Da Siracusa a Venezia, fino alla Magnifica Patria: Lucia, una santa della fecondità

LAGO DI GARDA - L'origine della devozione per la santa più amata dai bambini. Il corpo di Lucia, santa siracusana, fu trafugato dai Veneziani e il suo culto si diffuse ovunque Venezia governava. Anche nella Magnifica Patria, sul Garda.

Domenica 13 dicembre 2020 si celebra il giorno di Santa Lucia, una festa cristiana che in alcune zona d’Italia è una specie di Natale anticipato, almeno per i bambini che dalla santa ricevono doni e dolciumi. Qual è la storia alla base di questa ricorrenza?

La scopriamo leggendo quanto scrive Giampietro Guiotto nel libro «Le feste bresciane», Grafo edizioni (info qui).

«Una “passione” medievale — che altro non è che l’agiografia di un santo martire — narra di una giovane siracusana, Lucia, martirizzata per la fede cristiana nel IV secolo. Il suo nome è una sorta di “sehnal”, poiché Lucia rimanda alla luce degli occhi e della mente, e non a caso Dante figuralmente fece di Lucia — “nimica di ciascun crudele”, dice il poeta — la Grazia illuminante di Dio.

Una tarda leggenda aggiunse alle pene del martirio della santa siracusana la privazione della vista: così viene poi rappresentata dagli artisti, mentre presenta sopra un bacile i propri occhi strappati. Siracusa conserva il primitivo loculo tombale di Lucia, sul quale sorse una chiesa basilicale, meta di pellegrinaggi e devozione particolare. Nel tempo in cui le reliquie ed i corpi dei santi avevano assunto una fascinazione irresistibile, perché ritenuti scudo e difesa certa contro ogni malanno e contro tutti i nemici, il corpo di Lucia fu trafugato dai Veneziani e portato nella città della Serenissima.

Qui sorse un tempio votivo grande e sfarzosamente illustrato dall’arte, ed il culto di Lucia si diffuse ovunque Venezia governava, sui mari ed in terraferma.

Nel Bresciano questo culto specifico iniziò a diffondersi capillarmente sul finire del XV secolo, quando il dominio di Venezia si fece certo e condiviso dalle popolazioni locali. Lucia fu accolta per quello che significa etimologicamente il suo nome, “luce, essere di luce”, a segnalare un Periodo dell’inverno in cui il dì si protrae più a lungo, per poi lasciare posto alle notti più prolungate del calendario annuale.

Su Lucia confluì e trovò nuova concretezza figurale la credenza folklorica del perenne combattimento tra i due principi della notte e del giorno, del male e del bene, dentro un dualismo fondamentale che cercava spiegare il male nel mondo.

Il 13 dicembre, festa della santa siracusano-veneziana, il dì resiste ancora alla notte un poco, prima di farsi corto, nell’attesa che la notte sia nuovamente sconfitta. Ma la cultura popolare inserì ben presto anche s. Lucia in un complesso sistema di funzioni a fondamento terapeutico o calendariale: così Lucia fu eletta come la protettrice della vista (in analogia/opposizione con la pena del suo martirio), ma anche come santa dei doni per i bambini, poiché la sua ricorrenza cade nel periodo delle “follie di dicembre”, in quel periodo cioè in cui, sospesi forzatamente i lavori dei campi, in attesa del ritorno della rinascita primaverile, la terra, improduttiva e quasi morta, gestisce comunque nel suo grembo i semi della vita che rinascerà, quasi fossero una promessa di fecondità.

I bambini incarnano concretamente questa idea di una fecondità ciclica e perennemente rinnovata, poiché anch’essi domani saranno uomini e donne, perpetuatori della comunità.»

Oggi la favola bella di Lucia e del suo asino divinante per la festa dei doni è tradizione bresciana e bergamasca, ambedue terre lungamente veneziane, dove nella notte del 13 dicembre si regalano doni ai bimbi.

 

I commenti sono chiusi.