Vandali sul Pizzocolo: “Venghino, venghino, siore e siori!”
TOSCOLANO MADERNO - La guida alpina Stefano Michelazzi interviene sulla vicenda dei vandalismi sulla segnaletica della cresta del Pizzocolo, con frecce non ufficiali che portavano gli escursionisti verso un canalone pericoloso.
“Venghino, venghino, Siore e Siori!”
In questo modo, l’imbonitore apostrofava i passanti al fine di farli entrare nel tendone circense o nel baraccone della fiera di turno. La promessa di grandi meraviglie mai viste prima condiva infine l’arringa.
L’Alpinismo non è e non è mai stato una “cosa seria”, ovvero per sua natura non dev’essere un’attività necessaria, di vitale importanza. Il boscaiolo che sale le montagne per il taglio delle piante, il pastore che si inerpica su rocce impervie alla ricerca di nuovi pascoli o scorciatoie varie non sono alpinisti. Per loro e per altre svariate attività montane, salire o scendere i pendii, anche molto difficili a volte, significa procacciarsi il cibo. E’ “cosa seria”. L’unica filosofia che incarna è quella di riempire il piatto di minestra alla sera.
L’Alpinismo no! L’Alpinismo è rappresentato molto bene da quel libro scritto dall’alpinista francese Lionel Terray: “I conquistatori dell’inutile”. E’ la realizzazione di sogni, sogni diversi, sogni uguali, ma sogni.
Però, malgrado non sia “cosa seria”, mette in gioco la cosa più seria: la vita.
Si può benissimo definire l’Alpinismo: un gioco. Un gioco senza regole scritte, senza limitazioni. Sono gli alpinisti stessi che determinano le “regole” del momento, modificandole di volta in volta, inventando ogni qualvolta, un gioco nuovo.
Un gioco dove si “scommette d’azzardo”, coscientemente.
Volersi ergere a giudice di questo gioco, voler imporre delle regole scritte, può essere un’azione molto pericolosa che apre le porte al dramma.
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Selezionate per te da Garda OutdoorsE’ di questi ultimi anni, la nascita di una moda inquietante. La tracciatura di sentieri più o meno difficili da parte di irresponsabili ignoranti, al fine di mettere in sicurezza (ecco che ritorna il tema di cui ho già scritto), itinerari anche alpinistici che non sono alla portata di tutti ma che, se segnalati ogni mezzo metro, danno l’immagine del facile e frequentabile, anche a chi, senza o con poca esperienza, vi si affaccia.
Il caso recentissimo della tracciatura selvaggia, delle creste del Monte Pizzoccolo sull’Alto Garda bresciano, da parte di ignoti (qui la notizia sul Giornale di Brescia), ne è un palese esempio.
Già da anni questa pratica insensata, esercitata da personaggi che si ergono a difensori della sicurezza, ha causato diversi incidenti. In alcuni siti dolomitici ed in altre zone montuose del Veneto.
Ora è approdata anche tra i Monti del Garda, con le stesse modalità di aumento esponenziale del rischio per chi ignaro si fida delle indicazioni. Prova ne sia che a seguito di questo imbrattamento dei percorsi già più volte il Soccorso Alpino è dovuto intervenire per portare in salvo escursionisti fuorviati dalle indicazioni in stile “Briciole di Pollicino” (ne abbiamo ad esempio scritto qui), fidando appunto nel fatto che se l’itinerario è ben segnalato, allora non sarà poi tanto difficile.
Ovviamente questi imbrattatori, verniciando ovunque, creano anche un danno ambientale piuttosto serio, nel tentativo di addomesticare il non addomesticabile.
Ma chi sono questi fenomeni da baraccone, che come l’imbonitore fieristico, attirano i passanti ignari?
Non è dato saperlo.

Questi “signori” rimangono solitamente ignoti, nascosti dietro al fatto che nessuno li ha visti e godendo della loro idiozia, la quale da buoni idioti, li spinge a credere di essere i “salvatori dell’umanità”, mentre invece sono i creatori di trappole euristiche, responsabili di incidenti che almeno per ora e solo per fortuna non hanno portato a conseguenze letali.
Già da tempo ho avuto modo di segnalare questo fenomeno emergente, in altri sentieri dell’area, sfociato appunto in un danno adesso ben visibile, sulle predette creste. Le risposte alle denunce che feci con tanto di report fotografico, non portarono a nulla. Chi di competenza, non comprese ciò che stava succedendo e nessuna iniziativa o ben poca cosa venne fatta per controbattere il fenomeno.
Cosa fare allora per sfatare questa deriva pericolosa?
Beccarli sul fatto sarebbe la cosa più “redditizia”.
Si segnalano alle autorità con conseguente denuncia. La tracciatura dei sentieri è contemplata nelle leggi regionali, che ne regolarizzano sia le figure autorizzate, sia le modalità, proprio per evitare diverse derive di danni ambientali ed alle persone.
Ma questo può accadere soltanto per caso.
Allora?
I modi più efficaci per controbattere questo fenomeno, sono quelli della divulgazione, come ad esempio vuole essere questo articolo, dell’acculturamento nelle scuole, nei diversi circoli sportivi o comunque che abbiano un interesse nella frequentazione dell’ambiente naturale, l’immediata rimozione delle opere (ha provveduto il CAI, ndr), la tracciatura idonea con cartellonistica apposita, indicante le difficoltà del percorso.
Modi più o meno semplici per dare una risposta adeguata ad un fenomeno che se diventasse seriale potrebbe veramente creare delle situazioni tragiche.
Finora di queste iniziative se ne sono prese poche da parte degli enti preposti ed in certi casi nessuna.
Forse è il momento di agire, oltre alle parole di condanna.
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