Sicurezza in montagna, considerazioni di una Guida Alpina

Spesso leggiamo commenti di condanna verso chi si è trovato in difficoltà in montagna ed ha avuto bisogno di soccorsi. Ma cos’è la sicurezza in montagna? Come si misura? E come si valuta il rischio? Ce ne parla Stefano Michelazzi.

Stefano Michelazzi, triestino d’origine e gardeasano d’adozione, è un alpinista e Guida alpina. Uno che la montagna la vive, la ama e la conosce. Con Gardapost collabora sui temi legati alla montagna e all’ambiente naturale. Oggi ci parla di sicurezza e valutazione del rischio in ambiente naturale.

 

La sicurezza in montagna

Spesso negli ultimi anni si legge di incidenti avvenuti in ambiente montano o per generalizzare un po’ di più, in ambiente naturale.

Le motivazioni possono essere di vario tipo e vario genere, per quanto ci è possibile rilevare attraverso i vari articoli che riportano le notizie.

Una causa piuttosto diffusa, appare la scarsa conoscenza dell’ambiente che si intende frequentare e di conseguenza, sia la pratica di comportamenti a rischio sia l’inadeguatezza dell’equipaggiamento necessario.

A gran voce sui social, si leggono commenti di condanna, commenti di “tuttologia” e ciò che appare piuttosto inquietante, soprattutto per chi l’ambiente naturale lo frequenta da moltissimi anni, è la mancanza di empatia che è sempre stata invece promotrice di mutuo soccorso ed alla base di un atteggiamento quasi fraterno tra i frequentatori.

Soprattutto si legge spessissimo, sia negli articoli stessi, sia negli svariati commenti un preciso termine: sicurezza.

 

Come si misura la “sicurezza” in montagna?

Ma cos’è questa “famigerata” sicurezza in montagna?

L’enciclopedia Treccani, riconosciuta ufficialmente per essere la più completa, così definisce questo termine: «La condizione che rende e fa sentire di essere esente da pericoli, o che dà la possibilità di prevenire, eliminare o rendere meno gravi danni, rischi, difficoltà, evenienze spiacevoli, e simili.»

Il vocabolario, sempre Treccani, sviluppa ancora di più questi concetti, inserendo poi dei riferimenti specifici ad una definizione, che si nota, risulta estremamente generica.

Ciò significa che, si deve applicare questo termine a qualcosa di concreto, altrimenti rimane lettera morta, una definizione assolutamente generica.

Questo porta a comprendere che, accostando due situazioni generiche come sicurezza e montagna (montagna è l’ambiente, non le attività che andremo a svolgerci), non si riuscirà mai a stabilire quali siano le regole (scritte o meno conta poco) ed i criteri di frequentazione che diano una garanzia importante di riuscita e soprattutto di riuscita senza incidenti. Escludendo ovviamente quelle che si possono definire fatalità ovvero rischi non calcolabili a priori.

La valutazione dello stato del rischio

Come professionisti dell’ambiente naturale, veniamo istruiti e ci aggiorniamo poi continuamente nella pratica di quello che viene definito: valutazione dello stato del rischio.

Saper valutare l’ambiente e le sue caratteristiche anche e soprattutto sulla base della propria esperienza, è ciò che permette di abbattere i rischi evidenti, limitando al massimo il fattore di rischio residuo ovvero quella parte di rischi incalcolabili a priori.

Facciamo un semplice esempio: cammino sul marciapiedi ed evito di essere investito. Allo stesso tempo sto attento a non investire io, qualche altro pedone o di sbattere contro ad un palo, poiché magari mi ero distratto a leggere un’insegna continuando però a camminare. Ma se il gatto della signora Rossi inavvertitamente rovescia una vaso dalla finestra che mi colpisce alla testa, ecco che malgrado tutte le mie attenzioni l’incidente si verifica comunque.

In ambiente naturale la valutazione dei diversi e possibili fattori di rischio è una pratica piuttosto complessa che aumenta in maniera proporzionale con l’aumentare delle difficoltà del percorso.

