Disclosure Day, il nuovo film di Steven Spielberg nei cinema del Garda

Nella sale la nuova opera fantascientifica di Steven Spielberg. La recensione di Camilla Lavazza.

Trama

Il tecnico informatico Daniel Kellner sottrae dal luogo di lavoro delle informazioni segretissime, convinto che il mondo debba conoscere la verità, sostenuto da un gruppo di ribelli con a capo il misterioso Hugo. Contemporaneamente, Margaret Fairchild, una conduttrice del meteo, scopre di avere dei poteri straordinari.

Entrambi sono legati da un destino comune e, per incontrarsi, dovranno sfuggire alla cattura da parte di un’organizzazione para-governativa, guidata dal glaciale Noah, che non vuole che il segreto venga svelato.

 

Critica

Disclosure day è uno di quei rari film che riescono ad essere, allo stesso tempo, intrattenimento purissimo e sferzante attualità, restando in una zona di apparente semplicità e divertimento, calati nella contemporaneità (con la presenza inevitabile dei cellulari, probabilmente non molto amati dal regista, se si pensa alla sottile ironia della scena in cui Margaret lo distrugge accuratamente sotto le ruote dell’auto) ma con una solida base di avventura ed azione “vecchio stile”, girate in modo impeccabile: l’adrenalinica scena del treno, di cui si apprezza la realizzazione senza CGI, e l’’inseguimento con la flotta di auto nere, ripresa dall’alto, sono da manuale.

Ci ritroviamo tutta la capacità di Spielberg di gestire con fluidità concitate scene di massa, inserendo lunghi piani sequenza che sono sempre funzionali al crescere della tensione, il fascino degli “Incontri ravvicinati del terzo tipo” e la capacità di farci tornare adolescenti che si stupiscono, emozionano e si pongono domande.

I protagonisti infatti sono due adulti che hanno perduto i loro ricordi di bambini e diventa presto palese che tutti i personaggi che cercano di comportarsi razionalmente, “da adulti”, (come il fidanzato di Margaret), non possono comprendere la verità e ne verranno esclusi. Non a caso il personaggio di Hugo viene inquadrato nel corso della storia immerso in quello che pare proprio un set cinematografico in costruzione, ricordandoci che la funzione del narrare, l’arte in generale (ed i ricordi) sono fondamentali per comprendere la realtà.

Entrambi i protagonisti ripetono più volte: “Cosa sto facendo”, e sono guidati da una specie di destino che li trascina e li guida una verso l’altro, mentre intorno a loro opposte forze si fronteggiano per aiutarli od ostacolarli.

Interessante pure che Jane, la fidanzata di Daniel, sia una ex suora novizia, interpretata dalla brava Eve Hewson, ed è infatti affidato a lei il dialogo che è un po’ il cuore tematico del film, in cui si pone il quesito se la scoperta dell’esistenza di esseri extraterrestri eliminerebbe le religioni e sconvolgerebbe le persone al punto di creare il caos nel mondo.

Il cuore emotivo di questo Giorno della rivelazione è però la potentissima idea dell’empatia (in questo caso superpotere extraterrestre) capace di disarmare (letteralmente) chiunque.

Alle domande esistenziali si arriva per gradi e senza appesantire lo scorrere della vicenda, con un inizio che pare un videogioco di Wrestling e che ci catapulta subito nel mezzo di un’azione già iniziata, senza spiegazioni, con buoni e cattivi già impegnati a lottare per un oggetto alieno e, si intuisce, pericoloso, come tutti gli oggetti “magici”.

Colin Firth si rivela subito un villain originale, pacatamente spietato, ed Emily Blunt spicca su tutto il cast, mischiando ironia ed azione (un po’ nello spirito di Indiana Jones), producendosi in una performance già divenuta di culto, quella in cui, durante la diretta meteo, inizia a parlare una lingua aliena (tutta frutto della sua bravura e non di creazioni artificiali, essendo stata registrata in studio partendo da suoni gutturali e sospiri da lei stessa ideati).

L’apporto di Janusz Kamiński alla direzione della fotografia e di John Williams per la musica crea il mix perfetto per immergerci totalmente nell’universo del regista, risvegliando emozioni legate ai nostri ricordi cinematografici.

La sceneggiatura di David Koepp mantiene alta la tensione per tutta la durata della storia, ed è ottimo anche il lavoro al montaggio di Sarah Broshar, che lo firma per la prima volta da sola, dopo aver assistito per anni Michael Kahn, editor di quasi tutti i film di Spielberg fin dai tempi di “Incontri ravvicinati del terzo tipo”. Gran parte del fascino di questa nuova opera del regista di “E.T.” consiste proprio forse nel saperci riportare cinematograficamente ad un periodo in cui anche il cinema d’azione e d’avventura sapeva farci riflettere, non spaventava solo per il gusto di terrorizzare, e lasciava sempre aperta una speranza.

Partendo dalla raffigurazione di un mondo terribilmente attuale, in cui i giornalisti televisivi, impeccabili dietro le loro scrivanie, annunciano al pubblico di essere sull’orlo della terza guerra mondiale, Spielberg ci rassicura, restituendoci un po’ della nostra innocenza, contro il cinismo e la disillusione di tanti altri cineasti contemporanei, toccando temi odierni (il primo pensiero, per quanto riguarda la legittimità e pericolosità della rivelazione dei segreti, corre sicuramente ai casi Wikileaks e agli Epstein files), fake news, teorie del complotto (al centro del recente e bellissimo, seppur agli antipodi, Bugonia di Lanthimos) e naturalmente gli amati extraterrestri, che proprio il suo cinema ha reso parte del folclore statunitense (pensiamo all’Area 51 e all’incidente di Roswell, citato naturalmente anche in Disclosure day, e pure ai cerchi nel grano, qui ricreati in una scena ad alto potere spettacolare).

Il messaggio finale (miracolosamente questo è Cinema che non fa solo domande ma riesce anche a prendere posizione) riguarda ancora una volta l’empatia, la capacità di non soffocare le nostre emozioni (la scena più intensa del film riguarda proprio l’incontro, non con gli extraterrestri, ma con le persone care del passato) e di “ascoltare”.

La verità più difficile da rivelare, sembra dirci Spielberg, non è se esistano o meno gli omini verdi (o grigi) ma è sempre quella che riguarda noi stessi.

Camilla Lavazza

Scheda del film

Regia e soggetto: Steven Spielberg

Sceneggiatura: David Koepp

Interpreti e personaggi

  • Emily Blunt: Margaret Fairchild

  • Josh O’Connor: Daniel Kellner

  • Colin Firth: Noah Scanlon

  • Eve Hewson: Jane Blankenship

  • Colman Domingo: Hugo Wakefield

  • Wyatt Russell: Jackson

  • Henry Lloyd-Hughes: Casper Boyd

Fotografia: Janusz Kamiński

Montaggio: Sarah Broshar

Effetti speciali: Mark Bero

Musica: John Williams

Scenografia: Adam Stockhausen

Costumi: Paul Tazewell

Trucco: Judy Chin

Produttori: Steven Spielberg, Kristie Macosko Krieger

Produttori esecutivi: Adam Somner, Chris Brigham

Durata 145 minuti

 

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