Verso i Mondiali Giovanili di Arco: gli arrampicatori per la Palestina lanciano la mobilitazione
Da Malga Fos-Ce l’appello di Marzio Nardi: «La comunità dei climber non può restare in silenzio davanti alle violazioni dei diritti degli atleti palestinesi». Sotto la lente il ruolo della federazione israeliana.
TRENTO — La visibilità internazionale dello sport come cassa di risonanza per i diritti umani e le tensioni geopolitiche del Medio Oriente. In vista del World Climbing Youth Championship, il campionato mondiale giovanile di arrampicata in programma ad Arco (Trento) dal 18 al 25 luglio, la comunità dei climber si mobilita. Il pretesto per l’apertura del dibattito è arrivato da Malga Fos-Ce, sopra l’abitato di Brentonico, durante l’iniziativa solidale “Alp Sumud per Gaza”.
Dal cuore del Trentino, territorio storicamente legato alla cultura della montagna e della verticalità, è stato lanciato un duro appello formale alla Federazione Internazionale di Arrampicata Sportiva (IFSC). A farsene portavoce è stato Marzio Nardi, figura di spicco e pilastro dell’arrampicata italiana, noto per il suo lungo passato come tracciatore del prestigioso Rock Master di Arco. Intervenendo a nome del network internazionale Climbers for Palestine, Nardi ha chiesto formalmente l’esclusione della federazione israeliana dai circuiti internazionali.
L’arrampicata come strumento di normalizzazione politica
La tesi sostenuta dal movimento e dalle numerose sigle associative del territorio trentino — tra cui Arci, Sat Brentonico, UISP, Forum Trentino per la Pace e BDS Trentino — verte sulla stretta interconnessione tra la disciplina sportiva e il territorio in cui essa si sviluppa. Secondo Climbers for Palestine, la Israel Climbers Association (ILCA) starebbe attivamente contribuendo alla “normalizzazione” dell’occupazione militare della Cisgiordania.
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Selezionate per te da Garda OutdoorsI promotori della campagna denunciano come numerose falesie promosse, attrezzate e valorizzate turisticamente dalla federazione israeliana ricadano di fatto all’interno dei territori palestinesi occupati, venendo impropriamente integrate nel sistema sportivo nazionale israeliano. «Continuare a considerare l’ILCA una federazione come le altre», sostengono gli attivisti, «significa legittimare la violazione del diritto internazionale e contravvenire ai principi etici di uguaglianza, inclusione e neutralità che dovrebbero guidare lo sport mondiale».
«La comunità dell’arrampicata non può restare in silenzio davanti alle violazioni dei diritti dei climber palestinesi. Lo sport non vive in un vuoto isolato, ma risente delle condizioni materiali, dei confini e dei diritti negati a chi lo pratica». — Marzio Nardi
Detenzioni e restrizioni sul campo: il caso Wadi Climbing
L’appello poggia su denunce strutturali che la comunità degli arrampicatori palestinesi porta avanti da anni. Oltre ai severi limiti alla libertà di movimento e ai checkpoint militari che ostacolano l’accesso alle pareti naturali della Cisgiordania, la campagna accende i riflettori sulla repressione diretta degli atleti.
Vengono citati i casi emblematici registrati nel corso del 2024, quando le autorità israeliane hanno tratto in arresto due note arrampicatrici palestinesi, Yara Abu Hashish e Baraa Odeh, entrambe figure chiave di Wadi Climbing, l’associazione locale dedita allo sviluppo dell’arrampicata e del parkour come strumenti di emancipazione sociale e resilienza culturale a Ramallah e in Cisgiordania. Abu Hashish è stata fermata durante un’operazione militare a Ramallah, mentre Odeh è stata sottoposta al regime di detenzione amministrativa senza la celebrazione di un regolare processo. Episodi che, per il movimento internazionale, testimoniano una pressione sistematica sulla comunità sportiva palestinese.
Una rete di monitoraggio per i Mondiali di Arco
La scadenza di luglio rappresenta un terreno di confronto cruciale. I Mondiali Giovanili di Arco richiameranno nel Garda Trentino centinaia di atleti provenienti da decine di nazioni, offrendo una vetrina mediatica globale che gli attivisti intendono utilizzare per sensibilizzare l’opinione pubblica e le delegazioni estere presenti.
Al termine del vertice di Malga Fos-Ce, la rete delle associazioni trentine ha siglato un impegno operativo per organizzare dibattiti, presidi informativi e momenti di contro-informazione durante l’intera settimana del campionato mondiale. L’obiettivo dichiarato non è il boicottaggio dell’evento giovanile in sé, bensì l’attivazione di una “diplomazia dal basso” capace di costringere le istituzioni dello sport ad assumersi la responsabilità dei valori che dichiarano di difendere nei propri statuti.
Parallelamente alla richiesta di sospensione indirizzata alla IFSC, le palestre di arrampicata italiane ed europee sono invitate a valutare l’adesione alla campagna SPLAI (Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana), promossa da BDS Italia, come segnale tangibile di solidarietà. Iniziative analoghe, conclude la nota di Climbers for Palestine, si stanno moltiplicando in diversi Paesi europei, a dimostrazione di una frattura sempre più evidente tra la base degli appassionati e i vertici delle federazioni internazionali.
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