“Benacensi eccellenti bevitori: trincano volentieri e copiosamente”
LAGO DI GARDA - «Trincano volentieri e copiosamente». Così Giuseppe Solitro descrive i gardesani in Benaco, libro del 1897 in cui lo studioso propone «una sintesi di tutto ciò che si può sapere e dire sul lago di Garda».
In «Benaco. Notizie e appunti geografici e storici» (Salò, Gio. Devoti Editore, 1897) Giuseppe Solitro propone una sintesi di tutto ciò che si può sapere e dire sul lago di Garda: l’orografia, la flora, la fauna, le colture caratteristiche degli agrumi, della vite e degli olivi. Di singolare interesse la seconda parte del libro, nella quale viene riassunta la storia delle comunità lacustri dalla preistoria alla seconda metà del XIX secolo.
Giuseppe Solitro nacque a Spalato il 29 marzo 1855. Studiò a Venezia, Padova e Bologna. Nel 1893 insegnò lettere nella scuola tecnica comunale di Salò. Nonostante gli impegni trovò modo di dedicarsi a studi storici sul Garda.
Fondò e collaborò al «Giornale del Garda» e nel 1897 pubblicò «Benaco». Fu presidente e socio della Carità Laicale e per dieci anni presidente dell’Ateneo. Morì a Padova il 12 febbraio 1950..

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Selezionate per te da Garda OutdoorsIn Benaco il Solitro propone una ricostruzione necessariamente essenziale, che spazia dalla politica alla storia istituzionale, alla storia economica e sociale e si diffonde soprattutto sul medioevo e l’età moderna, rappresentando ancora oggi un utile punto di riferimento per gli studiosi.
Ma quando descrive il popolino gardesano, questo non ne esce benissimo. Scrive Solitro: «I Benacensi preferiscono – ed è naturale – il loro vino a quello d’ ogni altra regione. Trincano volentieri e copiosamente, veri figli di Roma antica, giovani e vecchi; i primi per render più gagliardo il sangue e crescer vigore, i secondi per medicina all’età, perchè sanno che il buon vino è la poppa dei vecchi.
Nelle annate abbondanti, subito dopo la vendemmia, quando il vino non è ancor vino ma mosto, il popolo cionca l’allegro liquore nelle tradizionali scodelle, mandandolo giù come medicinale a finir la bollitura nel ventre, e di mano in mano che le scodelle si vuotano, i fumi salgono al capo, e impacciano le lingue, e annebbiano i cervelli e fan vacillare le gambe.
Indiscreti e stonati s’alzano allora i canti che di osteria in osteria si ripigliano, ed empiono di chiasso i remoti vicoletti e le strade deserte.
Destano l’eco notturna nelle silenziose campagne – scrive ancora lo studioso -, e fanno sorridere il vecchio Benaco ormai abituato a compatire gli scherzi dei suoi soggetti. Nella nostra regione vi sono emeriti bevitori: l’ubriachezza quindi è frequente, però a onor del vero bisogna, dire che se dessa è spesso noiosa e qualche volta anco ributtante, di rado diventa turpe e quasi mai è occasione o spinta al delitto».
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