Carpione d’allevamento: salvaguardia della specie o business?

LAGO DI GARDA - “Un Carpione allevato con mangimi, come una trota, ha il gusto di un Carpione selvaggio che popola da migliaia di anni il Garda? Lo chiede un lettore. Ecco la sua lettera.

Ci scrive un lettore, dopo la pubblicazione del post in cui davamo voce a Garda Trentino Spa, che annunciava: “Presto il carpione sulle tavole gardesane” (leggi qui).

Ecco la lettera.

«Dall’Agriturismo del Gusto (locale di mia proprietà) a “Garda con Gusto – Gourmet Experience”. Dobbiamo solo intenderci sulla termine “gusto” e capire se un Carpione allevato con mangimi come una trota sia uguale al gusto di un Carpione selvaggio che popola da migliaia di anni il Garda.

Ovviamente la spiegazione scientifica è a portata di “gusto” di tutti i lettori, basta vedere quanto costa un semplice branzino di allevamento e un branzino pescato in mare e quindi selvaggio. Provate a cucinare entrambi e giudicate!

Anche una seria analisi degli Omega 3 sarebbe in grado di mostrarci le differenze tra le proprietà salutari naturali e le “proprietà” aggiunte in allevamento, con mangimi e antibiotici.

Anche da un punto di vista economico si fa presto a capire la differenza di “valore” tra le due qualità: i nostri amici trentini lo sanno bene ed i professionisti di marketing “fremono”. Una semplice trota è venduta a 4 euro, un Carpione, grazie al nome e agli forzi di marketing, può essere venduto per 5 volte il prezzo della trota. I manager della società privata anche in questo caso “fremono”.

Dalla nascita della società Astro per l’allevamento del Carpione con il relativo “brevetto” alla inevitabile pubblicità con passerella di chef stellati usati per certificarne il “gusto”, la favola del Carpione si ripresenta in chiave moderna. La leggenda su questo pesce ci racconta che tre pescatori furono trasformati in pesci, castigati dal Dio Saturno che sentenziò: “Nemici degli Dei, vi sarà dato ciò che volete, l’oro: nell’imo fondo, qua giù, mangerete l’oro di cui siete ingordi nelle scure profondità degli abissi”. L’avidità oggi si chiama mercato ed il dio denaro non ha mai smesso di abbagliare l’uomo.

In ogni caso, sia i manager che gli esperti di marketing sbagliano. Oggi la velocità delle informazioni e i giudizi degli utenti collegati in rete è più potente degli sforzi di marketing. La qualità, l’autenticità e l’unicità di un prodotto vale molto di più strategicamente di un prodotto artificiale.

È comprensibile che una società privata miri a massimizzare i propri profitti e diverte lo spettacolo pubblicitario messo in scena sul Carpione sponsorizzando e “usando attori” dell’alta cucina. Lo spettacolo mantiene sempre la sua ambiguità, e la sua dualità.

Un cuoco professionale trae la sua autenticità e professionalità da un percorso culturale, dal fondersi di esperienze, culture e materie prime, fatto di amore per la natura, di ricerca di prodotti unici, del riconoscimento, della valorizzazione e dell’autenticità di materie prime non annacquate dalla grande distribuzione.

Dovrebbe a mio avviso essere bene ancorato alla realtà, che è quella che conosciamo tutti, che è la differenza tra un prodotto allevato da un prodotto naturale, che è la differenza di posizione tra chi aspira esclusivamente all’interesse privato e chi difende il Carpione dalle strumentalizzazioni sia private che istituzionali che rischiano di disintegrare le possibilità di salvare veramente questo gioiello unico al mondo per avidità e incompetenza».

 

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