Oliveti a rischio abbandono, la proposta: usare l’imposta di soggiorno per sostenerli
ALTO GARDA - Quota dell'imposta di soggiorno per sostenere l’olivicoltura "eroica". La proposta è lanciata da un gruppo di olivicoltori: «Meno fuochi d’artificio e territorio più curato».
Una quota della tassa di soggiorno per sostenere l’olivicoltura, baluardo del paesaggio altogardesano, inteso come bene pubblico che genera indotto economico attraverso il turismo. La proposta è lanciata da un gruppo di olivicoltori, che scrivono quanto segue.
«Lo scorso 8 maggio a Gargnano presso la sala multifunzionale A. Castellani si è svolto un incontro tanto importante quanto doveroso riguardante l’olivicoltura nell’Alto Garda bresciano (ne avevamo scritto qui, ndr). In buona parte lo stato dell’olivicoltura rispecchia lo stato degli oliveti: sempre meno curati se non addirittura abbandonati; sovente financo maltrattati ogni qual volta la loro manutenzione venga affidata a presunti professionisti della motosega piuttosto che a competenti olivicoltori. Ciò vale anche per gli uliveti pubblici che potrebbero e dovrebbero invece fare scuola.
L’olivicoltura non garantisce più una retribuzione certa
Purtroppo gli ulivi, complice la produzione sempre più altalenante dovuta ai numerosi parassiti la cui diffusione è favorita dal cambiamento climatico, attraggono sempre meno. Buona parte del comparto olivicolo locale sopravvive oggi grazie all’opera di “semplici” appassionati piuttosto che di professionisti; cultori di olivi che, per passione diventano olivicoltori o meglio, “olivi-cultori”
La cura dell’olivo, soprattutto in contesto montano, offre infatti ormai come unica certezza quella del molto lavoro da svolgersi senza che a ciò si accompagni una ragionevole aspettativa di reddito. A proposito di ciò un tempo si usava dire “la vede düra quant no ghe sarà piö i vèci”. Dopo molti segnali, il tempo “sensa vèci” pare infine essere davvero giunto.
La latitanza delle Amministrazioni pubbliche
Nonostante solleciti provenienti da più parti le singole amministrazioni comunali non hanno avuto fin ora la volontà o la forza di adottare una politica coerente a livello comprensoriale per contrastare questa situazione. Forse anche perché gli oliveti sono stati visti non come risorsa agricola e naturale ma come un ostacolo alle trasformazioni del suolo che portavano fondi alle casse comunali mediante le concessioni edilizie … pecunia non olet…pecunia non oleum…
Anche dal convegno è emersa la conferma dell’importante ruolo giocato dagli olivi-cultori nella conservazione degli oliveti che formano il paesaggio del territorio alto gardesano: tanto sfruttato a fini di marketing dal comparto turistico quanto poco direttamente custodito da questo stesso comparto. Mandare a comprare olio quando le piante locali non hanno prodotto alcunché, aiuta di certo una parte della filiera, ma non aiuta in alcun modo l’olivicoltura gardesana!
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Selezionate per te da Garda OutdoorsIl futuro dell’olivicoltura sull’Alto Garda bresciano dipenderà dunque dal diretto coinvolgimento di tutte quelle figure dell’olivicoltura “non professionistica” già attivamente impegnate nella tutela di questa attività.
Non certo di quella parte di hobbisti che si ricordano della pianta solo nell’anno in cui questa dà frutto; né quei giardinieri che si accontentano di approcciarsi agli olivi come un problema qualsiasi.
Gli stessi rappresentanti del mondo produttivo “intensivo” , seppur tassello imprescindibile per una visione globale dell’olivicoltura, in contesto di Alto gardesano bresciano rappresentano una parte rilevante sì dell’olivicoltura ma una parte minoritaria del patrimonio olivicolo disponibile.
Micro progetti contro l’abbandono
Per provare a riattivare il patrimonio produttivo dormiente serve in primis dar voce a tutti quegli olivi-cultori che, a prescindere dalla forma con cui svolgono l’attività, quotidianamente investono le proprie energie fisiche, economiche e mentali nella conservazione della coltivazione dell’olivo in Alto Garda nel tentativo di mantenere quanto resiste all’abbandono. Portiamo a semplice titolo di esempio le microattività in corso, grazie alla collaborazione di Mattia Omezzoli dei Vivai Omezzoli di Riva, i progetti di riproduzione e ripiantumazione di varietà locali prelevate da antichi esemplari secolari.
E’ per tale ragione che riteniamo importante che ai tavoli tecnici del protocollo sottoscritto siedano anche figure riconducibili a coloro che abbiamo definito olivi-cultori.
Che fare, inoltre, per supportare questa olivicoltura in declino?
L’incontro a Gargnano
L’incontro è stato aperto da Franceschino Risatti, sindaco di Limone, nonché presidente della Comunità montana parco alto Garda bresciano con l’assunzione di responsabilità per un piano d’azione condiviso con Aipol e Gal con i quali è stato sottoscritto un protocollo d’intesa per trovare soluzioni al problema motivo del ritrovo.
I vari relatori hanno illustrato la storia degli uliveti e gli istituti di protezione di cui godono. Non tacendo le numerose problematiche che affliggono il comparto: dalle patologie che assillano le piante a quelle derivanti dalla carenza di interesse professionale dei giovani verso l’olivicoltura che non offre prosepttive di retribuzione certa a differenza di altri tipi di impiego in agricoltura.
Tra le problematiche non è stata tuttavia citata in modo esplicito la mancanza di una visione comune forte, capace di mobilitare energie e fondi, anche pubblici, da destinare al sostegno di questa forma di agricoltura “eroica” che tanto concorre alla salvaguardia del paesaggio gardesano così apprezzato all’estero e così poco valutato in patria. Ci auguriamo che il convegno potrà essere ricordato come momento che ha portato al superamento di questo stato di cose. Muovendo magari dalla proposta avanzata dall’ultimo relatore.
Il Dott. Morten della fondazione E.Mach ha infatti sottolineato i numerosi aspetti che caratterizzano la coltivazione degli ulivi:
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L’importante valore nutraceutico dell’olio extravergine di oliva che si produce:non solo ottimo alimento/condimento ma autentico farmaco naturale;
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La ricchezza della vegetazione (biodivesrità) che gli uliveti custodiscono, motivo in più per la loro tutela e salvaguardia pubblica;
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L’importanza della conservazione del paesaggio come bene pubblico che porta indotto economico attraverso il turismo.
Risorse dall’imposta di soggiorno?
Alla luce di questi dati di fatto ha lanciato la proposta di reperire le risorse necessarie a sostenere olivi e paesaggio attingendo fondi dalla tassa di soggiorno turistica che entra nelle casse comunali. Insomma meno fuochi d’artificio e territorio più curato. Al posto di manifestazioni inutili aiuti economici da destinare al finanziamento di progetti seri, realizzati da soggetti davvero motivati.
Speriamo che finalmente tale proposta, già avanzata in passato, trovi finalmente riscontro per scongiurare l’abbandono dei nostri ulivi secolari e dare ai giovani un incentivo per continuare a preservare quel patrimonio immenso che abbiamo avuto in eredità dagli avi e che abbiamo il dovere di custodire a beneficio dei nostri nipoti.
Per contribuire a quest’opera, noi ci siamo».
Firmato: un gruppo di OliviCultori
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