Cormorani: in Trentino abbattimenti a tutela della trota marmorata
TRENTINO - Approvato il nuovo Piano provinciale trentino di controllo del cormorano. Se ne potranno abbattere fino a 120 ogni anno. Previsti abbattimenti anche nella macroarea Sarca-Chiese.
Proteggere una specie simbolo delle acque trentine come la trota marmorata significa intervenire anche sui fattori che ne mettono a rischio la sopravvivenza.
È in questa direzione che si muove il nuovo Piano provinciale di controllo del cormorano, approvato oggi dalla Giunta provinciale su proposta dell’assessore alle foreste, caccia e pesca Roberto Failoni e valido fino al 15 marzo 2031.
Il piano conferma e aggiorna la deroga prevista dalla normativa europea e nazionale. “Si tratta di una misura di responsabilità, basata su dati scientifici solidi e su un’esperienza pluriennale di monitoraggi – sottolinea l’assessore Failoni –. Il nuovo Piano introduce alcuni adeguamenti importanti proprio per rendere più efficace l’azione di tutela e consentire, quando necessario, di avvicinarsi al limite massimo complessivo di 120 capi previsto annualmente, soglia che negli ultimi anni non è mai stata raggiunta.
L’Amministrazione continua a investire nella salvaguardia degli ecosistemi acquatici e della trota marmorata: senza un’azione equilibrata anche sui predatori, questi sforzi rischiano però di essere vanificati. L’obiettivo resta quello di intervenire in modo selettivo e proporzionato, garantendo la conservazione di una specie identitaria del Trentino”.
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La presenza del cormorano in Trentino
La presenza del cormorano in Trentino, inizialmente sporadica, è diventata nel tempo stabile e numericamente consistente.
I monitoraggi condotti dal Servizio faunistico documentano una popolazione media di circa quattrocento individui svernanti, concentrati soprattutto lungo i corsi d’acqua di fondovalle, gli stessi ambienti che rappresentano l’habitat della trota marmorata, specie autoctona di elevato valore naturalistico e inserita tra quelle di interesse comunitario.
Nonostante gli ingenti investimenti per la rinaturalizzazione degli alvei e il rafforzamento delle attività di ripopolamento, la pressione predatoria esercitata dal cormorano continua a incidere in modo significativo sulla ripresa della specie.
Il nuovo piano conferma la necessità di affiancare alle azioni ambientali un controllo mirato, con l’obiettivo di allontanare i cormorani dai tratti fluviali più sensibili e indirizzarli verso aree dove possono alimentarsi di specie che non destano particolari preoccupazioni dal punto di vista conservazionistico, come i grandi laghi.
Le misure previste continuano a puntare prioritariamente sulla dissuasione, affiancata da un prelievo rafforzativo definito su base annuale e costantemente monitorato.
Tra le principali novità del piano vi è una semplificazione dell’impianto operativo: il numero massimo di abbattimenti viene ora definito su cinque macroaree omogenee (Adige, Avisio, Fersina-Brenta, Noce e Sarca-Chiese), superando la precedente articolazione in 19 tratti specifici.
Viene inoltre rivista la gestione temporale degli interventi, eliminando il limite massimo giornaliero di due capi per singolo tratto e rendendo più flessibile la sequenza delle azioni di dissuasione e controllo, sempre nel rispetto dei criteri di gradualità.
Un ulteriore elemento di rafforzamento riguarda il coinvolgimento del personale di vigilanza, che potrà affiancare i cacciatori autorizzati nelle attività di dissuasione letale.
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