Liceo Fermi, la lotta della Magistratura portata a scuola
Memoria, giustizia e responsabilità civile al centro dell’incontro al Liceo Fermi con Claudio Castelli, Manlio Milani e i familiari delle vittime del terrorismo. Ne scrive una studentessa.
“La storia siamo noi” ha esordito il dottor Claudio Castelli venerdì 27 febbraio nell’incontro commemorativo della strage di Piazza della Loggia tenutosi al Liceo Fermi di Salò con Manlio Milani, presidente dell’ “Associazione Casa della Memoria”.
È stato presentato un nuovo format con un tema espanso, ovvero Il contributo della magistratura nella lotta al terrorismo e in difesa della Costituzione e della democrazia, dedicato alla memoria dei magistrati Francesco Coco, Vittorio Occorsio e Mario Amato.
Il nostro Istituto ha avuto l’onore di ospitare Claudio Castelli, già presidente della Corte di Appello di Brescia, l’avvocato Alessandro Magoni e Sergio Amato, figlio del giudice Mario Amato. L’incontro è stato coordinato dal prof. Manenti.
Abbiamo riflettuto su temi quali la nostra coscienza e responsabilità civile come cittadini, la lacerante storia repubblicana dello Stato, ma anche la sua forza democratica e la sua resistenza, e la magistratura che ci ha difeso e che tutt’oggi ci difende.
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Tramite la conoscenza, e la riconoscenza, siamo liberi.
Ci è stato illustrato il contesto storico degli anni Settanta e Ottanta, quando i magistrati italiani non si sono tirati indietro dal reagire contro le riemergenti minacce nazi-fasciste e hanno pagato il prezzo della vita per la nostra Costituzione. Sergio Amato ha usato la metafora perfetta per esprimere questo concetto: i magistrati hanno piantato il seme della Costituzione in un’Europa che, dopo la seconda guerra mondiale, era un campo incolto, e i neofascisti hanno attaccato la pianta che stava iniziando a dare i primi frutti.
Tuttavia, i magistrati non hanno smesso di lottare. Verrebbe da chiedersi il perché. Certo, alcuni allora hanno dato le dimissioni, ma altri sono rimasti. La risposta ce l’ha data il dottor Castelli: non l’hanno fatto per lavoro, bensì perché credevano in ciò che facevano. Questo “imperativo morale”, come lo ha efficacemente definito, ha impedito alla storia di ripetersi.
La catena dell’odio può essere spezzata solamente con l’amore e l’accettazione che possiamo vivere insieme nella diversità, perché è proprio da lì che nasce l’orrore: dalla paura del diverso.
Inoltre sono state poste dagli studenti diverse domande che hanno generato spunti davvero interessanti di attualità e anche un collegamento anche con il libro La banalità del male della filosofa Hannah Arendt, di cui abbiamo già discusso in occasione della Giornata della Memoria.
La violenza, ha detto Manlio Milani, riguarda tutti. È un’espressione di carattere sociale. È essenziale chiedersi perché qualcosa è accaduto, e essere sì debitori al passato, ma non suoi schiavi, bensì suoi alunni, che non si chiudono nella sofferenza ma vi recuperano un senso e riescono a camminare la strada della vita senza dimenticare.
Abbiamo considerato il valore dell’ascolto, l’importanza della ribellione dentro la non-violenza e lo scopo della pena, lo stesso Manlio Milani ha infatti ribadito con forza che la pena corrisponde alla riabilitazione dell’individuo che ha commesso il reato e che quindi la fiducia è essenziale.
In chiusura sono state fornite delle ottime riflessioni a carattere orientativo dal dottor Castelli e dall’avvocato Magoni, i quali, a partire dalle loro esperienze personali, hanno raccontato come sono arrivati alla professione che fanno ora. Ha destato particolare stupore il fatto che nessuno dei due abbia subito considerato una carriera in giurisprudenza dopo aver terminato il liceo.

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