Un pranzo sul Garda da 40mila euro, per colpa di un cane
Un cane lasciato libero in un ristorante. Una caduta, con sospetto trauma cranico e femore rotto. Un episodio costato carissimo al ristoratore.
Siamo turisti da giornata, di quelli che scendono al Lago di Garda per prendersi un po’ di sole, un pranzo vista acqua e magari una foto finta spontanea con lo spritz.
Arriviamo al ristorante… e c’è un’ambulanza. Sì, proprio lì. Davanti ai tavolini. Atmosfera vacanziera interrotta dal blu lampeggiante e dalla barella.
Cosa era successo?
Un gruppo di clienti “rilassati” aveva lasciato girare liberamente un cane di grossa taglia, senza guinzaglio, come se fosse a casa sua e non in un ristorante affollato.
Il cane, esploratore entusiasta, ha fatto da mina vagante tra i tavoli, finché non ha fatto inciampare un’altra cliente che ha fatto un volo da manuale. Esito? Cane illeso e per la cliente sospetto trauma cranico e femore rotto. Rovina totale del weekend, della vacanza e del femore. In quest’ordine o ordine inverso per la cliente.
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Selezionate per te da Garda OutdoorsDopo parecchio tempo, in questi giorni siamo tornati in quel ristorante e abbiamo chiesto al gestore della cliente caduta. Mi racconta che quell’episodio gli è costato più di 40.000 euro, tra risarcimento e spese legali, dopo che la cliente ha vinto la causa.
E l’assicurazione RC? Niente. Nada. Nein.
Si è rifiutata di coprire il danno perché, secondo la sentenza – se anche la responsabilità primaria è del proprietario del cane, il gestore non ha fatto il necessario per evitare che accadessero comportamenti rischiosi.
Tradotto dal giuridichese: “Avresti dovuto impedirlo, quindi paghi pure tu.”
Ma non finisce lì. Nelle motivazioni della sentenza i giudici hanno aggiunto: “Anche se il cane fosse stato al guinzaglio, e avesse comunque creato una situazione pericolosa (tipo far inciampare qualcuno col guinzaglio stesso), il gestore resta co-responsabile se non interviene in modo diligente”.
Quindi sì: anche col guinzaglio sei nei guai, se fai finta di non vedere.
E come ciliegina su questa torta legale, per evitare conseguenze penali per “lesioni gravi aggravate per colpa grave” il gestore ha dovuto accettare un accordo extra-giudiziale con la controparte. Non ci ha detto quanto abbia dovuto ulteriormente sganciare, ma non dev’essere stata una mancia.
Morale?
Il tribunale ha detto chiaro e tondo: “Se tu, gestore del locale, avessi fatto rispettare le regole, il cane non sarebbe stato lì a fare danni”.
Adesso, fuori dal locale, c’è un cartello mega con scritto: “VIETATO L’INGRESSO AI CANI” grande almeno il doppio dell’insegna del ristorante.
Così, almeno, stavolta inciampano solo nella lettura del regolamento.
Lettera firmata
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