Le Giornate bresciane ad Expo

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LAGO DI GARDA – Si è concluso sul Garda il viaggio nella «brescianità» di Paolo Dalla Sega, responsabile artistico delle “sei giornate bresciane” programmate al Padiglione Italia di Expo.
«Raccolgo tracce, segni, frammenti e illuminazioni per un grande racconto su Brescia e la sua provincia». Il viaggio nella brescianità di Paolo Dalla Sega, docente al Dipartimento di comunicazione e scienze dello spettacolo alla Cattolica, autore di numerosi avvenimenti culturali, si è concluso nei giorni scorsi sul Garda, ultima tappa di un tour di conoscenza e scoperta che ha condotto lo studioso ai quattro angoli della provincia, dalla Valcamonica alla Valtrompia, dalla Valsabbia e l’Eridio alla Franciacorta e il Sebino, dalla Bassa alla città.
«Come una spugna – dice Dalla Sega – assorbo conoscenze ed emozioni». Le stesse che dovrà trasmettere ai visitatori del Padiglione Italia di Expo nel corso delle “sei giornate bresciane”, di cui è responsabile artistico.
La sfida sarà convincere il visitatore che transiterà per Expo nei giorni in cui la Leonessa avrà il monopolio di Padiglione Italia (7 maggio, 4 e 25 giugno, 17 settembre, 1 e 15 ottobre), ma non solo, che vale la pena spostarsi da Milano a Brescia.
Incontriamo questo esploratore della brescianità al Vittoriale di Gardone Riviera, dove è giunto accompagnato da Sabrina Medaglia, responsabile Expo 2015 per l’assessorato provinciale al Turismo, e dai responsabili dei consorzi turistici gardesani.
«Ci sono tanti modi – spiega – per preparare un progetto come questo. Avrei potuto chiudermi in biblioteca e studiare tutto su questo territorio. Ho invece scelto di incontrare i bresciani, per costruire con loro un senso di appartenenza a questa terra, positivo e nuovo, perché ad Expo bisogna stupire, distinguersi».
Il rischio, altrimenti, è quello di passare inosservati. Per il momento gli allestimenti e le proposte targate Brescia sono ancora top secret. Quel che è certo è che dovrà emergere l’intero territorio provinciale. «Va evitato il rischio di incentrare l’attenzione sulla città – spiega Dalla Sega -. Il valore aggiunto di Brescia sta anche in quello che le sta attorno. Oggi, ad esempio, sono sul Garda, tra olivi e paesaggi mediterranei, ieri ero a Bagolino, in un’atmosfera alpina, e mi indicavano le montagne su cui vive l’orso. Brescia è una metafora dell’Italia intera».
Brescia romana, le incisioni rupestri, il paesaggio del Garda, la Mille Miglia raccontano di questa terra, ma serve andare oltre per stupire i viaggiatori smaliziati del ventunesimo secolo: «Dobbiamo dare più sostanza, più profondità al messaggio. Il Franciacorta, ad esempio, è molto di più del vino perfetto per un brindisi. Racconta una storia che viene da lontanissimo. Così come il Bagoss di Bagolino. In questo formaggio c’è la storia del mondo, narrata dallo zafferano di Venezia, dai commerci sulle rotte tra la Serenissima e i mercati delle spezie d’Oriente.
È quanto dovrà emergere ad Expo: la grande storia che si apre alle micro storie che contiene, per arrivare all’identità di un territorio». Senza dimenticare la dimensione etica di Expo:
«Penso alla proiezione di una modernità in cui si dovrà stare bene insieme. In tal senso abbiamo messaggi brescianissimi che partendo da iniziative locali affrontano temi universali. Ad esempio i progetti del Circolo vela Gargnano sui concetti di vela-terapia, di vela accessibile ai diversamente abili». Brescia, dunque, si presenterà al pubblico di Expo con performance e suggestioni incentrate sulle esperienze dell’uomo nella natura, nel territorio: «Parleremo di “cose”, i prodotti e i frutti del lavoro, ma soprattutto di persone, ovvero la sostanza che c’è dietro le cose». La sfida è lasciare qualcosa che duri. Un’eredità per il dopo-Expo.

Dalla Sega al Vittoriale
Il prof. Paolo Dalla Sega (secondo da sinistra) al Vittoriale, con Marco Girardi, direttore del Consorzio Garda Lombardia, la presidente della Strada dei vini e dei sapori del Garda Giovanna Prandini e Sabrina Medaglia, responsabile Expo 2015 per l’assessorato provinciale al Turismo.

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