati. Abbiamo lavorato insieme in guerra ora lavoreremo in pace. Il pericolo di un nemico armato è cessato e di conseguenza non è necessario per voi di portare armi. Come comandante militare di questa zona è mio desiderio che in ogni comune il capo dei partigiani, il Sindaco ed il presidente del Comitato di Liberazione Nazionale, a decorrere da questa sera, stabiliscano un centro raccolta di tutte le armi in possesso di qualsiasi persona sotto la vigilanza di una guardia partigiana per evitare imbrogli. I miei soldati hanno ordine di fermare qualsiasi persona trovata in possesso di armi per disposizione delle autorità alleate. Le armi saranno ritirate e consegnate al centro raccolta e tenute sotto sorveglianza partigiana. Non voglio che questo momento di gioia sia turbato da trasgressioni a questi proclami. Il vostro rispetto alla mia richiesta è necessario”.
Contemporaneamente il Sindaco di Gargnano Giacinto Paccagnella fece affiggere un annuncio invitando “tutti i partigiani muniti del certificato rilasciato dal Generale Alexander a presentarsi a questo ufficio per comunicazioni. Il certificato del generale Alexander è indispensabile per avere la qualifica di Partigiano”.
Tutte le armi andavano consegnate, assieme a munizioni, automezzi, carburanti, lubrificanti e gomme.
Per Gargnano il ruolo di capitale della Repubblica sociale era finito.
Bruno Festa (b[email protected])

80 anni dalla Liberazione – di Bruno Festa
- Repubblica sociale italiana o Repubblica di Salò
- Mussolini a Gargnano. Perché il Garda?
- Ministeri, funzionari e archivi da Roma al Nord
- La Decima Mas nella Rocca e nella Casa del Podestà
- Il mercato nero
- Ricoveri antiaerei e trincee antischeggia
- Tunnel Gardesana
- Gardone Kriegslazarett
- Mani naziste sulle dimore storiche a Gardone Riviera e Toscolano Maderno
- Minculpop
- Il Ministero degli Affari Esteri a Villa Simonini
- Ministero Interno, La caccia all’ebreo decisa sul lago
- Ispettorato della Razza
- Bombe su Villa Bassetti, Ambasciata germanica presso la Rsi
- Palazzo Bettoni a Bogliaco. Presidenza del Consiglio dei Ministri della Rsi
- Il Quartier Generale del Duce nella Villa delle Orsoline
- Villa Feltrinelli
- Mario Boldini, partigiano delle Fiamme Verdi
- Tedeschi in fuga
- La Liberazione raccontata dalle maestre
Qui tutti gli articoli già pubblicati.

I commenti sono chiusi.