Aprile 1945, tedeschi in fuga
LAGO DI GARDA - Per celebrare gli 80 anni dalla Liberazione, pubblichiamo venti articoli di Bruno Festa che ripercorrono le vicende gardesane della Rsi, dall'arrivo di Mussolini a Gargnano alla Liberazione.
La fine di aprile 1945 sul Garda fu all’insegna del “si salvi chi può”.
Fu così anche per l’ultima autocolonna germanica che abbandonò il lago, partendo da Gargnano e indirizzandosi per la strada più breve, la Gardesana, verso Riva del Garda che apparteneva al Reich dal 10 settembre 1943.
Non erano i primi a percorrerla, ma furono gli ultimi.
Alcuni elementi utili alla ricostruzione di questa storia sono custoditi presso l’Archivio Comunale di Tremosine, a firma del vice presidente del CLN tremosinese, V. I. Cozzaglio.
Per integrare la vicenda, altri aspetti sono stati documentati in diversa maniera.
L’autocolonna, composta da circa 40 automezzi e da un’ottantina di militari, si era diretta da Gargnano verso Riva del Garda ma già all’altezza di Campione aveva trovato i primi ostacoli.
E che ostacoli…
Arrivati al Porto di Tremosine ci fu “il brillamento dei pozzi minati della Gardesana nei pressi di Campione” per cui all’autocolonna non restava altra via di ritirata che la strada Tignale – Vesio di Tremosine – Passo di Nota. Quell’esplosivo era stato posizionato da tedeschi fuggiti in precedenza.
Pertanto i militari tornarono sui loro passi, salendo verso Gardola di Tignale e proseguendo verso Prabione per poi imboccare la strada Tignalga.
La Resistenza di Tremosine si diede da fare e, raccontò Cozzaglio, “allo scopo di impedire il passaggio sul territorio comunale della divisione delle SS germaniche di stanza a Gargnano questo CLN effettuava il 28 aprile 1945 la demolizione del ponte in legno sul fiume San Michele in Valle di Tignalga”.
Il passaggio dei tedeschi era previsto per il giorno successivo quando, la sera, “la suddetta unità germanica che ancora disponeva di una quarantina di automezzi e di un notevole numero di armi automatiche pesanti, dopo circa due ore di combattimento a distanza con gli insorti tremosinesi si ritirava in Valle di Natù e l’indomani 30 aprile, abbandonati gli automezzi, prendeva la via dei monti per il Passo di Puria ed il Tremalzo, completamente disorganizzata e disfatta”.
Pertanto i militari, dopo avere fatto dietro front al porto di Campione, si erano trovati la strada sbarrata anche poco prima di giungere a Polzone di Tremosine.
Altro dietro front, quindi, e mezzi indirizzati verso la Valvestino su una strada militare della Grande Guerra.
La storia racconta che proseguirono poi verso i prati di Cima Rest e, all’altezza del “Pì del Caval” i militari fecero precipitare gli automezzi nella Valle del Valent dove, per decenni, i resti dei rottami sono stati bene visibili a chiunque vi si trovasse a passare.
Il transito da qui è testimoniato, nel concreto, anche dal ritrovamento di monetine tedesche, rumene, francesi e da un gran numero di bossoli e altro materiale rinvenuto pochi anni fa da alcuni appassionati recuperanti gardesani, che hanno dato vita al MU.RE. (Museo dei Recuperanti) in Via Benamati, a Toscolano Maderno.
Mistero sulla prosecuzione della vicenda: che strada hanno preso i militari ormai a piedi nella loro fuga?
Potevano scegliere tra due possibili direzioni.
La prima era puntare verso la Valle Sabbia, scendendo da Bocca di Valle, Monte Stino, Crone, Idro.
In alternativa potevano imboccare e percorrere la strada militare in quota tra i monti Tombea e Caplone che li avrebbe condotti sui monti di Tremosine, raggiungendo poi Passo Nota o Passo Tremalzo (che d’altronde costituivano l’iniziale opzione, dopo che avevano trovato la Gardesana interrotta) per raggiungere infine la terra trentina.
Non fu una bella avventura, oltre che per la guerra in corso, che finì tre giorni dopo (il 2 maggio) per le pessime condizioni meteo che avvolgevano in Garda in quei terribili giorni di fine aprile 1945.
Bruno Festa (b[email protected])
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