Endometriosi, in Lombardia ne soffre dal 5 al 10% donne in età fertile

LOMBARDIA - Intervista Lombardia Notizie ai professori Massimo Candiani e Enrico Sartori, due luminari in materia. In Lombardia una task force per un modello di assistenza coordinato e multidisciplinare.

Dall’endometriosi, patologia che colpisce circa 5/10 donne ogni 100 in età fertile (in Lombardia ne soffrono dunque 100/150.000 donne), si può guarire. E questo è ancora più facile se ci si rivolge, da subito, in centri specializzati.

Per questo la Regione Lombardia ha attivato una task force per arrivare a creare una vera e propria rete con centri con diversi gradi di specializzazione in grado di fornire indicazioni chiare per lo sviluppo di un modello di assistenza, attraverso un team, coordinato e multidisciplinare.

 

 

Salute Donna

Il primo passo è stata l’istituzione di una specifica commissione multidisciplinare e multiprofessionale di 20 specialisti. Tra loro ostetrici, ginecologi, anatomopatologi, radiologi, psicologi e rappresentanti delle associazioni delle donne.

È nata così  ‘Salute della donna’. Fra di loro anche i professori Massimo Candiani, direttore del dipartimento di Ostetricia e Ginecologia del San Raffaele di Milano, e Enrico Sartori, direttore dello stesso dipartimento presso gli Spedali civili di Brescia.

In un’intervista a Lombardia Notizie Online, i due cattedratici hanno ripercorso le tappe che hanno portato alla nascita di questo ‘organismo’ verso la realizzazione di una vera e propria ‘rete’ dedicata all’endometriosi.

Entrambi hanno sottolineato che la commissione non pensa solo a fornire linee guida, ma a elaborare riferimenti clinici che consentano alle donne percorsi adeguati. Tutto ciò a partire da un riconoscimento precoce della patologia.

Istituita quindi la commissione e già elaborati i requisiti per individuare i centri di riferimento dove saranno dirottati i vari casi. La scelta sarà poi fatta in base alla gravità della patologia.

Endometriosi

“La patologia si può controllare. Il mio invito – ha detto Candiani – è quello di stemperare le preoccupazioni che a volte sfociano in ‘terrorismo’ quando viene posta la diagnosi di endometriosi. È necessario fare cultura su questo tema. Ancora oggi infatti riscontriamo ritardi diagnostici o anche il ‘peregrinare’ delle donne fra diversi ginecologi prima di individuare quello che poi diagnostica la patologia”.

“Identificato il quadro endometriosico con un certo livello di complessità – ha concluso Sartori – è possibile indirizzare alcuni casi nei centri di riferimento che hanno competenze specifiche loro e complementari ad altre specialità. Qui si può trattare, nel migliore dei modi, anche grazie agli altri professionisti, il caso specifico particolarmente complesso”.

 

 

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