Il Ministero degli Affari Esteri a Villa Simonini
LAGO DI GARDA - Per celebrare gli 80 anni dalla Liberazione, pubblichiamo venti articoli di Bruno Festa che ripercorrono le vicende gardesane della Rsi, dall'arrivo di Mussolini a Gargnano alla Liberazione.
Villa Simonini a Salò, oggi Hotel Laurin: un edificio liberty con cornici, sculture, ringhiere in ferro battuto all’esterno. Vetrate ed affreschi di Cesare Bertolotti e Angelo Landi nei saloni.
Entrandovi, il 18 novembre 1943, il Sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri Serafino Mazzolini annotò nel suo diario: “Prima giornata di lavoro nel mio nuovo ufficio di Salò. Fa un freddo cane ed i locali sono scarsamente riscaldati”.
Un piccolo parco separava Villa Simonini dalla nuova strada, Viale Regina Margherita, costruita per favorire il passaggio del tram. Parallela a Viale Regina Margherita, pochi metri più in basso, corre la storica Via Cure del Lino, separata dal lago da una ininterrotta serie di residenze signorili. Molte di queste furono requisite per il personale del Ministero degli Affari Esteri con altre importanti requisizioni, tra le quali il collegio delle Orsoline, l’Albergo Roma e molto altro ancora, sia qui che nella vicina frazione di Barbarano. Da citare l’Albergo Spiaggia d’Oro e Palazzo Martinengo.
Dell’Albergo Metropoli in Salò parleremo più sotto.
Mazzolini fissò la sua residenza a Villa La Portesina, di Eugenio Bravi, sulla sponda del golfo di Salò, opposta al duomo, mentre venne requisita anche la Palazzina Leonesio, a metà collina in fronte al paese, in direzione delle Zette.

In Viale Regina Margherita si trovava Villa Anna, di proprietà dell’attore teatrale Luigi Almirante, zio di Giorgio, divenuto alto funzionario del Ministero della Cultura Popolare nel maggio 1944 e, dopo la guerra, Segretario Nazionale del Movimento Sociale Italiano.
Molti di questi edifici passarono di mano dopo la Liberazione, finendo per essere utilizzati dal Comando della Quinta Armata alleata, incluso il fabbricato delle scuole elementari, già sede della Agenzia di Stampa Stefani, la casa del Popolo (già del Fascio), l’edificio scolastico Cesare Battisti in via Trento e Trieste.
Luigi Villari scrive che a Salò e dintorni trovarono spazio le principali sezioni dell’Amministrazione degli Affari Esteri: il Gabinetto, le Direzioni Generali degli Affari Politici, Commerciali, Generali, Personale, Ufficio Amministrativo, Ragioneria.
A Venezia fu sistemato il cerimoniale ed ufficio di collegamento col Corpo Diplomatico accreditato presso la Rsi, trasferitosi in seguito a Bellagio sul lago di Como.
A Cadenabbia sullo stesso lago fu trasferita da Venezia in un secondo tempo la Direzione Generale degli Italiani e delle Scuole all’Estero.
A Milano fu trasferito negli ultimi tempi l’Ufficio Assistenza Internati Militari Italiani e Lavoratori Italiani in Germania e l’Archivio Storico-Diplomatico.
A Roma rimase l’ufficio stralcio, con un personale nominale di gran lunga superiore a quello del Nord.
Un Ufficio di Collegamento del Ministero degli Affari Esteri era operativo a Brescia, in Corso Magenta.
In un primo momento la zona prescelta per questo ed altri Ministeri pareva essere Vicenza ma quella zona non offriva possibilità di ospitare un così gran numero di persone e di mettere a disposizione un rilevante insieme di uffici e di locali. Si pensò quindi di distribuire i vari ministeri in centri diversi. Il Ministero degli Esteri, dopo avere preso in esame e scartato successivamente le località di Salsomaggiore e Brescia, si stabilì sul lago di Garda a pochi chilometri dalla residenza di Mussolini e dalle Ambasciate di Germania e del Giappone, ancora più vicine. La prima era a Villa Bassetti di Bornico mentre la seconda si stabilirà a Villa Ruhland di Gardone Riviera.
La sistemazione dei locali di Villa Simonini avvenne in breve tempo e a metà di novembre 1943 gli uffici erano in grado di lavorare.
L’operatività del Ministero Affari Esteri venne influenzata da due grandi situazioni: la ridotta presenza di personale e la natura eccezionale dei rapporti tra Rsi e Germania. Mussolini aveva assunto la titolarità del Ministero affidando le mansioni di Sottosegretario a Mazzolini al quale, dopo la morte avvenuta il 23 febbraio 1945 a causa del diabete, subentrò Filippo Anfuso, ambasciatore della Rsi a Berlino, che mantenne il doppio incarico: ambasciatore e Sottosegretario.
Attorno alla morte di Mazzolini nacquero insinuazioni e voci, inclusa l’ipotesi che fosse stato ucciso dai tedeschi mentre questi sostenevano che il Sottosegretario si fosse suicidato.
Alle esequie del diplomatico fu richiesta la presenza del “Battaglione Formazione” formato da una Compagnia Guardia al Duce e di una Compagnia della Decima Mas di Portese mentre la Presidenza del Consiglio decise di fare celebrare una cerimonia funebre il successivo 3 marzo, nel duomo di Salò.
A fine aprile, il 30 del mese, vennero perquisiti alcuni locali che ospitavano uffici e personale degli Affari Esteri al Collegio delle Orsoline, in piazzetta S. Antonio, a un centinaio di metri dall’Agenzia Stefani.
Il collegio delle Orsoline, in precedenza adibito a scuola, custodiva alcune casseforti del Ministero degli Affari Esteri e subito si volle accertare l’entità di denaro e di altri valori contenuti. L’ispezione fu affidata al pretore Di Giovanna che trovò denaro liquido, assegni bancari e francobolli per una dozzina di milioni di lire, oltre a documenti e registri di cassa. C’era anche un armadio con valori vari provenienti dal Ministero di Roma, un mitra con caricatore e altri armadi corazzati.
In un articolo de Il Giornale di Brescia del 23 maggio 1945 si leggeva che “a Salò, ultima capitale del governo repubblicano fascista di Mussolini è stata rinvenuta la seguente valuta: 10.000 dollari americani, 45.000 franchi svizzeri, 5 milioni e 71.000 lire italiane, 4 milioni e 569.000 franchi francesi, 29.000 marchi tedeschi e 75 sterline egiziane. Tutto il denaro rinvenuto è stato depositato a cura del Governo Militare Alleato della Quinta Armata presso la filiale di Brescia della Banca d’Italia”.
Singolare la destinazione che attendeva l’albergo Metropoli, nella piazza di fronte al Municipio del paese, a suo tempo requisito per conto del Ministero degli Affari Esteri ed occupato da alcuni funzionari. Il 6 maggio 1945 il CLN di Salò volle il Metropoli a disposizione con decorrenza immediata per la costituzione di un centro di internamento per i funzionari dell’ex Ministero degli Esteri.

