Nel cuore del “Polemos”: la guerra antica raccontata da Zanetto

SALO' - A Salò un incontro con Giuseppe Zanetto, docente di Letteratura teatrale della Grecia antica: uno sguardo lucido sulla guerra tra miti, tragedie e riflessioni per leggere il presente. Ne scrive la studentessa del classico Mariangela Fontana.

Un viaggio nell’antica Grecia per comprendere il volto più complesso e universale della guerra. È questo il cuore dell’incontro che si è svolto giovedì 12 alla Biblioteca di Salò, nell’ambito della rassegna “Storia e Storie”, con protagonista Giuseppe Zanetto, docente di Letteratura teatrale della Grecia antica presso l’Università degli Studi di Milano. A dialogare con lui le professoresse Maria Principia Betrò e Sabina D’Introno del Liceo Fermi.

Attraverso il suo saggio Polemos, Zanetto ha guidato il pubblico in un percorso affascinante tra miti e riflessioni, restituendo alla guerra la sua dimensione culturale, storica e profondamente umana, mettendone in luce contraddizioni, valori e tensioni ancora attuali.

 

Il tema della guerra di nuovo al centro

Dopo la tragedia della Seconda Guerra Mondiale, i conflitti erano stati percepiti in Europa come una realtà lontana.

Tuttavia, gli eventi degli ultimi anni hanno riportato il tema della guerra al centro della coscienza collettiva. In questo contesto, Polemos si rivela un’opera particolarmente attuale, capace di offrire strumenti per comprendere non solo il passato, ma anche le inquietudini del presente.

 

La guerra nella letteratura occidentale

La letteratura occidentale affonda le sue radici in un racconto di guerra: l’Iliade di Omero. Un poema che narra gli ultimi cinquanta giorni del conflitto troiano e che, pur immerso nella violenza dello scontro, lascia emergere profonde voci di pace.

Non si tratta di un rifiuto assoluto della guerra, inconcepibile per il mondo antico, ma di una riflessione lucida e spesso dolorosa sulle sue conseguenze. Emblematica è la chiusura del poema, con la restituzione e la sepoltura dei cadaveri: un momento di pietà anche nel cuore della distruzione, che restituisce dignità ai vinti; in questo modo l’ultima parola non è data alle battaglie ma a una profonda nota di umanità condivisa.

Zanetto ha sottolineato come il mondo greco fosse segnato da una continua “tempesta di guerre”, spesso caratterizzate da episodi di estrema ferocia che oggi definiremmo veri e propri crimini di guerra. Proprio attorno a questa realtà si sviluppa una riflessione critica che attraversa tutta la letteratura.

Un esempio potente è offerto dalla tragedia Le Troiane di Euripide, nella quale la guerra è raccontata dal punto di vista delle donne sconfitte. Particolarmente suggestivo è il discorso di Cassandra: destinata ad Agamennone, apparentemente vittima di un destino crudele, la giovane rovescia la prospettiva affermando con fierezza che i veri sconfitti sono i vincitori, destinati a pagare il prezzo della violenza. 

Pacifismo e patriottismo, ieri e oggi

Tuttavia, emerge con chiarezza come il pacifismo greco non coincida con quello moderno: non esisteva l’idea di abolire la guerra, ma piuttosto quella di denunciarne gli eccessi e le ingiustizie nel contesto concreto, nell’hic et nunc

Allo stesso modo la nostra idea di patriottismo e il modo di concepire il rapporto tra individuo e comunità è profondamente diverso da quello antico: per i Greci il cittadino è chiamato a prendere parte attivamente alla realtà della polis, dunque combattere non era il frutto di un’esaltazione ideologica, ma un dovere civico, espressione della partecipazione alla vita pubblica.

Diverso è il caso del patriottismo moderno, soprattutto novecentesco, che in molti casi si è trasformato in nazionalismo, assumendo tratti assoluti e talvolta degenerando in forme di fanatismo. In questo senso, Zanetto invita a riflettere su una distinzione fondamentale: mentre il mondo greco, pur segnato da guerre continue, manteneva una consapevolezza della loro tragicità, la modernità ha spesso rischiato di perdere questo sguardo critico, trasformando la guerra in strumento ideologico.

 

La guerra non ha mai l’ultima parola

Nel corso dell’incontro è stato citato anche il celebre saggio di Simone Weil, L’Iliade o il poema della forza, in cui la filosofa francese sottolinea come nel testo omerico tutti gli uomini, vincitori e vinti, siano ugualmente soggetti a una potenza che domina e annienta.

Significativo, a questo proposito, è anche un episodio del terzo libro dell’Iliade: Priamo, re di Troia, incontra Elena sulle mura della città e, pur consapevole del ruolo che la donna ha avuto nello scoppio della guerra, rifiuta di attribuirle la colpa, riconducendo tutto al destino. Un gesto che rivela una profonda umanità e una visione del conflitto non riducibile a semplici responsabilità individuali.

Accanto a Omero, anche Esiodo offre una lettura significativa, interpretando la guerra come un castigo di origine divina. Nonostante ciò, nella tradizione culturale greca è l’epica omerica a esercitare un’egemonia duratura, come dimostra anche il celebre certamen poetico tra Omero ed Esiodo: pur decretando vincitore il secondo (il quale cantava la vita agreste), la memoria collettiva ha consacrato il primo come fondatore della cultura occidentale.

Un incontro partecipato e ricco di spunti, che ha mostrato come la riflessione dei Greci sulla guerra continui ancora oggi a interrogarci, ricordandoci che, nonostante la violenza e la distruzione, la guerra non ha mai l’ultima parola.

Mariangela Fontana, V classico

I commenti sono chiusi.