Repubblica sociale italiana o Repubblica di Salò?

Perchè la Rsi è passata alla storia come Repubblica di Salò? Non c’entra, come si afferma, l’Agenzia Stefani. Ce ne parla Bruno Festa.

La revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini deliberata dal Consiglio comunale di Salò (ne abbiamo dato notizia qui) ha riacceso anche la discussione sull’origine della denominazione “Repubblica di Salò”.

Ci spiega come stanno le cose Bruno Festa, che a quel periodo ha dedicato studi e pubblicazioni.

 

La geografia della Repubblica sociale italiana

Salò nel 1943-1945 ospitava due importanti ministeri: Affari Esteri e Cultura Popolare. Equivaleva, grossomodo, alla vicina Toscolano Maderno, dove operavano il Ministero dell’Interno e il Partito Fascista Repubblicano, oppure a Desenzano, con le Forze Armate e l’Ispettorato per la Razza.

Molto meno di Gargnano, la vera capitale, con le due segreterie (politica e particolare, in un secondo momento unificate), il Quartier Generale di Mussolini, la sua residenza privata e, soprattutto, la Presidenza del Consiglio dei Ministri che, a Palazzo Bettoni si riunì 15 volte sulle 17 totali.

A Salò il diametro del potere era racchiuso tra Villa Simonini (oggi Hotel Laurin), Ministero degli Affari Esteri, e le Scuole elementari di allora, requisite a favore dell’Agenzia di stampa Stefani. Tra l’una e l’altra stanno le ville Bellini (Croce Rossa) e Amadei con il Ministero della Cultura Popolare, una a monte l’altra a lago, separate dalla strada in prossimità della piazzetta del Carmine.

Tutto racchiuso in uno spazio modesto.

Vennero requisiti alcuni edifici per conto del Ministero della Cultura Popolare, che li mise a disposizione dell’Agenzia Stefani. Tra gli altri la casa di campagna del notaio Giacomo Frera in via Valle, località “Anime del Purgatorio”, una camera in via Roma n. 3 a Salò, di proprietà Rossi e la Villa Stella in località Porticcioli in San Felice del Benaco, di proprietà Braga.

Tornando a oggi, l’equivalenza Repubblica sociale italiana uguale Salò è accettata.

La facciata a lago di palazzo Bettoni, a Bogliaco di Gargnano.

Nei dispacci dell’Agenzia Stefani nessun riferimento a Salò

Non lo si può però motivare con la presenza della Stefani nei cui dispacci non comparvero mai i nomi di Salò o di Gargnano e neppure degli altri abitati a lago. Si legge sempre: “Quartier Generale”, che era a Gargnano alla Villa delle Orsoline, oggi sede staccata dell’Università Statale di Milano. E anche il Corriere della Sera e Brescia Repubblicana non citarono mai Salò, Gargnano e così via in quei 18 mesi ma solo “Quartier Generale”, oppure delle semplici “X”.

A Salò, oltre alla Agenzia Stefani operava quasi per intero l’apparato dell’informazione ed il centro di trasmissione degli articoli alle testate di appartenenza dei corrispondenti presso la Rsi.

Proprio l’operatività del dispositivo giornalistico nel suo complesso – ben oltre la Stefani – potrebbe avere contribuito ad alimentare l’equivoca identificazione tra Rsi e Salò dato che appare probabile che nelle redazioni dei giornali, a Helsinki, a Lisbona e altrove, chiedessero: cosa è arrivato oggi da Salò? Si tratta di una ipotesi successiva e certamente verosimile ma non documentata.

E allora?

Riportiamo il parere di chi in quegli anni non solo era operativo sul Garda, ma rivestiva incarichi di alto livello all’interno della Rsi, e che era, quindi, parte in causa.

Giorgio Pini, ad esempio, era Sottosegretario al Ministero dell’Interno a Toscolano dove era stato messo dal Duce alle costole del Ministro Guido Buffarini Guidi. Passava il suo tempo tra la collina di Gardone Riviera, dove abitava, e Toscolano Maderno dove lavorava.

