Pippo, il bombardiere notturno che terrorizzò l’Italia

Quando "Pippo" arrivava di notte a bombardare nel territorio della Rsi. Il coprifuoco notturno e il ricordo di chi allora era bambino.

Il Pippo si può definire il simbolo di un periodo di storia italiana, gli anni dei bombardamenti sulle città italiane durante la seconda Guerra Mondiale, gli anni del terrore nella popolazione.

Chiamato anche Piero, Pierino, Orfanello, Giovannino, Ferroviere o Ciccio o’ ferroviere in base alla regione del testimone, questo bombardiere solitario che di notte attaccava qualsiasi luce che individuava è presente in ogni angolo della Penisola: il suo ricordo non è sempre chiaro, ma nella maggioranza delle occasioni prevale la paura.

Si trattava, secondo le testimonianze, di un velivolo notturno di origine inglese o americana, che sorvolando in solitudine città e campagne italiane andava a caccia di luci o altri bersagli improvvisati su cui sganciava qualche ordigno di piccolo calibro o praticava un breve mitragliamento, al fine di snervare la popolazione e non farla dormire.

 

Missioni speciali Night Intruder

Il Pippo, in realtà, non era un “lui”, ma un “loro”, perché non parliamo di un solo aereo notturno, ma di molte decine che operavano contemporaneamente dal tramonto all’alba.

Gli inglesi prima, e gli americani poi, idearono delle speciali missioni Night Intruder, durante le quali un certo numero di velivoli era inviato oltre le linee nemiche a colpire obiettivi specifici o bersagli d’opportunità.

Nell’estate del 1941 fu preparata, per la prima volta a Malta, un’operazione di disturbo notturno rivolta agli aeroporti siciliani. Fu solo nelle fasi finali della guerra nel nostro Paese che questo tipo di azioni si ampliò a tal punto da raggiungere l’apice.

Gli squadroni di aerei si addentravano in profondità nel territorio della Repubblica Sociale Italiana e colpivano sia obiettivi specifici, come scali merci ferroviari, radar, aeroporti, ponti, attraversamenti fluviali, che bersagli d’opportunità, cioè luci oppure ombre localizzate sul terreno sottostante.

Quando alcuni di questi bombardieri sganciavano le bombe su bersagli alternativi, si liberavano del carico sul terreno sottostante o persino quando colpivano l’obiettivo assegnato, la popolazione, all’oscuro dei piani militari, dava semplicemente la colpa al Pippo, che ormai era identificato con qualsiasi velivolo in volo durante la notte.

 

La testimonianza

“…il rumore dei motori di quell’aereo ti arrivava alle orecchie. Subito mia mamma andava a coprire con gli stracci ogni fonte luminosa, perché si diceva che il Pippo avrebbe sganciato il suo carico mortale se avesse scorto delle luci. A quel punto calava anche il silenzio in casa, nessuno parlava, e si aspettava, al buio, che il rombo dell’aereo svanisse…”.

Questa testimonianza è di un abitante di Toscolano-Maderno, ma lo stesso racconto potreste averlo sentito da un vostro parente o conoscente che ha vissuto quel periodo non solo nella zona del Garda ma in tutta Italia.

Soprattutto dopo l’insediamento della RSI sul territorio gardesano, venne istituito il coprifuoco notturno durante il quale tutti i paesi della zona si oscuravano completamente, cercando così di evitare possibili bombardamenti in zone quasi interamente abitate da civili.

Al suono della sirena antiaerea si cercava di coprire con degli stracci o lenzuola ogni fonte luminosa che potesse essere notata, poi non restava altro da fare se non aspettare, aspettare che l’aereo sorvolasse il territorio e se ne andasse.

Il Pippo rimane un ricordo indelebile anche per chi, in quegli anni, era poco più che un bambino, anche se non è da confondere o ritenere responsabile degli attacchi aerei, tristemente famosi, come quelli effettuati su Desenzano e Gavardo.

 

 

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