Comunità del Garda, i 70 anni della casa dei gardesani

LAGO DI GARDA - Era il 3 aprile 1955 quando al Casinò di Gardone Riviera si svolse l’assemblea costitutiva della Comunità del Garda. Traguardi raggiunti e obiettivi.

Buon compleanno Comunità del Garda. Sulla torta ci sono 70 candeline. Era il 3 aprile 1955 quando al Casinò di Gardone Riviera si svolse l’assemblea costitutiva del Comitato permanente di studio e coordinamento denominato Comunità del Garda.

A volerlo furono le Provincie di Brescia, Mantova, Trento e Verona (nel simbolo originario della Comunità c’erano il lago, un castello e quattro stelle, a rappresentare appunto le province fondatrici) che con lungimiranza intuirono la necessità di una casa comune per i gardesani, un luogo dove si potessero affrontare le questioni di un territorio unito nelle problematiche e nelle esigenze ma diviso in tanti livelli di governo.

«Si tratta – dice Pierlucio Ceresa, in Comunità dal 1979, dal 2001 come segretario generale – di un unicum nel panorama giuridico e istituzionale italiano, come scritto dal Consiglio di Stato, quando la Comunità del Garda ha ottenuto il riconoscimento giuridico con decreto del Presidente della Repubblica».

La sede della Comunità del Garda, a Salò.

 

Una governance unitaria per un’area amministrativamente divisa

Allora come oggi l’obiettivo è garantire una governance unitaria ad un’area che ha problemi omogenei – dalla gestione alla sicurezza delle acque, dalla mobilità alla promozione territoriale – ma che è divisa in tanti livelli di governo: «25 Comuni rivieraschi, altrettanti dell’entroterra, quattro Province, tre Regioni e una miriade di enti sovraccomunali. La Comunità – dice Ceresa – è il punto di incontro di tutti questi enti, dove la concertazione diventa operativa e fattiva».

Un esempio? «Il tema della mobilità. Fu la Comunità – ricorda Ceresa -, nel 1958, quando, dopo le macerie della guerra il Garda si avviava a diventare una delle aree a più alta vocazione turistica d’Italia e d’Europa, a sostenere le spese (65 milioni di lire, ndr) per l’acquisto del primo aliscafo del lago, la Freccia del Garda, allora simbolo di modernità». In questo senso l’ente ha precorso i tempi. Lo ha fatto anche per quanto riguarda la tutela delle acque.

Pierlucio Ceresa, segretario generale della Comunità del Garda.

La tutela ecologica del patrimonio idrico

Tra i temi che distinsero l’azione comunitaria nei primi decenni c’è quello della complessa questione della tutela ecologica del patrimonio idrico del lago. «Fu la Comunità – racconta Ceresa – ad affidare nel 1972, quando ancora non esisteva alcuna sensibilità verso le questioni ambientali, alla Italconsult Spa di Roma lo studio che diede avvio alla realizzazione dell’attuale sistema di depurazione».

Sotto la presidenza di Aventino Frau, l’istituzione diede sostanza al progetto globale gardesano di depurazione fognaria. Grazie a questa grande opera di «disinquinamento del Garda», come titolava la relazione tecnica del progetto, oggi il Benaco è uno dei bacini europei più in salute.

 

La sicurezza delle acque

Tra i risultati più significativi va annoverata anche la presenza in forma stabile della Guardia Costiera. Fu la Comunità che si adoperò, nel 1999, un anno dopo il naufragio durante una tempesta di una famiglia di turisti scozzesi (tre vittime: un uomo di 50 anni e i figli di 13 e 7), per portare anche in acque interne un presidio della Guardia Costiera. «Il servizio – dice Ceresa – coinvolge l’intero lago ed è un esempio di collaborazione virtuosa tra tre differenti livelli di governo: lo Stato che stanzia uomini e mezzi, le Regioni che pagano le spese logistico–organizzative e i Comuni, che tramite la Comunità si occupano del coordinamento amministrativo».

Attorno a questi e tanti altri progetti forti e condivisi la Comunità ha saputo, nei suoi primi 70 anni, creare adesione e consenso, fornendo al lago beni, infrastrutture e servizi. E se pur non si è giunti alla costituzione di quella «Regione del Garda» auspicata dai padri fondatori della Comunità, la stessa ha saputo dare concretezza all’identità comunitaria del lago e rispondere alle istanze del territorio.

un convegno organizzato dalla Comunità del Garda nel 1967.

 

Gelmini: “Ente strategico per superare le barriere amministrative”

Da dieci anni alla guida della Comunità c’è la senatrice Mariastella Gelmini. È il nono presidente dell’istituzione gardesana.  A lei va il merito di aver saputo creare attorno alla Comunità un rinnovato consenso rafforzando, con il rientro di tutti i Comuni, la compagine associativa dopo anni di scarsa coesione.

La presidente in questi anni ha lavorato per dare voce e forza a quella che lei chiama «l’area vasta del Garda», che vede il lago al centro ma che abbraccia gli interi territori di Brescia, Mantova, Trento e Verona.

«Oggi, settant’anni dopo la scelta lungimirante del 1955 – dice la sen. Gelmini – la Comunità continua ad essere un ente strategico, un tavolo unitario attorno al quale le istituzioni di un territorio di grande rilevanza socioeconomica come quello benacense possono affrontare insieme problemi e questioni che si pongono su più livelli, comunali, provinciali, regionali, nazionali ed europei. È l’unico organismo che può superare le barriere politico amministrative del territorio».

Oggi la Comunità è impegnata su più fronti strategici: tutela delle acque, mobilità e sicurezza, fino alla promozione culturale, con il recente accordo con Garda Musei per organizzare, dal 2026, di un festival d’area a cura di Giordano Bruno Guerri.

Mariastella Gelmini.

 

I presidenti della Comunità del Garda

  • Luigi Buffatti (1955-1967),
  • Aventino Frau (1967-1975),
  • Carlo Delaini (1975-1977),
  • Franco Todesco (1977-1996),
  • Adelio Zanelli (1996-2000),
  • Giuseppe Mongiello (2000-2005),
  • Aventino Frau (2005-2012)
  • Giorgio Passionelli (2012-2015)
  • Maristella Gelmini (dal 2015)

I segretari generali

  • Giovanni Dean (1955-1972)
  • Luigi Canepa (1972-1989)
  • Pietro Stefani (1989-2001)
  • Pierlucio Ceresa (dal 2001)
La storica cartina del lago della Comunità del Garda.

 

 

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