In precedenza, Pini era direttore de Il Resto del Carlino e aveva dialoghi telefonici quotidiani con il Duce per concordare l’articolo di apertura del giornale.

Pini: “Repubblica di Salò denominazione tendenziosa o almeno sbrigativa”

Ebbene, Pini espresse con chiarezza il suo parere nel 1950, sostenendo che “quando si dice Repubblica di Salò si assume evidentemente una denominazione tendenziosa o almeno sbrigativa che non ha nessuna rispondenza con la realtà geografica. A malapena si potrebbe dire Repubblica del Garda, poiché i suoi organi principali erano straordinariamente sparsi in tutta l’Italia settentrionale, troppo sparsi, e nella famosa Salò c’erano soltanto il Ministero della Cultura Popolare e il Ministero degli Esteri, neppur essi al completo. Il Duce non si fermò mai a Salò”.

Poi, dopo avere ribadito che “la fama di questa cittadina lacustre è del tutto abusiva”, l’ipotesi: “forse (forse, n.d.r.) derivò dal fatto che a Salò facevano capo i servizi giornalistici, la Stefani e gli inviati dei quotidiani”.

Più esplicito appare Aurelio Garobbio, funzionario dell’ufficio stampa di Mussolini: “Nessuno, durante l’anno e mezzo della Repubblica sociale, considerava Salò quale capitale provvisoria. Solo qualche mese dopo l’occupazione anglosassone i giornali coniano la definizione Repubblica di Salò”.

I giornali, appunto.

Garobbio avanza anche un’altra ipotesi, in realtà fragile, sul nome: “Forse perché ambasciatori e ministri, dopo aver presentate le credenziali al Duce, vi si recano per deporre una corona al monumento ai Caduti, sulla piazza del pontile?».

Benito Mussolini a Gargnano durante la Rsi.

 

La Rsi divenne Repubblica di Salò solo a guerra finita

Resta il fatto che Garobbio sostiene che il cambio di appellativo da Repubblica sociale italiana a Repubblica di Salò maturò solamente dopo la conclusione della guerra.

Fa capolino un’altra ipotesi, che scaturisce da un documento redatto proprio a Salò su carta intestata del Headquarters Allied Military Government Brescia Province, il 4 agosto 1945.

Le basi operative della Quinta Armata Usa erano collocate presso il municipio della cittadina e nella vicina Gardone Riviera, a Villa Wimmer.

Si tratta di una comunicazione di David Goodman, Governatore militare alleato in Salò, indirizzata al Tenente Colonnello H. S. Robinson, Commissario Provinciale per la Provincia di Brescia, al Maggiore MacBeth, al sindaco di Salò e al dottor Cesari.

L’oggetto era il pagamento delle spese sostenute dal Comune di Salò per la protezione dei beni dello Stato e diceva che “dato che il Governo Fascista e le organizzazioni ad esso affiliate avevano sede in Salò, con la Liberazione questo Comune si è trovato in presenza di problemi speciali. Tra questi problemi vi era la necessità di provvedere alla salvaguardia dei documenti e materiali di proprietà dei Ministeri Fascisti, materiali che, come sapete, sono passati automaticamente proprietà dello Stato italiano”.

Goodman, che lavorava a Salò, sosteneva quindi che il Governo Fascista e le organizzazioni ad esso affiliate avevano sede in Salò.

Che dire? Forse Goodman non sta all’origine dell’equivoco ma potrebbe avere contribuito a crearlo con questa sua nota.

C’è altra legna da mettere sul fuoco.

 

Salò, centro mondano della Rsi

È certo che Salò rappresentava nel periodo repubblichino il vero spazio di incontro tra ministeriali, funzionari e giornalisti, una sorta di “salotto” preferito di gran lunga agli altri centri gardesani.

