I sindaci del Garda: “Progetto depurazione necessario e urgente: si vada avanti”

LAGO DI GARDA - I 39 sindaci del lago scrivono a Ministro e Regioni per ribadire l’urgenza e la bontà dell’opera. E respingono le accuse di procurato allarme: "Denuncia per calunnia contro chi le ha avanzate".

Ieri, martedì 9 maggio, tutti i 39 sindaci della Comunità del Garda (bresciani, veronesi, trentini e mantovani), nessuno escluso, hanno sottoscritto un documento unitario (lo puoi scaricare qui) per ribadire «l’estrema urgenza di procedere alla realizzazione ed al completamento delle opere del progetto unitario di riqualificazione e collettazione del sistema di depurazione del Garda» predisposto da Acque Bresciane e, per la parte veronese, da AGS Azienda Gardesana Servizi.

I sindaci ritengono il progetto «assolutamente prioritario rispetto ad ogni altra opera infrastrutturale riguardante la regione benacense», considerata «la valenza del corpo idrico gardesano, quale riserva strategica per l’uso idropotabile di rilevanza nazionale ed europea».

Il documento dei sindaci. intitolato «Pacta sunt servanda» (i patti vanno rispettati), è stato inviato al Ministro dell’ambiente Gilberto Pichetto Fratin, ai parlamentari gardesani, alle Regioni, ad Ato Brescia e Ato Verona, al Commissario straordinario (il prefetto di Brescia Maria Rosaria Laganà), ad Acque Bresciane e AGS.

I primi cittadini confermano «la necessità e l’urgenza della riqualificazione del sistema di depurazione del lago, in quanto il pericolo potenziale esiste ed è attuale, anche e soprattutto alla luce della sismicità del territorio. Il lento ricambio delle acque lacustri (26 anni) – scrivono i gardesani – impone di non creare situazioni di pericolo di inquinamento, fatto che la presenza della sublacuale principale Maderno-Torri e delle tante altre condotte sublacuali ad essa connesse costituisce».

I sindaci ricordano che, proprio per questo, «i docenti incaricati dal Ministero hanno posto come condizione fondamentale la soppressione delle sublacuali ed escluso il lago come corpo recettore delle acque reflue depurate». Per i sindaci la manutenzione periodica della sublacuale a cura di Acque Bresciane «testimonia il fatto che la stessa deve essere dismessa» e per questo sollecitano le autorità competenti «a procedere senza indugio alcuno alla realizzazione del progetto».

depuratore Peschiera
Il depuratore di Peschiera.

 

L’esposto per procurato allarme? “Denuncia demenziale”

Il documento dei sindaci è diffuso all’indomani dell’esposto del Presidio 9 agosto, che ha chiesto ai magistrati se si ravvisa il reato di procurato allarme a carico degli amministratori gardesani che da tempo ribadiscono la necessità di dismettere le tubature sublacuali, ritenute ormai a fine vita.

La presidente della Comunità del Garda, Mariastella Gelmini, «respinge al mittente le accuse di procurato allarme in merito alla situazione delle condotte sublacuali trasportatrici dei reflui fognari al depuratore di Peschiera. Tra pochi giorni la società Acque bresciane renderà pubblica la relazione sullo stato dei manufatti, alla luce di apposite e circostanziate indagini commissionate ad una società specializzata. In ogni caso, trattasi di manufatti che hanno raggiunto lo stadio di obsolescenza, come peraltro sancito nella progettazione originaria di oltre quarant’anni fa. La risorsa idrica gardesana, 50 km cubi di acqua di ottima qualità, circa il 40/%della risorsa idrica disponibile italiana, un patrimonio di inestimabile valore per l’Italia e per l’Europa, non deve assolutamente correre il rischio di essere compromessa. Chi dice il contrario e, conseguentemente, rallenta le opere di riqualificazione del sistema, si assume gravissime responsabilità, ambientali, economiche e , soprattutto, sociali in merito al vitale uso idropotabile di tale risorsa idrica. La Comunità del Garda – conclude Gelmini – si riserva di adire le vie legali in contrasto a infondate calunnie che inficiano l’onore e la buona fede dei propri Amministratori. Mariastella Gelmini Presidente della Comunità del Garda.

