Turismo arabo, riflessioni e perplessità

ALTO GARDA - Numeri in forte espansione per il turismo arabo in alto Garda. Ma non è tutt'oro quel che luccica. secondo alcuni è un turismo che non si integrerebbe con le regole, i valori e le tradizioni locali.

I numeri del turismo arabo sull’Alto Garda – a Limone, Riva e Nago-Torbole in particolare – sono in grande crescita, più che raddoppiati in un solo anno, con stime che prevedono ulteriore crescita.

Si parla addirittura di certificazione «muslim friendly» per alcuni hotel. E’ un fenomeno che ha innescato una serie di riflessioni, visto che si tratta di un turismo culturalmente diverso dai mercati tradizionali come quello tedesco.

 

Grazioli: “Si rischia di compromettere l’accoglienza per tutti i turisti”

Tra queste quelle di Luca Grazioli, ex assessore della Giunta di Cristina Santi a Riva del Garda,  che in un post pubblicato sui social scrive: «Buona parte del “nostro” turismo arabo, denominato “emergente” non rispetta le tradizioni e i valori locali provocando effetti negativi significativi, non solo per l’Alto Garda, ma per l’intero settore turistico.

Se i visitatori (di cui molti a viso completamente coperto, fuorilegge), non si adeguano alle norme di ospitalità ed ai principi di pulizia, ordine e rispetto per l’ambiente, si rischia di compromettere l’accoglienza che è stata costruita con tanto impegno per tutti i turisti, inclusi quelli provenienti dai paesi nord europei.

L’introduzione di un turismo arabo “di massa” che non rispetta le regole e le aspettative locali sta aggravando la situazione, – aggiunge Grazioli – portando a malcontento tra i residenti e gli operatori turistici e ad un deterioramento della qualità dell’esperienza turistica complessiva».

E ancora: «Il rischio è quello di rovinare l’accoglienza per tutti, minacciando l’identità e la reputazione di una delle mete turistiche più apprezzate d’Europa. In questa situazione, a Riva del Garda più rimarcata che mai, è giunto il momento di “alzare la voce” e prendere posizione contro chi si comporta in modo maleducato e arrogante.

La tolleranza verso simili atteggiamenti deve finire; è fondamentale proteggere l’accoglienza e la reputazione di una delle mete turistiche più apprezzate d’Europa, prima che sia troppo tardi».

 

Aldrighetti: “Non snaturiamo la nostra identità turistica”

Sulla questione è intervenuta, a mezzo social, anche Elisabetta Aldrighetti, segretaria del Circolo Fratelli d’Italia Alto Garda e Ledro, che ha scritto: «Di fronte al fenomeno del turismo arabo a Riva del Garda, crediamo sia importante aprire una riflessione serena, rispettosa e costruttiva, senza cadere in facili polemiche né puntare il dito verso qualcuno o qualcosa.

Il nostro territorio – scrive Aldrighetti – ha costruito la sua fortuna e la sua identità su una tradizione ricettiva di altissimo livello, riconosciuta in tutto il nord Italia. Abbiamo sempre saputo ospitare con eleganza, competenza e apertura, ed è proprio per questo che oggi, di fronte a quello che si prospetta essere un cambiamento così forte, è fondamentale fermarsi a ragionare.

Il timore che molti operatori esprimono non nasce da una chiusura verso altre culture, ma da una divaricazione oggettiva tra l’offerta del territorio e queste nuove abitudini turistiche.

Il Garda Trentino promuove da sempre un turismo outdoor, fatto di sport, natura, escursioni, bicicletta, vela, trekking. Settori che da decenni generano lavoro e occupazione in ambiti specifici: noleggi, guide, attività sportive, ristorazione tipica, ecc.

L’emergere di un turismo dalle abitudini molto diverse rischia di creare uno squilibrio economico. Se alcuni settori non vengono più sostenuti da un certo tipo di turismo affine alla nostra proposta, quei comparti rischiano di spegnersi. Non si tratta quindi di “escludere” qualcuno, ma di capire come non perdere chi da sempre sostiene e valorizza la nostra economia turistica.

Inoltre – continua Aldrighetti -, se oggi notiamo uno squilibrio nella composizione dei flussi turistici, dobbiamo anche chiederci come e dove è stato promosso il nostro territorio. Ci sembra inverosimile che una influencer abbia avuto tanto potere da far arrivare masse di turisti arabi.

Quindi così come è stata fatta una promozione efficace verso il mondo arabo, lo stesso sforzo si deve fare verso quei paesi (come Germania, Austria, Svizzera, Olanda) che storicamente rappresentano una clientela in sintonia con la nostra offerta, e che oggi forse stiamo trascurando.

In questo ultimo periodo ci sono stati alcuni incontri e dibattiti su come “adattare” l’accoglienza a questo nuovo turismo. Con il massimo rispetto, riteniamo che già porsi questa domanda significhi snaturare la nostra identità. Piuttosto che interrogarci su come cambiare per accogliere abitudini che ci sono estranee, forse dovremmo chiederci come riconquistare quei turisti che hanno sempre fatto parte della nostra realtà, che ci fanno lavorare e con cui esiste una naturale affinità, anche culturale, senza compromettere l’equilibrio economico locale.

Non possiamo né dobbiamo snaturare la nostra identità. L’accoglienza sì, è giusto che sia aperta e inclusiva, ma dobbiamo rimanere fedeli alla vocazione del nostro territorio che ha fatto della natura, dello sport, della eccellenza culinaria e vinicola la sua forza.

Se lasciamo che le cose cambino solo per forza d’inerzia – conclude Aldrighetti -, se adattiamo l’offerta solo per inseguire chi arriva oggi, rischiamo di perdere chi è sempre venuto da noi. E, con lui, anche un modello turistico che ha fatto grande Riva del Garda nel mondo. L’obbiettivo non è escludere, ma riequilibrare: ospitare tutti, sì, ma ricordandoci chi siamo».

 

 

 

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