In questo modo, quella che fino alla sera avanti era una struttura utilizzata come residenza venne trasformata in un distaccamento della prigione, almeno in apparenza più gradevole.
Per alcuni funzionari la prospettiva, però, fu rappresentata dal vero carcere mandamentale della cittadina nel quale il 4 maggio, due giorni dopo la resa tedesca in Italia, erano detenute 84 persone a fronte della capienza complessiva di cento.
Chi già soggiornava al Metropoli ma non doveva essere sottoposto a reclusione venne obbligato ad andarsene immediatamente.
A Salò, alla fine di aprile 1945, il vento di generale sbandamento aveva investito anche il Ministero degli Esteri. Vi furono, però, dirigenti che si preoccuparono di mettere in salvo l’ingente patrimonio archivistico. In assenza di ordini precisi, ciascuno era stato sollecitato a stare al proprio posto in attesa che la situazione si delineasse per poi consegnare tutto alle autorità legittime. Contemporaneamente si decideva di prendere contatto col CLN di Salò attraverso Monsignor Ferretti.
L’episodio più grave a Villa Simonini accadde il 2 maggio 1945, quando gli Alleati caricarono un camion di documenti. Un esposto presentato il giorno dopo dal maresciallo Maggiore dei Carabinieri Reali al Tenente Colonnello S. H. Robinson (Governatore Alleato della Provincia di Brescia), oltre che al CLNAI, al Ministero Affari Esteri e dell’Interno segnalò che nel pomeriggio del 2 maggio “un ufficiale americano, previa autorizzazione del Capitano Alberti (qui di stanza) si è recato nella sede centrale del Ministero degli Affari Esteri prelevando presso gli archivi del Gabinetto del Ministero, la Direzione Generale Affari politici e l’Ufficio Cifra, parte dei documenti. Detto ufficiale rilasciò al riguardo regolare ricevuta”, che è stata rintracciata negli archivi ma, pur confermando la sostanza del fatto, risulta in realtà piuttosto generica.
Annota infatti l’avvenuto prelievo di documenti e archivi del Gabinetto e della Direzione Generale degli Affari Politici del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica sociale italiana, nonché i materiali contenuti negli armadi dell’Ufficio Cifra.
Bruno Festa (b[email protected])

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