Milano, 18 anni fa lo schianto dell’aereo contro il Pirellone

MILANO - Era il 18 aprile 2002: un aereo da turismo si schiantò contro il Pirellone, provocando la morte di due dipendenti della Regione, Annamaria Rapetti e Alessandra Santonocito, e decine di feriti. Quest'anno, ovviamente, nessuna commemorazione pubblica.

Il 18 aprile 2002 un piccolo aereo da turismo si schiantò contro il Grattacielo Pirelli, causando 3 morti e 60 feriti.

L’Aereo Commander pilotato da Luigi Fasulo si schiantò alle 17.46 contro il 26esimo piano del grattacielo Pirelli, allora sede unica della Regione Lombardia. Dopo il devastante impatto si scatenò un vasto incendio che venne spento solo dopo alcune ore. una sessantina le persone rimaste ferite.

Il velivolo era decollato da Locarno. Dopo 25 minuti di volo si era collegato via radio con la torre di controllo di Linate per chiedere l’autorizzazione ad atterrare per poi segnalare un problema al carrello.

Gli inquirenti scartarono l’ipotesi dell’attentato, in un primo momento valutata anche per via delle suggestioni figlie dei tragici eventi dell’11 settembre 2001. Tra le altre congetture, il suicidio.

Poi a fine 2002, nella relazione d’inchiesta riguardo l’incidente, l’ANSV (Agenzia Nazionale per la Sicurezza al Volo) chiarì che la causa probabile dello schianto fosse da ricercare nell’incapacità del pilota di gestire in maniera adeguata la condotta della fase finale del volo in presenza di problematiche tecnicooperative e ambientali.

L’episodio è stato ricordato dal presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, con un post sulla sua pagina Facebook.

«Il maledetto Covid19 – prosegue Fontana ricordando la tragedia dell’aereo contro il Pirellone – non ci permette la tradizionale commemorazione pubblica, ma noi non dimentichiamo. Anzi, ricordiamo quella tragedia con ancora più forza. L’incidente sfregiò uno dei grattacieli simbolo di Milano e di tutta Europa, che però è tornato a splendere. Milano, la Lombardia e l’Italia sanno e sapranno ripartire. L’hanno dimostrato e lo dimostreranno ancora».

 

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