I quartetti con pianoforte di Schuman e Mozart

GARDONE RIVIERA – Per il Festival Suoni e Sapori del Garda sabato 12 novembre alle ore 17 a Palazzo Wimmer (ex Casinò) a Gardone Riviera è in programma il concerto “I quartetti con Pianoforte di Schuman e Mozart”. Ingresso libero.

Protagonista sul palco sarà l’Eridanòs Ensemble con Serafino Tedesi al violino, Arianna Ciommiento alla viola, Marco Righi al violoncello e Giuseppe Merli al pianoforte.

L’ Eridanòs Ensemble propone due pagine musicali tra le più importanti e intense del repertorio cameristico con pianoforte, il quartetto k 478 in sol minore di W. A. Mozart e il quartetto op. 47 di R. Schumann.

 

W. A. Mozart – Quartetto per pianoforte, violino, viola e violoncello in sol minore k 478

La letteratura del quartetto per pianoforte e archi (violino, viola e violoncello), destinata a svilupparsi in una intensa fioritura nel corso del XIX secolo, trova la sua prima e compiuta manifestazione “moderna” nel Quartetto in sol minore K. 478 di Wolfgang Amadeus Mozart. Il Quartetto K. 478, infatti, propone una sorta di rivoluzione nella concezione della musica da camera con pianoforte; una rivoluzione che investe tre differenti aspetti: la destinazione, la complessità di scrittura, il contenuto.

La musica da camera con pianoforte, nella seconda metà del XVIII secolo, non era destinata – come invece quella per archi soli, più impegnativa sia sotto il profilo strumentale che sotto quello del contenuto – agli esecutori professionisti, ma agli esecutori dilettanti, appartenenti ai ceti alti della società. In tutta Europa lo studio di uno o più strumenti era parte integrante dell’educazione dell’alta società, e la pratica della Hausmusik, della musica domestica, suonata dai volenterosi componenti del circolo familiare, era del pari estremamente diffusa. Direttamente in funzione del fiorentissimo mercato editoriale rivolto ai dilettanti vennero dunque composti quasi tutti i Trii e i Quartetti con pianoforte di Mozart, brani che, non a caso, giunsero alla pubblicazione vivente l’autore, e con maggiore facilità rispetto ad altre composizioni di più alte ambizioni.

Ecco dunque i punti della “rivoluzione”. Le composizioni pensate per il mercato dei dilettanti dovevano tenere conto ovviamente dei limiti endemici degli esecutori a cui erano rivolte. I condizionamenti imposti dalla destinazione erano essenzialmente di due tipi: nel contenuto musicale, che non doveva superare dimensioni piuttosto ristrette e doveva essere improntato alla massima cordialità, evitando un impegno concettuale più ardito; nella scrittura strumentale, che doveva rimanere alla portata di strumentisti dotati di una consapevolezza tecnica discreta ma non sviluppata, soprattutto per gli strumenti ad arco; questi si limitavano ad “accompagnare” il pianoforte (strumento di più rapide soddisfazioni), raddoppiandone la melodia e il basso, tanto che gli strumenti ad arco erano spesso considerati “ad libitum”, e un Trio o un Quartetto potevano essere eseguiti anche nella veste di una sonata pianistica.

Il Quartetto in sol minore, invece, propone un rapporto assai più dialettico fra pianoforte ed archi. Il modello non è quello della sonata pianistica o per violino e pianoforte, ma quello del Concerto per pianoforte, il genere compositivo al quale Mozart si dedicò con maggiore insistenza nei primi anni viennesi. Per comprendere l’affinità fra il Quartetto e il Concerto occorre tenere presente che lo stesso Mozart aveva espressamente previsto per i suoi primi tre Concerti viennesi (K. 413-415) la possibilità di omettere dall’orchestra le parti dei fiati, onde rendere possibile l’esecuzione delle partiture anche in un salotto, con l’accompagnamento di un semplice quartetto d’archi. Il Quartetto in sol minore è dunque un concerto in miniatura, con un ruolo “solistico” e virtuosistico dello strumento a tastiera; il gruppo degli archi (violino, viola, violoncello) tuttavia non si limita ad accompagnare il solista, ma entra invece in un rapporto concertante e dialettico.

 

R. Schumann – Quartetto per pianoforte, violino, viola e violoncello in mi bemolle maggiore op. 47

E’ nel 1840 che, quasi improvvisamente, appare nella produzione Schumanniana, una fioritura di lieder veramente sorprendente; ma non meno sorprendente è l’improvvisa produzione di opere strumentali da camera che con una rapidità incredibile, fioriscono l’anno seguente: i tre Quartetti dell’op. 41 sono composti in poco più di cinque settimane, il Quintetto op. 44 è composto in poco più di sei giorni: e cinque ne domanda il Quartetto con piano op. 47.

Due anni prima, Liszt aveva scritto al compositore consigliandolo di dedicarsi alla creazione di musica d’insieme, poiché era facilmente prevedibile che ben presto il pianoforte sarebbe divenuto un mezzo espressivo «troppo limitato per lui». Schumann aveva allora 31 anni, e non aveva ancora composto musiche strumentali da camera: seguì il consiglio (ma fu spinto fors’anche da un impulso interiore) con i risultati che abbiamo ricordato. Non seppe però rinunciare definitivamente al pianoforte: e, dopo i tre Quartetti per archi, ecco il Quintetto, ecco il Quartetto op. 47, dove il pianoforte ha un ruolo di primo piano, quasi di solista.

Il lavoro s’inizia con una Introduzione lenta, dove gli archi propongono una cellula melodica, ripresa come un eco misterioso e lontano dal pianoforte: poi tutti gli strumenti attaccano l’Allegro, ma non troppo fluido e scorrevole, d’una serenità quasi di sospensione quando, nel mezzo dello sviluppo, riappare con una espressione nostalgica la frase dell’inizio. Nello Scherzo con due trii è sensibile una vaga influenza mendelssohniana, e il primo trio potrebbe anche far pensare a una «romanza senza parole» se certe inquiete «sincopi» non tradissero chiaramente certo accento nervoso tipicamente schumanniano. Accento che riappare in certi grandi intervalli melodici dell’Andante cantabile, d’un lirismo chiaro e limpido. Il Finale (vivace), è a tre tempi, in stile fugato, su un tema lineare che deriva dal primo Allegro, ed al quale altri temi si uniscono e si alternano in un rapido e vivido gioco sonoro, dove sembra, per un momento, di sentir passare (ricordo incosciente) come una vaga reminiscenza del Concerto in la per pianoforte e orchestra di Mozart.

 

Il Festival Suoni e Sapori del Garda propone un circuito di spettacoli ad ingresso libero inseriti in un unico cartellone, con il diretto coinvolgimento dei Comuni afferenti all’intero bacino lacustre e al suo immediato entroterra.

La direzione artistica è affidata al maestro Serafino Tedesi coadiuvato dalla sua associazione culturale Infonote; l’intento è quello di riuscire a coinvolgere sempre più comuni, anche delle province limitrofe. I comuni che fanno parte dell’edizione 2022 sono: Calvagese della Riviera, Desenzano del Garda, Gardone Riviera, Lonato del Garda, Malcesine, Nago Torbole, Riva del Garda, Salò, San Felice del Benaco, Tignale e Toscolano Maderno.

La Comunità del Garda sovrintende al coordinamento istituzionale e amministrativo.

 

 

 

I commenti sono chiusi.