Trama
Nata in mare nei luminosi anni ‘50, Parthenope suscita desiderio e amori disperati, sperimenta il potere della sua bellezza e il dolore delle conseguenze, cresce, studia, esplora Napoli, triste e frivola, determinata e svogliata, viva e sola, tra sublime e grottesco, nello scorrere degli anni e degli incontri, fino ai giorni nostri.
Critica
“La finzione è arte e l’arte è il trionfo sul caos” scriveva John Cheevers, frase che non compare tra le tante di questo autore citate in Parthenope, ma che forse rispecchia meglio di altre lo spirito di questa opera di Paolo Sorrentino, che qui rinnova la sua visione cinematografica restando comunque sempre fedele a se stesso, tra amore per la bellezza e il sovrabbondante e ammirazione per l’ingenua arroganza della gioventù, la malinconica consapevolezza dell’inevitabile fine delle estati e della spensieratezza, i misteri e soprattutto l’ironia che sorregge sempre tutto.
Celeste Dalla Porta appare come una visione di giovanile splendore, una moderna Venere (non per nulla la madre partorisce in mare) accarezzata da movimenti di macchina lentissimi ed avvolgenti, che vanno quasi a comporre dei quadri viventi, sottolineati da un tema musicale seduttivo, che ne accentua il misterioso fascino.
Parthenope è curiosa, intelligente, contraddittoria come tutti i giovani che devono ancora trovare se stessi, la bellezza fisica è come un super potere che ancora non sa gestire del tutto (e che nel momento in cui impari a dominare è già svanito), ed infatti, al principio, ci gioca e ne gode, come una dea infantile e capricciosa, inconsapevole delle possibili drammatiche conseguenze.
Sorrentino la immerge in uno dei più bei panorami del mondo, tra le ville da sogno di Posilippo affacciate sul mare, la circonda di fiori e di simboli, la fa vivere in una famiglia allargata (nonché agiata), niente affatto convenzionale, ed approdare a Capri con il fratello e l’amico d’infanzia, entrambi da sempre innamorati di lei, determinando una geometria che non potrà che avere un risvolto drammatico.
Ogni incontro, da John Cheevers, interpretato da Gary Oldman con dolente intensità, lucidissimo e tagliente nella sua perenne ebbrezza alcoolica, al facoltoso imprenditore che tenta invano di sedurla con la ricchezza e di ferirla mettendone in dubbio l’intelligenza, sono vissute come esplorazioni antropologiche (la materia da lei prescelta come corso di studi) come pure lo saranno tutti gli incontri a cui lei si lascerà andare, che siano attrici famose e devastate (Isabella Ferrari che recita col volto mascherato o Luisa Ranieri che si trasforma in una parodia crudele di una diva “alla Sofia Loren”), boss della camorra (Marlon Joubert, che ha l’espressione da duro di un John Travolta) o vescovi libertini (magnetico Peppe Lanzetta nella parte del cinico e disincantato prelato).
L’incontro decisivo sarà però quello con il professor Marotta, un Silvio Orlando in stato di grazia, che dietro i modi burberi nasconde un uomo tenero con un segreto.
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Selezionate per te da Garda OutdoorsÈ lui il punto fermo e la svolta della vita di Parthenope, tutti gli altri ruotano, passano, svaniscono, come un fuoco d’artificio, tentano di approfittarsi di lei, di ghermirla, mal lei sempre sfugge, anche da se stessa. È lui che propone il patto: “Io non la giudicherò mai, lei non mi giudicherà mai”, premessa per un’esplorazione davvero libera del mondo, presupposto per sviluppare quella capacità di “vedere” che si conquista “quando viene a mancare tutto il resto”.
Sorrentino ritrae ancora una volta l’adorata Napoli con immagini di grande potenza visiva, dalla sfarzosa processione funebre che percorre il lungomare, ai catini calati come luminose meduse azzurre in un cortile buio, ai “bassi” percorsi come una bizzarra via Crucis, fino alla dissacrante ed abbagliante apparizione di Parthenope abbigliata con il tesoro di San Gennaro, coperta solo di gioielli come l’odalisca in un Harem, il tutto evidenziato da una colonna sonora che comprende brani evocativi come “Era già tutto previsto” di Cocciante o “Io sono il vento” che, con “quell’”amor che non sente pietà”, è la didascalia ideale per l’estate, così breve e perfetta della giovinezza, in cui si punta alla disperazione, bellissimi e infelici.
Parthenope rappresenta una meravigliosa promessa, le infinite possibilità ed abbondanza di doni e di grazia che tuttavia non sono da sole garanzia né di felicità né di successo. È la donna-sirena del manifesto del film e del mito napoletano, a cavallo della transizione tra uno stato e l’altro, da bambina a donna, da un tempo mitico dei ricordi e delle speranze alla realtà del presente.
La sfacciataggine della gioventù lascia spazio ad una gioia più pura e spontanea nell’apparizione surreale dell’essere “di acqua e di sale” ed infine ad una dolce malinconia che si esprime nel sorriso buono di Stefania Sandrelli, che impersona Parthenope adulta, pacificata e forse liberata dal fardello della bellezza e della gioventù, placata ormai dall’ansia e dal dovere di far fruttare i suoi talenti, dalle colpe e dai giudizi, dall’illusione della spensieratezza.
Camilla Lavazza

La scheda del film
Regia e sceneggiatura Paolo Sorrentino
Interpreti e personaggi
- Celeste Dalla Porta – Parthenope Giovane
- Stefania Sandrelli – Parthenope Adulta
- Gary Oldman – John Cheever
- Silvio Orlando – Devoto Marotta
- Luisa Ranieri – Greta Cool
- Peppe Lanzetta – Vescovo
- Isabella Ferrari – Flora Malva
- Silvia Degrandi – Maggie
- Lorenzo Gleijeses – Sasa’
- Daniele Rienzo – Raimondo
- Dario Aita – Sandrino
- Marlon Joubert – Roberto Criscuolo
- Alfonso Santagata – Comandante
Fotografia – Daria D’antonio
Aiuto regista – Jacopo Bonvicini, Edoardo F. Marini
Montaggio – Cristiano Travaglioli (A.M.C.)
Suono – Emanuele Cecere Silvia Moraes Mirko Perri
Musiche originali – Lele Marchitelli
Costumi – Carlo Poggioli
Costumi – Anthony Vaccarello per Saint Laurent
Scenografia – Carmine Guarino
Casting – Anna Maria Sambucco U.I.C.D Massimo Appolloni U.I.C.D
Organizzatore generale – Rocco Messere
Supervisore di produzione – Daniele Platania
Produttori esecutivi – Elena Recchia, Douglas Urbansky
Durata 136 minuti
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