Turismo arabo sul Garda: opportunità o rischio di squilibrio culturale?
LAGO DI GARDA - La riflessione di un lettore in merito al dibattito sul turismo arabo: «Quando in un hotel la metà di clienti sarà araba, l’altra metà europea si sentirà a proprio agio?».
Scrive il lettore:
«Pare che il tema di questa estate sia la presenza di turisti arabi sul Garda e sulle opportunità che possono offrire per il turismo. Penso che possa essere utile sottoporre ai lettori una riflessione nata da una mia esperienza diretta a contatto con il mondo arabo.
Non sarà certamente un intervento dirimente il mio poiché mi pare di aver capito che tra gli operatori turistici gardesani prevale il concetto che “Pecunia non olet”, ma ritengo che promuovere il nostro territorio in ambienti con culture molto diverse da quella occidentale non sempre porti vantaggi.
Certamente il mio intervento potrà far arricciare il naso ai sacerdoti di un certo puritanesimo culturale o ai sofisti del politicamente corretto, ma trovo che il modo migliore per affrontare le questioni sia quello di esaminarle senza pregiudizi.
Vivo per buona parte dell’anno in Tunisia, il paese arabo più contaminato dalla cultura occidentale e quello dove è meno evidente la sovrapposizione tra teocrazia e potere statale.
Come molti altri italiani ed europei avevo soggiornato in Tunisia negli anni 80 e 90 del secolo scorso, quando rappresentava una delle mete maggiormente proposte dalle agenzie turistiche.
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Selezionate per te da Garda OutdoorsGrandi alberghi, molti di catene internazionali, per lo più spagnole o francesi frequentati da turisti provenienti da vari paesi europei con voli charter che facevano la spola tra Europa e Nord Africa.
Sono tornato due anni fa per rimanervi come residente ed ho subito capito che la situazione era profondamente mutata.
Molti alberghi sono chiusi, altri sono aperti ma trasandati e pochi conservano ancora i fasti di un tempo. Il turismo internazionale è quasi completamente sparito ed ha lasciato il posto ad un turismo contiguo fatto di libici ed algerini.
Cosa è accaduto? Gli attentati di terroristi legati alle fazioni religiose integraliste che hanno provocato la morte di molti turisti europei, soprattutto tedeschi ed inglesi, hanno decretato la fine del flusso turistico di massa in Tunisia.
La conseguenza di ciò fu la cancellazione della Tunisia dalle mete turistiche internazionali con pesanti ripercussioni anche sull’economia del paese.
In precedenza c’era stata la rivoluzione dei gelsomini, come è stata definita la rivoluzione in Tunisia del 2010/11, con la cacciata del Presidente Ben Ali. La sua famiglia possedeva molte strutture turistiche nella zona di Sousse, Monastir, Hammamet che furono depredate e parzialmente distrutte.
Gli operatori turistici cercarono di sostituire il turismo occidentale con quello libico ed algerino, abbassando ovviamente gli standard di ospitalità.
Al mio arrivo in Tunisia, prima di affittare un appartamento, ho soggiornato per oltre un mese in Hotel 4 stelle che potrei definire buoni. Erano complessi molto grandi che ospitavano centinaia di turisti. Per molti giorni ero l’unico turista europeo; altri giorni c’erano, per breve tempo, altri europei, ma mai oltre la decina. Gli altri ospiti erano libici o algerini che giungevano in hotel su bus sgangherati, che si comportavano secondo usi e costumi che non sempre noi europei apprezziamo, con donne che a malapena mostravano l’ovale del viso e nuotavano vestite, e con atteggiamenti nella sala ristorante non sempre educati.
Compresi che la mancanza di turisti europei negli hotel non era dovuta solo a problemi riguardanti la sicurezza, per altro oggi garantita da una massiccia rete di controlli da parte della polizia. E neppure che la Tunisia aveva perso il suo fascino: rimane sempre un paese con spiagge molto belle, monumenti interessanti e un deserto affascinante.
Il fatto è che una massiccia presenza araba negli hotel non è compatibile con un’altrettanta massiccia presenza europea.
Ora, tornando al Lago di Garda, i nostri operatori turistici possono rallegrarsi del fatto che i numerosi turisti arabi presenti nelle strutture sono di manica larga e usano generosamente la carta di credito.
Certo, chi viene dagli Emirati Arabi o dall’Arabia Saudita ha buone possibilità economiche e molti contatti con il mondo occidentale e probabilmente anche un certo “savoir-vivre”. Ma attenzione: c’è una classe benestante in Libia, Algeria, Marocco ecc. che può avere adeguate disponibilità economiche per raggiungere i nostri lidi, se attratta da offerte turistiche convenienti.
Avrà anche la medesima propensione ad adattarsi alle nostre consuetudini?
Quando in un hotel di Limone, di Riva o di Malcesine la metà di clienti sarà costituita da villeggianti arabi, l’altra metà germanica, austriaca, slovena, polacca ecc. si sentirà a proprio agio?
Luca Pelizzari
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