Non si può quindi parlare genericamente di sicurezza in montagna, perché esiste, soltanto se applichiamo questa teoria alle attività che intendiamo svolgere.

 

Esperienza, attrezzatura e altri fattori

La nostra esperienza personale è la base su cui dovremo stabilire quale percorso scegliere per la nostra escursione, quale abbigliamento sia il più consono, l’orario di partenza sulla base delle ore che si prevede dovremo essere in attività, soprattutto dopo aver consultato i bollettini meteorologici per garantirci, almeno parzialmente, una condizione meteo il più possibile stabile, i viveri che eventualmente saranno necessari e gli eventuali punti di appoggio che potremo incontrare lungo il cammino, ove esistano.

Entrando poi in ambiti ancora più specialistici tipo l’alpinismo, ecco che dovremo valutare anche le attrezzature adeguate e svariati altri fattori.

L’esperienza personale, avviene gradatamente, imparando dalle basi dell’attività che intendiamo svolgere, cominciando quindi dai percorsi più semplici che lascino ampio margine di valutazione dei rischi. E questo in ogni tipo di attività.

Una Guida Alpina sa bene che chiedere informazioni sul posto non è una vergogna, anzi è un arricchimento delle conoscenze personali sui possibili pericoli a cui potremmo andare incontro, a causa magari, di variazioni avvenute di recente e delle quali non siamo al corrente. Ne deriva che la mia esperienza personale aumenta anche grazie alle esperienze altrui. Ovviamente fattore assolutamente importante è chiedere a qualcuno che possiamo considerare credibile e non certo fidarci dei post sui social.

Uno dei maggiori problemi attuali sono proprio le trappole euristiche rappresentate dai social, dove nessuno vuole sentirsi meno di qualcun altro, anzi, e spesso sembra tutto molto facile ed alla portata di chiunque.

Allarmismi e condanne, poi, dettati da pseudo testate giornalistiche, e ve ne sono molte, non fanno altro che creare caos, al fine ultimo di guadagnare click e denaro.

Questi soggetti assolutamente esecrabili, possono e lo fanno, determinare due tipologie ben precise di situazione (altre sono molto più complesse per un articolo di giornale):

  • non andare
  • andare per sfida

La prima condizione crea una falsa percezione dell’ambiente, che risulta assolutamente ostile con conseguenze diversissime (non saranno prese in considerazione in quanto necessitano preventivamente di studi sociologici).

Si evita indubbiamente l’incidente di un certo tipo ma al contempo, si sponsorizza quell’addomesticamento dell’ambiente che poi, le stesse pseudo-testate, condannano per attirare altri lettori sensibili ad un argomento diverso. (ambientalismo, animalismo, ecc.)

La seconda è in grado di creare schiere di falsi eroi, pronti ad immolarsi all’altare della stupidità. Nel Credo del “Superuomo” falsamente Nietzschiano (oggi fortunatamente in fase di rivalutazione filosofica), si imbarcano in avventure delle quali non hanno nemmeno le basi per iniziare.

Ecco quindi che ci ritroviamo in un’epoca di estrema confusione dove, chi è preparato subisce spesso vessazioni da parte del solito “leone da tastiera”, informatissimo sulle baggianate della pseudo-testata, che segue tipo Bibbia, creando senza rendersene conto una contro-cultura nei confronti della fruizione dell’ambiente naturale.

Soluzioni?

Al momento non ve ne sono di rapide e sistemiche (forse bannando certi siti ma si andrebbe contro ad un libertà di opinione che non si può bannare in democrazia)..

La o meglio le soluzioni attuali per coloro che si rendano conto del malfunzionamento del sistema culturale, sono:

  • procedere per gradi. Anche se l’”amico del cuore” è più bravo.
  • chiedere sempre il consiglio o il supporto di un professionista.

 

Stefano Michelazzi, Guida Alpina – www.stefanomichelazzi.eu

Stefano Michelazzi in parete.

 

 

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