Salò, in Consiglio la revoca della cittadinanza al duce

SALO' - Il gruppo del sindaco Francesco Cagnini presenterà una mozione che propone la revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini.

Se ne è parlato ieri, lunedì 17, nella riunione dei capigruppo, con la maggioranza che ha proposto di porre all’ordine del giorno del prossimo Consiglio comunale, in programma per mercoledì 26 febbraio, una mozione che chiede di annullare il decreto di conferimento del titolo di cittadino onorario al duce .

Si riaccende così il dibattito, in realtà mai sopito, sull’opportunità di recidere, con un atto simbolico del Consiglio comunale, quel legame con il fascismo che il nome Salò inevitabilmente evoca, associandolo nell’immaginario collettivo a uno dei periodi più nefasti della storia d’Italia, se non il più nefasto.

Il decreto di conferimento

Il decreto di conferimento della cittadinanza onoraria di Salò a Benito Mussolini è datato 23 maggio 1924. Non l’attribuì il Consiglio comunale, che, è bene ricordarlo, era stato sciolto, ma un commissario prefettizio.

Un decreto governativo del 1923, infatti, aveva abolito per l’intera penisola il funzionamento dei Consigli comunali. Quindi non ci fu nessuna votazione di assemblee rappresentative comunali né condivisione palese della cittadinanza. Fu una sorta di auto conferimento.

Il decreto di conferimento della cittadinanza a Benito Mussolini.

Mozione di revoca: i precedenti

Del decreto, rimasto chiuso e dimenticato nel faldone con le deliberazioni 1924-1927 per decenni, si tornò a parlare nel 2019, quando il consigliere del gruppo di minoranza Scelgo Salò Stefano Zane – nipote dell’ex sindaco Francesco, partigiano e senatore Dc – presentò una mozione chiedendo la revoca della cittadinanza come «gesto dal grande significato simbolico» dal parte del Consiglio comunale guidato dal sindaco Giampiero Cipani (ne avevamo scritto qui).

La richiesta fu portata una prima volta in Consiglio l’8 aprile 2019. Ma non fu votata. L’Amministrazione Cipani giudicò «pregiudiziale» l’iniziativa: «Siamo in campagna elettorale e il tema crea inutili tensioni. La questione sarà affrontata dopo le amministrative di maggio», disse il sindaco.

Così, dopo le elezioni, nel gennaio 2020, la mozione venne riproposta dalla nuova minoranza del gruppo Salò Futura, sottoscritta da Giovanni Ciato, Manuela Zaminato e dal giovane consigliere Francesco Cagnini, oggi primo cittadino. La mozione fu respinta con 14 voti contrari, e 3 favorevoli, i firmatari.

Le ragioni della maggioranza, che definì la mozione «strumentale e anacronistica», vennero illustrate dall’allora capogruppo Gualtiero Comini: «Quale sarebbe di fatto l’utilità di un provvedimento di questo genere? Quale beneficio, a distanza di 100 anni, ne trarrebbe la comunità salodiana?» (qui avevano pubblicato il documento diffuso dalla maggioranza del sindaco Giampiero Cipani, letto dal capogruppo Gualtiero Comini, a motivazione del diniego alla revoca). Mussolini rimase così cittadino onorario di Salò.

Ora la questione torna a galla. E certamente farà discutere.

Municipio blindatissimo, l’8 aprile 2019, quando in Consiglio comunale era all’ordine del giorno la mozione per revocare la cittadinanza onoraria a Mussolini.

La lettera aperta di quattro ex sindaci

Sulla questione della cittadinanza onoraria al duce, nel 2019 erano intervenuti anche quattro ex sindaci –Riccardo Marchioro, Giuseppe Mongiello, Giovanni Cigognetti e Barbara Botti – scrivendo una lettera aperta al Consiglio comunale di Salò (la puoi leggere qui).

«Oggi – scrissero – ci troviamo di fronte a una nuova scelta da compiere: cioè tra il confermare di fatto una onorificenza a chi ha legato Salò al nazifascismo, o revocarla nello spirito della Costituzione, con ciò sottolineando il proprio rifiuto di una ideologia che ha calpestato i diritti umani.

Confidiamo che il Consiglio comunale di Salò sappia assumere una decisione unanime e condivisa, senza tentennamenti, che renda omaggio alla democrazia e alle sue istituzioni. In ciò sta anche una lezione civica di alto significato etico: il rispetto, cioè, di un governo che persegue il confronto e decide per il bene comune».

Il faldone in cui è conservato il decreto di conferimento della cittadinanza.

 

 

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