Emilio Comici, il mito ineguagliabile (parte 2)
Dall’abisso del Carso alla ricerca del gesto perfetto: ritratto di un uomo prima della leggenda. La guida alpina Stefano Michelazzi ci parla dell'alpinista Emilio Comici (Trieste, 21 febbraio 1901 – Selva di Val Gardena, 19 ottobre 1940).
Leggi qui la prima parte.
Inizia la storia
Nel 1916, circa un decennio prima, muore un altro triestino considerato figura storica dell’alpinismo: Napoleone Cozzi.
Cozzi, famoso per le sue salite specie nel gruppo del Civetta, tra le quali in prima assoluta la Torre Venezia e la Torre Trieste, fu il primo, assieme ai membri di quel gruppo alpinistico denominato “Squadra Volante”, a concepire l’allenamento a bassa quota, come mezzo per migliorare le tecniche di scalata, da riportare poi sulle grandi pareti alpine.
Teatro della prima palestra di roccia del mondo, fu la Val Rosandra, valle carsica a poca distanza dalla città, da sempre considerata una montagna in miniatura.
Facilmente raggiungibile, grazie anche alla linea ferroviaria che la attraversava (dismessa definitivamente nel 1961, oggi trasformata in ciclo-pedonale), la “Valle”, diventa il luogo dove prepararsi e migliorarsi nell’arrampicata su roccia, attività prevalente degli alpinisti triestini.
Comici, su queste pareti, traccerà degli itinerari, i quali malgrado la loro brevità, saranno considerati banchi di prova da generazioni di alpinisti.
Inizia perciò sulle bianche paretine della “Valle” la sua ricerca della perfezione in arrampicata.
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Selezionate per te da Garda OutdoorsLa ricerca estetica del movimento, l’evoluzione della tecnica, sarà per Comici la spinta a perfezionarsi continuamente. Questo porterà poi, nel 1929, a fondare proprio da parte di Comici con altri suoi compagni di cordata, la prima Scuola di Alpinismo in Italia nell’ambito della Società Alpina delle Giulie, al fine di divulgare la nuove tecniche che sperimenta assieme agli altri componenti del G.A.R.S. (Gruppo Alpinisti Rocciatori Sciatori).
Le origini della nuova scuola alpinistica triestina
Finite le scuole dell’obbligo, Emilio Comici viene assunto presso i Magazzini Generali di Trieste, con sede al porto. Qui con altri alpinisti triestini si ritrova preso il Dopolavoro portuale, dove aveva sede anche l’ufficio del dottor Julius Kugy (“Il cantore delle Alpi Giulie”), già famoso alpinista e considerato il padre spirituale dei frequentatori delle Giulie.
In questo contesto nasce il G.A.A.G. (Gruppo Alpinisti Accademici Giuliani), il quale entrerà nel 1929 a far parte della sezione del C.A.I., Società Alpina delle Giulie, ridenominandosi G.A.R.S. .
Sede del gruppo nei pressi della Val Rosandra, sarà un vecchio mulino, già utilizzato dai membri della “Squadra Volante” facente capo a Napoleone Cozzi, il quale nel 1940 sarà trasformato in “Rifugio Alpino Mario Premuda”, che situato a soli 82 metri di dislivello dal mare è il rifugio alpino più basso d’Italia.
Nel 1927, Comici assieme all’amico Gino Razza scala la sua prima via nuova. Obiettivo della salita fu la cupa parete nord dell’Innominata nel Gruppo del Jôf Fuart, Sottogruppo della Madre dei Camosci, in Alpi Giulie. Ne esce una scalata di quasi 600 metri con difficoltà di 4° e 5°. La prima ad affrontare il versante nord del gruppo.
Già l’anno precedente con Stanislao Strekeli, vi è un tentativo alla Cima di Riofreddo, poco distante dall’Innominata, ma la poca dimestichezza colle tecniche alpinistiche, li fa desistere:
“Giungemmo con l’amico Strekeli appena ad un terzo di quel camino alto quasi 400 metri che va diritto su come una pertica, dividendo col suo intaglio per metà la parete Nord del Rio Freddo, e va a sbucare nel vano summenzionato. Ma scoraggiati di fronte a tanta verticalità, ci dichiarammo vinti fummo tanto sfiduciati che abbandonammo sul posto martello e chiodi roccia e da Eravamo all’inizio di questi ardimenti e non sapevamo impiegare gli arnesi validamente e nel giusto momento. Ma un anno dopo, con l’amico Gino Razza, salimmo per la via direttissima I’Innominata, versante Nord, via ardita che corre parallela all’ agognata parete. Imbaldanzito da questo successo ritornai a sperare e la fiamma smorzata da quella prima sconfitta si riaccese più viva che mai” (Tratto da “Alpinismo Eroico”).
Come scrive lo stesso Comici, abbandoneranno addirittura chiodi e martello dopo circa 400 metri di scalata, poco sotto a quel “Vano nero” che verrà poi superato in compagnia di Giordano Bruno Fabjan nel 1928.
Questa salita, già tentata da diversi forti alpinisti, sarà per Comici la rampa di lancio nell’Olimpo alpinistico. Il passaggio chiave, che oggi spesso viene evitato preferendo alcune varianti, verrà valutato di 5°+ e dunque per l’epoca, considerato poco distante dalla massima difficoltà raggiungibile , anche se alcuni autori lo considerarono addirittura di 6°, come A. Berti nella Guida C.A.I-T.C.I. Alpi Giulie.
Non è rilevabile se Comici superò il passaggio in arrampicata libera oppure aiutandosi (artificiale) con quell’unico chiodo che infisse per superarlo ma a quei tempi non era ancora usuale diversificare le due tipologie di arrampicata. Il 6° essendo considerato il limite umano fino alla fine degli anni ‘70, verrà spesso confuso e le salite rivalutate dai ripetitori moderni.
La consacrazione definitiva, arriverà l’anno successivo con la salita alla parete nord-ovest della Sorella di mezzo nel Gruppo dolomitico del Sorapiss, sempre in compagnia di Fabjan che sarà spessissimo suo compagno d’avventure e considerata il primo 6° italiano.
Considerando le differenze di queste salite, che non sono comunque le uniche “prime” targate Comici in quegli anni, si nota l’innalzamento piuttosto repentino delle difficoltà, segno questo, che la cura per la tecnica di arrampicata da i suoi frutti abbastanza celermente, oltre ovviamente ad una continua esperienza riguardo le tecniche di sicurezza, affinate lungo le pareti della Valle.
Molti accomuneranno la scalata di Comici a quella del celebre Paul Preuss da sempre osannato per le sue capacità arrampicatorie.

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