Ddl caccia, le mani sulla natura
Al fianco di animalisti e ambientalisti, anche la Federazione per il riconoscimento dei diritti del lago di Garda denuncia una legge che, oltre ad ampliare gli spazi per l’attività venatoria, rischia di colpire chi protesta e di allontanare l’Italia dalla tutela di animali, ambiente e futuro delle nuove generazioni.
Riceviamo e pubblichiamo l’intervento della Federazione per il riconoscimento dei diritti del lago di Garda in merito alla legge sull’attività venatoria.
«Sappiamo tutti che il DDL sulla caccia (lo puoi leggere qui) è passato al Senato. Sappiamo, essendone stati protagonisti, che le associazioni animaliste e ambientaliste hanno chiesto che fosse ritirato. Non elencheremo i punti della proposta di legge perché noti a tutti, tuttavia ci soffermeremo su alcuni aspetti del DDL per noi molto inquietanti.
Il primo è il seguente: chi protesta contro le varie modalità di concretizzazione della caccia può essere multato fino a euro 900. La protesta è temuta, come le altre proteste per le quali le pene sono inasprite. Ci deve essere qualcuno che ha paura e che non è capace di gestire il dissenso.
Mentre nel mondo, compresa l’Europa, da anni si cerca di salvaguardare gli animali e l’ambiente, l’Italia va in senso contrario: non tutta l’Italia, per fortuna. Malati di un antropocentrismo sconvolgente, lor signori non si curano neppure del futuro dei figli, che vivono e vivranno in un ambiente sempre più degradato.
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Selezionate per te da Garda OutdoorsL’etica, che dovrebbe guidare le azioni degli uomini, è la grande desaparecida del nostro tempo. E’ scomparsa anche per tutti quei fedeli della chiesa cattolica (sarebbe meglio dire il parlamento italiano) che se ne infischiano.
Sordi agli appelli di ben due pontefici, propongono la strage degli animali e l’inquinamento dei suoli.
L’appello alla salvaguardia del creato cade nel vuoto delle loro coscienze. Il pontefice Leone XIV ha compreso che la caccia è uno dei tanti modi di affermare un potere assoluto sugli animali e sulla natura, in considerazione di un presente che si immagina lucroso nel senso che porta voti, soldi e potere. Il potere, in un mondo in una crisi climatica devastante!
Non siamo noi i primi a sottolineare come il linguaggio che descrive la relazione di dominio sugli animali sia lo stesso di quello usato nella relazione con le donne (non per tutti gli uomini, per fortuna); non siamo noi i primi a sottolineare come, nella gerarchia antropocentrica degli esseri, prima ci siano i maschi, bianchi e benestanti, poi le donne e gli animali e da ultimo la natura.
Si cerca di controllare, di sottomettere ciò che si teme (e non c’è bisogno di scomodare la psicanalisi) e che si pensa sfugga al controllo: le donne e gli animali. Se non ci fossero gli animali la nostra vita sarebbe un inferno. Siamo noi a dipendere da loro. Anche gli uomini, anche loro, sono animali, forse i più paurosi.
L’istinto della caccia (una caccia veramente facile con gli attuali strumenti di morte) tanto esaltato ed esibito (ancora?!) può essere controllato: non si controllano forse gli altri istinti? E qui ci vuole Freud: la civiltà si regge sulla repressione e sulla sublimazione degli “istinti”: nella società italiana attuale l’istinto di morte, con l’aggressività e il sadismo, come quelle di cui è intriso il DDL, sembrano avere il dominio incontrastato sulle pulsioni di vita.
L’antropocentrismo, la paura, la violenza, la totale assenza di empatia con gli animali e la natura, l’ignoranza delle conoscenze scientifiche, biologiche, biochimiche, fisiche ed etologiche connotano il DDL.
Mentre il mondo ha già variamente riconosciuto i diritti degli animali e persino degli enti naturali non biologici, l’Italia sembra un popolo di trogloditi con la clava e la mutanda di pelle di coniglio».
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