La Decima Mas nella Rocca e nella Casa del Podestà

LAGO DI GARDA - Per celebrare gli 80 anni dalla Liberazione, pubblichiamo venti articoli di Bruno Festa che ripercorrono le vicende gardesane della Rsi, dall'arrivo di Mussolini a Gargnano alla Liberazione.

Cinquanta lettere autografe di Ugo Foscolo a Marzia Martinengo, una copia de I Sepolcri, l’albero genealogico delle famiglie Martinengo e Caleppio e le postille autografe di Pietro Bembo (sec. XVI), le Bolle pontificie in favore dell’Ordine della Madonna del Monte Carmelo (1481) e le lauree di Giovanni Alberto Fusari (Bologna, 1647) e Giuseppe Zorzi (Padova, 1782). fino ai tre autografi di Achille Ratti, divenuto papa Pio XI, e l‘Opera Omnia di Virgilio, del sec. XIV.

Tutto ciò, e molto altro, rappresentava il selezionato tesoro custodito dalla Fondazione Ugo da Como di Lonato nel 1944, quando gli uomini della Decima Mas di Junio Valerio Borghese si presentarono sulla soglia. Volevano entrare. Anzi: l’edificio era stato requisito per loro.

Eppure un patrimonio di questo genere meritava la massima tutela, assieme all’edificio che lo conteneva: la Casa del Podestà e la vicina Rocca Visconteo Veneta.

Si diedero da fare in questa direzione i responsabili della struttura creata dal Senatore Ugo da Como con il sostegno convinto di acuti intellettuali quali Ugo Baroncelli e Maria Schellembrid Buonanno. Lo stesso Presidente, Senatore Carlo Bonardi, raccomandò al Soprintendente di sollecitare al Ministro dell’Educazione Nazionale un decreto di requisizione della Rocca e delle altre costruzioni per utilizzarle a deposito delle biblioteche e di altre opere. Con questo vincolo si sarebbe impedito il peggiore degli utilizzi, ovvero quello militare.

Le prospettive parevano buone, specie dopo l’avvallo del Colonnello delle SS Alexander Langsdorff, docente di Archeologia poi riciclato a comandante del Kunst Bibliothek und Archivschutz (Protezione Arte, Biblioteche e Archivi), incaricato da Heinrich Himmler di dirigere l’ufficio del Kunstschutz germanico in Italia, e del professor Leonardo Bruhns, direttore della Bibliotheca Hertziana di Roma.

Ma nonostante le cose si fossero messe bene, non finì così.

Partiamo dall’inizio.

Il Consiglio di Amministrazione della Ugo da Como aveva autorizzato Gianfranco Papa, Ugo Baroncelli e Giovanni Rovida a muoversi per salvaguardare l’integrità dei beni, partendo dalla catalogazione dei poco meno di 400 incunaboli. Ma c’erano anche quadri, bronzi e oggetti artistici, materiale da imballare nelle cassapanche negli angoli più riparati e nella Sala Antica, previo puntellamento delle travi del soffitto e copertura dello stesso con uno strato di sabbia nella sovrastante Sala Cerutti, e murando le entrate della Sala.

Parte dei libri trovò rifugio nella vicina cappella laterale nella chiesa di S. Antonio che, con il soffitto a volta in mattoni, offriva maggiore garanzia rispetto alla Casa del Podestà che aveva soffitti in legno. La chiesetta era a pochi metri e ospitava materiale della Biblioteca Queriniana di Brescia.

A Lonato molti alloggi risultavano già requisiti per gli ufficiali germanici e della Marina fin da gennaio 1944 e a marzo si parlava di duecento marinai tra ufficiali e truppa. A settembre continuavano ad affluire uomini della Marina e della Decima Flottiglia Mas.

Da Lonato, nel frattempo, si insisteva nel sollecitare il Ministero dell’Educazione Nazionale perché requisisse questi spazi per finalità culturali, scongiurando l’inquietante arrivo di soldati.

Sottolineando un aspetto rilevante: le requisizioni per i militari erano frequenti e diffuse ma non avevano mai riguardato musei, biblioteche o addirittura un monumento nazionale come la da Como. La Rocca, poi, poteva essere individuata facilmente e finire nel mirino degli aerei alleati.

Infatti, in seguito (la sera del 2 dicembre 1944) caddero tre bombe, una delle quali nell’orto dietro la chiesa di S. Antonio. Sulla torretta a oriente della casa era stata installata una stazione radio le cui antenne erano collegate col campaniletto della sottostante chiesa di S. Antonio.

Nell’estate 1944 si confidava ancora nella salvaguardia della da Como al punto che il 9 luglio la Commissione Militare Germanica proveniente da Verona dopo una visita accurata aveva consegnato un cartello in cui si dichiarava che la Rocca era sotto la protezione germanica e che nessuno poteva occuparne i locali.

Nel frattempo si cercava di mettere al sicuro le ricchezze bibliografiche.