Sulla stessa linea il sindaco di Salò, Giampiero Cipani, che rincara la dose: «Se il confronto rimane sul piano tecnico e politico mi sta bene – dice -, ma dal momento che c’è un esposto che ci accusa di procurato allarme, la questione si sposta sul piano penale. Allora deve essere chiaro che anche questi signori saranno chiamati a rispondere penalmente». Cipani è convinto che l’accusa di procurato allarme per aver sostenuto l’urgenza di un nuovo sistema di depurazione si rivelerà del tutto infondata, «ma allora – dice – andremo fino in fondo e anche chi mi accusa dovrà rispondere penalmente delle sue affermazioni, che si configurano come un reato di calunnia».

Laconico Angelo Cresco, presidente Azienda Gardesana Servizi: «Il documento unitario, sottoscritto da tutti i sindaci, rappresenta appieno l’atteggiamento della Comunità del Garda. Questa è la miglior risposta alla provocazione della demenziale denuncia presentata. Con questo documento si ribadisce la posizione, più volte assunta da Azienda Gardesana Servizi e dai sindaci suoi soci”.

Lo schema del progetto per la depurazione del Garda Bresciano, con i depuratori (D) di Gavardo e Montichiari sull’asta del Chiese.

 

Storia di un progetto contestato

Per chi si fosse perso le puntate precedenti, ecco una breve storia della questione.

Il sistema di depurazione fognaria del Garda, risalente agli anni ‘70, deve essere riqualificato per tutelare le acque del lago. Il depuratore di Peschiera, dove arrivano i reflui bresciani e veronesi, è sottodimensionato: ha una capacità di 330mila abitanti equivalenti, a fronte di un’esigenza che supera i 500mila. Inoltre le tubazioni, comprese quelle sublacuali, sono vecchie. Da qui l’esigenza di un nuovo sistema.

Nel 2017 Ministero dell’Ambiente, Lombardia e Veneto, Ato di Brescia e Verona e Ats Garda Ambiente (i Comuni del lago) firmano una convenzione in base alla quale Roma stanzia 100 milioni per il progetto di collettamento e depurazione (si prevede un costo di 230 milioni, compresa la parte veronese). Nel 2018 Acque Bresciane chiede all’Università di Brescia uno studio con più soluzioni progettuali.

Nel 2019 viene scelta la soluzione del doppio depuratore Gavardo-Montichiari, con scarico nel Chiese. Ma i Comuni dell’asta del Chiese protestano. Il 30 novembre 2020 la Provincia approva la «mozione Sarnico», in base alla quale i depuratori devono essere realizzati nei territori che vanno a servire. A quel punto però sono i Comuni gardesani e mantovani a protestare. Lo stallo è totale. Così, nel giugno 2021, si arriva al commissariamento del Governo. Il prefetto di Brescia, nominato commissario straordinario per la depurazione, ribadisce che il progetto Gavardo-Montichiari è il migliore dal punto di vista tecnico e ambientale. Ad Acque Bresciane non resta che predisporre il progetto di fattibilità.

A inizio 2023 il cda di Acque Bresciane avrebbe dovuto avviare la procedura di gara per affidare la progettazione definitiva, incarico del valore di almeno 4 milioni di euro, Iva esclusa (l’ammontare dei lavori è calcolato in 118 milioni). Costi, sia per la progettazione che per le opere, che poi sono aumentati parecchio.

Sarebbero stati invitati a presentare un’offerta tecnico-economica i dieci studi che nelle “pre-selezioni” chiuse a settembre dimostrarono di avere i requisiti richiesti. Ma nel cda è venuto meno il numero legale. Poi il cda di Acque Bresciane è di fatto decaduto. Il 30 marzo 2023 si è dimesso il presidente Gianluca Delbarba, seguito da tre dei quattro consiglieri (il 6 aprile le dimissioni di Antonella Montini, il 18 aprile quelle di Teresa Vivaldini e Marco Franzelli).

Salta così l’approvazione del bando per l’affidamento della progettazione definitiva da parte del cda. Ma il commissario straordinario, il prefetto di Brescia Maria Rosaria Laganà, intima ad Acque Bresciane di convocare l’assemblea dei soci e procedere.

Così avviene il 5 maggio 2023: l’assemblea di Acque Bresciane approva la seconda fase della procedura di gara (invito ai soggetti qualificati a presentare un’offerta tecnico economica per la progettazione definitiva) con il voto dei tre dei quattro soci, Aob2 Cogeme (79,10% delle quote), Garda Uno (18,11%) e Sirmione Servizi (0,55%), mentre la Provincia di Brescia (2,24%), rappresentata dal consigliere delegato al ciclo idrico Gianpaolo Natali abbandona l’aula prima del voto (ne abbiamo scritto qui).

 

 

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