“Fermi… si scrive”: al liceo di Salò premiati i talenti della scrittura creativa
SALÒ - Al liceo Fermi di Salò si è concluso un progetto molto interessante, dedicato alla scrittura creativa: ecco i due testi vincitori.
Al giorno d’oggi l’atto di scrivere è uno tra gli hobby più bistrattati; d’altronde in un mondo sempre in movimento e che richiede a tutti noi di correre continuamente chi ha più tempo per fermarsi, riordinare i propri pensieri e dare sfogo alla propria creatività scrivendo?
Invece al liceo Fermi di Salò si cerca di incentivare la scrittura creativa tra i giovani grazie al concorso “Fermi…si scrive”, gestito dalla prof.ssa Teresa Delfino, che ha concluso quest’anno la sua sedicesima edizione col tema “Tra realtà e finzione nell’epoca del digitale”.
I vincitori
Il concorso, aperto a tutti gli studenti del Liceo, si articola in 2 sezioni, una per i testi in prosa e una per la poesia. Per la sezione prosa, sul podio vediamo un terzetto al femminile: prima classificata Anna Asmondi di V M, seconda Mariagiovanna Regina di V G e terza Rosa Dellanoce di II G.
Per la poesia invece, il primo posto è andato a Julia Kirchlechner di II E, il secondo a Fabio Bonomi di V classico mentre il terzo Filip Jofce di V M.
Seguono i testi delle prime classificate per le due categorie.
Categoria Prosa
Per la prosa segue un testo che racconta la straziante normalità di una giovane vittima dei social, come troppo spesso accade, e del conseguente comportamento ossessivo che attanaglia le vittime di questa dipendenza:
Specchio e schermo
“Sono le sette del mattino, Sara apre gli occhi e, ancora prima di alzarsi dal letto, sfiora con gesto automatico lo schermo del telefono. Controlla l’ora; vorrebbe dormire ancora, ma mentre pensa questo le sue dita digitano freneticamente la password per sbloccare il display illuminato, e, involontariamente, apre Instagram.
Controlla subito quanti like ha ricevuto la sua storia. Solo cinque nelle ultime otto ore. Sara fissa lo schermo per minuti interi cercando di capire cosa l’abbia resa così sbagliata agli occhi di tutti.
Comincia così la giornata di Sara: ricercando minuziosamente prima sul telefono e poi davanti allo specchio ogni particolare sbagliato di sé, ogni difetto. Osservando il suo riflesso nota il naso un po’ storto, le gambe che non sembrano mai abbastanza allenate e la pelle non perfettamente liscia. Terrorizzata dalla persona che ha di fronte controlla nuovamente il suo profilo con la speranza che le foto le restituiscano un’immagine diversa rispetto a quella che vede nel vetro.
Scorre rapidamente tra i post, quasi con ansia. Si riconosce in ogni foto, eppure qualcosa cambia: gli occhi sono più allegri, la pelle è più luminosa e la sua figura sembra perfetta. Sara ringrazia silenziosamente la persona che ha inventato i filtri; grazie a loro è riuscita a creare una versione migliore di se stessa.
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Selezionate per te da Garda OutdoorsSara si ferma su una foto in particolare: un selfie al tramonto insieme alle amiche. Ricorda perfettamente quel momento, quanto fosse felice e spensierata, ma guardando più attentamente lo scatto nota come i sorrisi non siano spontanei, ma piuttosto finti e impostati, come la posa, le luci e l’angolazione siano perfette ma comunque innaturali e costruite solo per rendere la foto perfetta agli occhi di tutti.
Il ricordo che conservava della serata assume un aspetto diverso, diventa più offuscato, perde intensità, come se quella felicità divenisse ogni secondo sempre più artificiale e finta, come se l’immagine fosse solo qualcosa da dare mostrare per ottenere approvazione e non la prova tangibile di un momento di vita trascorso insieme.
Alza lo sguardo immediatamente verso lo specchio, e osserva qualcuno che non conosce davvero. Prova ad avvicinarsi al vetro, ma l’immagine non migliora; Sara è sempre lì, uguale a se stessa, con tutte le sue imperfezioni, con il naso un po’ storto, la pelle non uniforme e gli occhi segnati da una stanchezza che nessun filtro può coprire.
Nella stanza regna il silenzio. Non ci sono notifiche, né angolazioni migliori che possano aggiustare il suo riflesso. Quell’immagine non si può scorrere, né modificare, né eliminare.
Per un attimo ha la sensazione di essere intrappolata tra due immagini: quella nello schermo, che può controllare, scegliere, migliorare, e quella nello specchio, che invece non le lascia alcuna via di fuga, ma sente che nessuna di queste due versioni è davvero completa.
“Qual è quella vera?” pensa, senza riuscire a trovare una risposta.
Sara abbassa lentamente il telefono, ma non riesce a distogliere lo sguardo né dallo schermo né dallo specchio. Le due immagini sembrano fissarla insieme, immobili, come se aspettassero qualcosa da lei.
Fa un passo indietro. Poi un altro.
La luce del display si affievolisce, fino a spegnersi del tutto. Nella stanza resta solo il riflesso opaco dello specchio, silenzioso, immutabile. Sara prova a sostenere quello sguardo ancora per qualche secondo, ma le sembra sempre più pesante, sempre più difficile da riconoscere.
Distoglie gli occhi.
Per un attimo pensa di riaccendere il telefono, di tornare a quell’immagine più semplice da accettare, più facile da controllare.
Le dita si muovono appena, poi si fermano.
Sara resta lì, sospesa, senza scegliere.
E in quel silenzio le due immagini continuano a esistere, separate, inconciliabili, e Sara non sa più a quale appartiene davvero.”
Anna Asmondi, V M
Categoria Poesia
Per la poesia uno scritto che riesce a trasmettere il “gentile inganno”, volendo riprendere il titolo della poesia, del mondo digitale in cui tutti noi, ogni giorno, navighiamo:
Il gentile inganno
“Lo cerco, lo guardo,
lo interrogo e mi perdo
tra pixel accesi
e silenzi di vetro.
Tra luce e pensiero,
nel riflesso che mi strega
cerco ancora un bagliore,
ma è solo vuoto acceso.
Un ultimo sguardo,
un’ombra digitale,
un frammento di me
continua a lampeggiare.”
Julia Kirchlechner, II E
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