Parte del materiale era rimasto nella Casa, qualcosa era custodito nella chiesetta di S. Antonio mentre fu scartata l’ipotesi dell’Abbazia di Maguzzano per la presenza di un reparto tedesco delle officine Breda.

No anche al primo piano della Torre di Lonato poiché avrebbe potuto attirare l’attenzione dei militari per una possibile trasformazione in osservatorio. Altro no al trasferimento della biblioteca alla Marciana di Venezia sia per le difficoltà nel reperire le casse ove mettere i libri, che per la carenza di camion oltre al forte rischio di mitragliamento sul tratto tra Ponte San Marco e Verona.

Nel frattempo, almeno 22 casse furono portate da Lonato a Villa Lechi di Erbusco.

Maturarono altre precarie ma efficaci collocazioni come nella cappella Girardi nel camposanto del paese mentre altri volumi furono accatastati nelle ex carceri mandamentali. Nuove ipotesi furono avanzate: un rifugio sotto la casa del bibliotecario, una camera blindata (mai realizzata), tunnel, ripari sotterranei e ricovero antiaereo (costruito dalla Decima Mas) all’interno della proprietà.

Venne riempita e murata la Sala Antica nella Casa del Podestà, ritenuta la più sicura per sistemavi casse e cassepanche catalogando ogni oggetto racchiuso, con la raccomandazione rimasta senza seguito di coprire il pavimento della stanza superiore (Sala Cerutti) con un abbondante strato di sabbia a difesa dagli spezzoni incendiari.

Il materiale era stato selezionato da Laura Pontiggia, funzionaria della Braidense: 2.500 volumi da considerare come i più preziosi -con edizioni del ‘500- fino ad opere del secolo XVIII e successivi.

Si decise anche di provvedere alla costruzione delle due cantine sottostanti la stanza dell’ospite (ex carceri della Rocca) con un grande cassone sollevato da terra e distanziato dalle pareti per impedire infiltrazioni di umidità.

Nel frattempo si rinnovava nuovamente l’implorazione al Ministero dell’Educazione Nazionale perché evitasse la requisizione da parte dei militari ma qualche forte sospetto iniziò a insinuarsi già il 4 luglio 1944, in seguito ad una ispezione del Comando della Marina, cui seguirono altri sopralluoghi.

E giunse il 18 luglio quando, su autorizzazione personale del Ministro dell’Educazione Nazionale Carlo Alberto Biggini, il Capo della Provincia Innocente Dugnani decretò la requisizione del castello che finì nelle mani della Decima Flottiglia Mas, Comando generale, per i propri uffici.

Biggini non difese il bene culturale lonatese e questo caso è forse l’unico in cui il Ministro stesso intervenne direttamente per sollecitare la requisizione di un edificio di manifesto carattere culturale, facilitandone l’occupazione da parte di militari.

Furono inutili gli appelli a Langsdorff e Bruhns: il 21 luglio 1944 la Casa del Podestà fu occupata dal Sottocomando di Stato Maggiore della Marina.

La Decima Mas requisì tutto, mobilio incluso, e i libri della Fondazione individuati da Pontiggia finirono nella cantina, oltre che nella chiesetta di S. Antonio, dove giacevano migliaia di volumi della Queriniana e parte dell’Archivio Storico Comunale di Brescia.

La Decima lasciò provvisoriamente la da Como dopo qualche settimana per farvi di nuovo ritorno in ottobre e occupare anche la vicina chiesetta di S. Antonio di cui fece un desolante resoconto Giuseppe Paccani: “Spettacolo indescrivibile: tutto quanto esisteva nelle stanze meno i mobili, perché servivano alla Decima, è stato gettato dentro alla rinfusa fra le corsie fra scaffale e scaffale di modo che vi si vedono ammucchiati l’uno sopra l’altro arredi sacri, busti in gesso, libri e faldoni dell’archivio da Como, cornici, tronchi di legno, etc. nonché parecchi libri della Queriniana tolti dagli scaffali e buttati sul mucchio. Impossibile un inventario”.

A parziale consolazione stava la constatazione che non vi fosse materiale “eccessivamente” manomesso mentre la sezione artistica presentava dei vuoti “preoccupanti” ed i libri che erano negli scaffali erano sparsi un po’ ovunque. Non si escludevano trafugamenti ed era assodato che dalla sala della Biblioteca superiore la Decima Mas aveva asportato o bruciato 114 tavole.

A guerra conclusa il responsabile degli Archivi della Quinta Armata statunitense per la Regione Lombardia, il Capitano William D. McCain, controllò più volte la da Como e ne rendicontò al Commissario regionale per la Regione Lombardia in almeno tre occasioni: 7 e 23 maggio, 1 giugno.

Nel momento dell’ispezione del 23 maggio 1945 la Rocca era occupata da altri militari, erano i Quartieri Generali della 231ª Divisione italiana e con parziale requisizione della Quinta Armata.

Bruno Festa (b[email protected])
Una sala della casa di Ugo Da Como a Lonato.

80 anni dalla Liberazione – di Bruno Festa

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