È ancora Garobbio a raccontare alcuni momenti di abituale, frivola e pettegola vita salodiana: “Venendo dal lungolago giungo al quadrivio di porta del Carmine. Scorgo un amico romano. Ci salutiamo calorosamente: Aspettavo i miei, dice, ma non arriveranno che domani. Due grossi autobus sono fermi. C’è gente intorno: dall’alto si cala una montagna di valigie. È uno dei tanti arrivi dei ministeriali. Qualche curioso guarda il gruppo degli arrivati. Per il personale degli Esteri sono requisiti gli alberghi Metropoli e Roma. Per quello della Cultura Popolare il Benaco, la Vigna, il Lepanto”.

A Salò il giornalista cenò in un’osteria, Ai nuovi Promessi Sposi. Si trovava presso la stazione in fronte all’attuale oratorio davanti al quale sostavano i carrozzoni della tramvia. Era un ambiente di sapore nostrano, settecentesco, diceva Garobbio.

“Arrivano e son graditi i suonatori ambulanti, è la padrona che dirige il servizio a tavola e il padrone si occupa, meglio dire si preoccupa del vino. L’hanno scoperta i giornalisti: vi ho incontrato Guglielmotti, Manunta; l’hanno scoperta i ragazzi di Bir-el-Gobi di stanza a Portese, sull’altra sponda del golfo di Salò”.

Attualmente gli storici non fanno differenze e non parlano quasi più di “Repubblica di Salò” bensì semplicemente di “Salò”.

E nulla impedisce che in futuro emergano altre teorie

Tempo addietro, ad esempio, uno storico inglese sostenne che in presenza del Regno d’Italia (a Sud) e di una Repubblica sociale italiana (a Nord) fosse meglio eliminare per quest’ultima quell’aggettivo “sociale”, di vago sapore socialisteggiante, oltre al termine “italiana”, perché di italiano doveva restare solo il Regno.

Ma, in sostanza, quello che si raccoglie nella modifica del nome da “Rsi” a “Salò”, pare essere stata la volontà di sminuire l’importanza della Repubblica sociale italiana ridenominandola con il nome di una cittadina certamente bella e storicamente rilevante (pensando alla Magnifica Patria di epoca Veneziana) ma il cui appellativo è indubbiamente meno roboante.

Fu il 29 aprile 1945 a spazzare via il vero problema, che era quella lunga e disastrosa guerra voluta da Mussolini. A fronte di quella tragedia, allora come oggi, l’interrogativo attorno al nome – interessante ma, francamente, non predominante – appare non essenziale.

War is over. Un soldato americano in posa davanti a villa Feltrinelli di Gargnano, residenza di Mussolini nel periodo di Salò – maggio 1945 – credits National Archives and Records Administration.

di Bruno Festa (b[email protected])

 

80 anni dalla Liberazione – di Bruno Festa

  1. Repubblica sociale italiana o Repubblica di Salò
  2. Mussolini a Gargnano. Perché il Garda?
  3. Ministeri, funzionari e archivi da Roma al Nord
  4. La Decima Mas nella Rocca e nella Casa del Podestà
  5. Il mercato nero
  6. Ricoveri antiaerei e trincee antischeggia
  7. Tunnel Gardesana
  8. Gardone Kriegslazarett
  9. Mani naziste sulle dimore storiche a Gardone Riviera e Toscolano Maderno
  10. Minculpop
  11. MAE
  12. Ministero Interno, La caccia all’ebreo decisa sul lago
  13. Ispettorato della Razza
  14. Bombe su Villa Bassetti, Ambasciata germanica presso la Rsi
  15. Palazzo Bettoni a Bogliaco. Presidenza del Consiglio dei Ministri della Rsi
  16. Il Quartier Generale del Duce nella Villa delle Orsoline
  17. Villa Feltrinelli
  18. Mario Boldini, partigiano delle Fiamme Verdi
  19. Tedeschi in fuga
  20. La Liberazione raccontata dalle maestre

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